PUGLIA
SALENTO con le Torri d’Avvistamento Salentine
e…. passando, un po’ di ABRUZZO
°°°°°
dal 15 luglio al 14 agosto 2007
°°°°°
Siamo a metà luglio e proprio allorché stiamo per accendere i motori “scoppia” il caldo…. so già che vuol dire discutere col mio compagno di viaggio per il condizionatore che lui “sopporta” malamente!!
Il Salento con le sue Torri d’Avvistamento, obiettivo del viaggio, ci attende. Inseriremo nel nostro andare quei luoghi che ad oggi ci sono ancora sconosciuti e quelli che ci richiameranno per un ritorno.
Un balzo di 645 km. da Torino, nostro luogo di residenza e siamo in Abruzzo a
VILLA ROSA, una frazione di MARTINSICURO
Inusuale sistemazione: andiamo in campeggio!! Non ci accadeva da tempo immemorabile in Italia (al limite usufruiamo di aree di sosta), ma ci attendono gli amici Anna e Sergio. Loro, sono infatti gli artefici dell’ ”invito” a raggiungerli per una breve sosta, prima di dividerci per mete diverse e ritrovarci ancora, per qualche giorno, nella profonda Puglia. Il campeggio Adriatic è accogliente, silenzioso e gestito con estrema gentilezza dal proprietario che, fuori stagione, a circa 300 mt., dal campeggio stesso, allorché rimane chiuso, offre la possibilità di carico e scarico.
E’ da segnalare che ampi sono gli spazi di sosta sul lungomare a Villa Rosa ed anche a Martinsicuro, il suo Comune più a nord che non stacca dalla frazione in cui siamo. Il costo del parcheggio per i camper è di 3 euro al giorno ed una fontanella si trova al confine tra il comune di Martinsicuro con Villa Rosa sul lungomare: “prenotiamo” fin d’ora un posto per quando saremo sulla strada del ritorno.
Abbrustoliti dal primo sole nonché goduto della simpatica compagnia e cucina di Sonia e Luca, rispettivamente figlia e genero degli amici, che coi figli Federico e Riccardo stanno passando le loro ferie qui, nel primo pomeriggio del secondo giorno dal nostro arrivo, li salutiamo diretti ad
ASCOLI PICENO
La superstrada in una trentina di chilometri ci conduce al senso unico che la circonda, facendoci arrivare agevolmente in un parcheggio (nel quale i camper possono sostare anche in notturna a 3 euro) che si trova ad un centinaio di metri dall’ingresso del centro storico della città chiamata: “la città in travertino”. Appellativo assolutamente appropriato in quanto la parte storica, chiusa al traffico, dall’aspetto luminoso, armonioso ed elegante, dai palazzi del potere, alle chiese, alla pavimentazione delle piazze ed alle case del popolo, è tutta costruita in travertino.
Entriamo nella città vecchia da p.za Arringo, il cui nome deriva dal fatto che vi si tenevano gli arringhi: le adunanze di popolo. A delimitare i lati della piazza, perfettamente rettangolare, vi sono il Battistero, il Duomo, il Vescovado, il Palazzo Comunale, Palazzo Panichi, ora sede del Museo Archeologico, Palazzo Fonzi ed altre case di arte minore.
Dopo una fotografia sulle ampie “poltrone” in travertino, come già enunciato tutto il resto, che ornano il portale della Cattedrale di San Emidio, entriamo nel Duomo stesso con pianta a croce latina e tre navate ripartite da sei corposi pilastri ottagonali a sostegno delle ampie volte a crociera.
Fondata sul luogo di un'antica basilica è frutto di continui mutamenti architettonici: le parti più antiche pare risalgano all’VIII° secolo e le più recenti al secolo scorso; sono degne di nota: la Sagrestia, costruita nel 1420, la cui copertura é a crociera architravata da ricchi arredi lignei. Un gioiello di colonne anche marmoree è la cripta sottostante, risalente all'XI° secolo, in cui sono le spoglie di S. Emidio.
Il Battistero di S.Giovanni, si compone di due edifici ben distinti: più antico l’interno, più recente l’esterno. La cupola con tiburio ottagonale è abbellito sui lati da eleganti arcate trifore cieche.
Piazza del Popolo, “il loro salotto pubblico”, chiara, lucente di travertino, é dominata dalle maestose ed imponenti architetture del Palazzo dei Capitani e dalla Chiesa di San Francesco, delimitata dalla fastosa prospettiva scenografica degli armonici portici.
Splendida la piazza, lastricata così come i portici a colonne, sempre in travertino, che è stata sistemata nel 1507 dal governatore pontificio Raniero de' Ranieri. Il Palazzo dei Capitani del Popolo è stato sede del Comune dal 1400 al 1456 quindi residenza dei vari governatori, legati pontifici, prefetti, podestà che hanno fatto la storia della città.
La Chiesa di S. Francesco, a croce latina, la cui costruzione ebbe inizio nel 1238 e durò due secoli, si vuole sia stata eretta a ricordo della visita di San Francesco ad Ascoli nel 1215. La sua architettura è romanica e il travertino nudo e lucente evidenzia i tre magnifici portali gotici. Ottimo l’effetto scenico dei bei finestroni pure gotici, con gli avancorpi delle tribune, la cupola e le torri. La Sacrestia, dato il nostro orario di visita ci è stata preclusa e ci è spiaciuto un quanto un fedele ce l’aveva raccomandata per un Reliquiario, dono del papa ascolano Niccolò IV.
Consideriamo che la città è viva culturalmente dando un’occhiata ad un programma di spettacoli, esposto in una bacheca all’ingresso di piazza Arringo, che perdurano per tutta l’estate. A conforto, nelle due piazze, sono approntati dei palchi.
Usciamo da Ascoli Piceno non prima di essere finiti, per distrazione, nel pieno centro di prima cintura a quello storico, con le note viuzze strettissime, dove il camper, pareva si restringesse per adeguarvisi (siamo lunghi 7 metri oltre le biciclette appese). Il mio abile compagno, per sua fortuna, ha goduto anche del simpatico e spontaneo intervento di un negoziante, il quale, per agevolarlo in una impossibile manovra a destra, gli ha spalancato, vedendoci arrivare, entrambe le porte del proprio negozio per far si che passasse lo spigolo anteriore sinistro del camper!!
Arrivati in terreno sicuro, ci mettiamo alla ricerca degli inesistenti cartelli stradali (a pensare che al seguito, nella sua custodia, abbiamo un inutilizzato navigatore che magari sarebbe bene raggiungesse la sua postazione, in cabina!!) troviamo la statale per Teramo e poi la provinciale 81 che conduce a
CIVITELLA DEL TRONTO
Percorsa l’irta, dissestata e strettina, salita che porta alla cittadina, ci ritroviamo sulla collina a 645 metri di altitudine dove … non muove foglia: addio la speranza del fresco in collina! Sostiamo in un ampio parcheggio, a zero costo, a due curve dalla sommità della famosa Fortezza militare. E la sera saliamo, per la breve scala, al paese fortificato per godere del panorama notturno.
In mattinata successiva percorriamo il dedalo delle viuzze della città fortificata scoprendo la "Ruetta", una “via” a scalini che forma una “L”, dell’ampiezza di appena una cinquantina di centimetri che poi si restringe ancora e vuole essere, da una targa in loco, la via più stretta d'Italia.
Civitella data le sue origini all'VIII° secolo d.c., durante il periodo detto dell’ “incastellamento", ossia la tendenza delle popolazioni a trovare rifugio nei luoghi più aspri, riparati e quindi difendibili dalle frequenti invasioni barbariche. Tutta l'importanza storica del luogo risale alla scelta di collocare da queste parti il confine fra il nascente Stato della Chiesa ed il Regno di Napoli: cosa realizzata a fine secolo XIII° dagli Angioini. E la città è rimasta “borgo di frontiera” per due secoli.
Visitiamo la Fortezza (4 euro a persona), 500 metri di lunghezza per 25.000 mq. di superficie. Le notizie dicono che è stata costruita tra il 1564 e il 1576, durante la dominazione spagnola e poi rimaneggiata in epoche successive senza intaccare le mura perimetrali. Questa col connesso borgo, disposto parallelamente alla sua base, ebbero a subire innumerevoli assedi, quello però passato alla storia è l'ultimo, sostenuto contro l'esercito sardo-piemontese proteso al raggiungimento dell'Unità d'Italia, ai quali cedettero, dopo strenua resistenza, dopo ben 200 giorni di duro assedio, arrendendosi solo il 20 marzo 1861 e solamente dopo l'ordine impartito dal loro vecchio re Francesco II, già in esilio a Roma dal Papa. A vendetta i vincitori minarono e ridussero in rudere la Fortezza. Nel 1985, dopo anni di restauri, gestita dalla Coop. "Progetto Fortezza e Territorio" è tornata al suo antico splendore ed è visitabile tutti i giorni dell’anno.
La visita alla Fortezza affascina sia per la storia che per la posizione in cui si trova, e noi la camminiamo per circa tre ore, con un caldo esuberante: siamo sui 40 gradi e l’unico refrigerio è entrare nei luoghi chiusi. Benvenuti quindi la chiesa di San Giacomo, dove una bacheca con vari editti e lettere (anche di un brigante, che mi pento di non averla fotografata per ricordarla) fa riflettere parecchio e il Museo delle armi che, oltre ad esporre naturalmente armi, ha alcune divise militari dell’epoca. La calura, non ci ferma dal percorrere anche il “camminamento” del terzo ed ultimo piano (la sommità della collina) che conduce alla passerella del versante ovest. Se un tempo era luogo militarmente inattaccabile, oggi è, senza ombra di dubbio, dal punto di vista paesaggistico, il più suggestivo della visita.
Scendiamo la collina ma lo scenario della superba Fortezza che svetta col paese ai suoi piedi ci fa ancora arrestare… per farsi fotografare e poi ci avviamo verso la
PUGLIA
Un primo saluto va agli uliveti che hanno visto mio marito bambino a Torremaggiore e, traditi dai fichi non ancora maturi ma fatta incetta di profumato rosmarino, ci rechiamo a
SAN GIOVANNI ROTONDO
Siamo nel 2007, non vi eravamo più tornati dal tempo del nostro viaggio di nozze, in un lontano inizio di ottobre di tanti anni fa, compreso in un giro panoramico d’Italia per l’inesperta ragazzina di allora, che qui lo racconta. Allora San Pio era appena venuto a mancare da pochi giorni e le strutture ricettive non erano certo all’altezza dell’imponente e modernissima organizzazione attuale.
Seguendo le attente indicazioni saliamo verso il Santuario. Poco prima vi è un’ampia piazza, che scoprirò essere detta Anfiteatro, dove sono posti numerosi negozi, nonché l’ennesimo parcheggio (anche per camper) addirittura multipiano. Mentre il mio compagno accosta a lato, in un quasi inesistente traffico, data l’ora ormai pre-serale, scendo ed attacco bottone col proprietario dell’unico chiosco che vende generi alimentari, sulla piazza. Egli, gentilmente, ci offre di sostare accanto al suo baracchino, se pur gli spazi sono esclusivamente a disposizione dei dipendenti dell’organizzazione.
In mattinata, prima di recarci a rendere omaggio alle spoglie del Santo, dò un’occhiata ai negozietti della piazza e la mia attenzione è attratta da un cartello (appoggiato ad una siepe del modesto giardino che ingentilisce la struttura di nuova costruzione) che, semplicemente scritto a mano ed a firma dei commercianti stessi, oltre a dare il benvenuto agli ospiti, si comprende essere anche un atto di gratitudine al Santo per quanto a loro sta procurando.
Procediamo verso la via che conduce al Santuario, voluto dal Frate di Pietralcina, passando di fronte all’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” da lui fatto costruire con l’obolo dei fedeli. In fondo alla strada, sul lato sinistro, vi è una grande statua di San Pio opera di Francesco Messina, come sono opera sua le edicole bronzee della Via Crucis. Alla destra è il Convento dove è vissuto il Santo ed il Santuario. Entriamo nel convento e tutto parla del Santo anche in una esposizione dei suoi effetti strettamente personali che francamente non so quanto c’entrino con la fede, mi vien da considerare sia quasi una violazione della sua intimità. Nella cripta, a conferma della semplicità con cui è vissuto, sotto un semplice parallelepipedo di marmo, riposano le Sue spoglie.
Un saluto a Ciro, il nostro paladino, dal quale compriamo un fantastico pane proveniente da un vecchio forno a legna e procediamo verso
MONTE SANT’ANGELO
mentre il termometro non si smente segnando 42 gradi, che non calano neppure allorché arriviamo, in 25 km, alla sommità del Monte, a 847 mt. s.l.m.
Da una decina d’anni hanno ben sistemato la cima del monte, costruendovi un ampio parcheggio custodito notte e giorno (camper: 5 euro il giorno e 10 la notte, compreso carico e scarico) che offre una splendida vista sul golfo di Manfredonia e su tutta la valle circostante. Il Castello eretto dai Normanni, ampliato successivamente da Svevi, Aragonesi e Borboni, con la sua imponente mole, ad occupare la parte più alta dell’abitato, é pochi metri dal nostro camper che trova sosta in detto parcheggio.
Scendiamo al Santuario di S. Michele percorrendo le viuzze tra le vecchie, bianche, case con gli allegri banchetti di ogni cosa buona locale a far da cornice. Sono riusciti ad “inventare” anche i tarallini al pistacchio ed al limoncello: ottimi!
Varchiamo la cancellata del Santuario che si è sviluppato sulla Grotta ove è apparso l’Arcangelo. Oltrepassiamo il pregevole portale di accesso dai battenti fusi a Costantinopoli nel 1076, i quali raccontano, in 24 pannelli, scene del Vecchio e Nuovo Testamento, nonché l’Apparizione dell’Arcangelo. Discendiamo poi la lunga scalinata che conduce all’ingresso della Grotta dell’Apparizione dell’ Arcangelo Michele scavata nella roccia che, inutile dirlo, è sempre coinvolgente.
Risaliti al prosaico vivere la quotidianità passeggiando per le anguste stradine, siamo attratti da un’invogliante panetteria che ha anche ogni tipo di pizza e… regolarmente la compriamo, andando a mangiarla al nostro domicilio ancora calda, nonostante l’occhio cada sul termometro che segna 44,3° all’esterno e 38,7 all’interno!!
E’ un caldo asciutto ed il venticello, che fa danzare le tende, non li fa sentire neppure troppo… ci consoliamo!!
Decidiamo di impigrirci. Non abbandoniamo pertanto il luogo ameno come progettato e tiriamo l’ora della cena che ci vede seduti di fronte ad un fritto di pesce (e non solo) a chiacchierare coi proprietari del ristorante “Ristoro degli Angeli”, situato al limite del parcheggio. Il sole definitivamente tramontato lascia spazio al buio e la digestiva passeggiata ci offre la piacevole visione del Golfo di Manfredonia punteggiato da molteplici luci.
Al 6° giorno dalla partenza da Torino (e 1025 Km. percorsi) scendiamo da Monte Sant’Angelo, dalla ripida strada che conduce a Manfredonia in 10 km., ammirando sia il panorama delle case che lasciamo a monte, tutte bianche e perfettamente allineate parallelamente al versante del monte, nonché l’agglomerato urbano di Manfredonia nel golfo ed ancora giù, giù, fin dove la giornata limpida consente la visone a sud.
Seguiamo la provinciale che costeggia il mare fino a Barletta dalle ampie spiagge che c’ispira la fermata per il pranzo, col seguito di qualche ora di sole e bagno, dopo di che riprendiamo la via del sud, sempre per la provinciale.
Entriamo in Trani, ne percorriamo le vie cittadine e seguitiamo per
MOLFETTA
dove guadagniamo, dopo non poche giravolte, la via del caratteristico Porto Vecchio coi pescherecci a far da corona. Troviamo parcheggio proprio di fronte al Mercato Ittico, lungo la banchina posta alla sinistra del Duomo dedicato a San Corrado, dalle mura bianche di architettura romanica pugliese, costruito tra il XII° e XIII°, che si presenta nella sua veste migliore: dorato dal sole del tramonto e moltiplicato nello specchio di mare (tanto che scaricate le foto la sera, decido di porlo come sfondo sul mio pc). Sconsigliati a fermarci, come accade alle volte da queste parti, andiamo a farci un giro a
GIOVINAZZO
Azzecchiamo la sosta proprio di fronte La Cattedrale romanica tanto bella dal di fuori quanto deludente all’interno. Un gelato sulla piazza antistante a guardare la particolare fontana ed il via vai, nonché la squadra di calcio locale che si fa fotografare e, consultata l’ora già tarda per il vero (più da cena che non da gelato!!), andiamo a raggiungere la SS 16, la superstrada, che in breve tempo ci conduce a
fraz. CAPITOLO di MONOPOLI
all’area di sosta Millenium, a circa 100 metri dal mare. Il cortese gestore, Franco Fiume, ci sistema sotto l’ombra dei teli, che domani col caldo ci faranno molto comodo. L’area é tenuta ottimamente: ogni piazzola ha carico e scarico (comprese le nere). Il costo giornaliero oggi 21 luglio 2007 è di €. 15,00, compresa la luce. La spiaggia in sabbia non è molto grande ed affiorano scoglietti bassi, superatili, però, il mare è bellissimo.
Un po’ di relax dal venerdì sera alla domenica pomeriggio, e ci rimettiamo in marcia verso sud entrando sulla SS 379. Scegliamo di curiosare
SPECCHIOLLA
un paesino semplice che invita alla sosta. E ad invitarci sono proprio le persone del luogo, che ci suggeriscono di fermarci al porto, che altro non è che una minuscolissima insenatura dove all’ancora vi sono alcune barchette da pesca. Il motore cessa quindi il suo ronzio sull’annesso spiazzo, affacciato su un mare di scogliera a fior d’acqua e con una strada a senso unico (a traffico inesistente) a dividerlo dalle case che fronteggiano il mare (una fontanella è sullo spiazzo, altre nei pressi).
Sono circa le venti e dalla finestra del nostro camper osserviamo che deve essere d’uso venire qui a prendere il fresco prima di cena (che al sud si consuma in ora più tarda rispetto al nord), infatti giungono delle auto i cui occupanti, soprattutto persone adulte, scaricano delle seggioline, anche di tipo domestico, e s’accomodano… in modo salottiero. E noi? Ceniamo socializzando a finestra spalancata con diverse persone che cordialmente si fermano per salutarci…
All’inizio del nono giorno abbiamo percorso 1285 chilometri prendiamo la S.s. 379 in doppia corsia, con miriadi di oleandri a segnare il percorso, che dopo Brindisi diviene 618 e, all’altezza di Squinzano deviamo per Casalabate: siamo in
SALENTO
Per intenderci l’area geografica è compresa nella cosiddetta “soglia messapica”, tra Casalabate a nord di Lecce e Punta Prosciutto a nord-ovest di Porto Cesareo.
Il suo nome deriverà dal “re Sale”, mitico sovrano che governava le coste Ioniche? “Dal sale dei due mari”, Ionio e Adriatico? Dal “sale in zucca” della sua gente? Chi lo saprà mai?? Certo è che la Penisola Salentina fu abitata fin dall’età del bronzo e che a fermarsi in questa zona per primi furono i Messapi, provenienti dai Balcani e dalle Isole Egee, tra l’XI° e VI° sec. a. C. e con loro, dediti all’agricoltura, allevamento cavalli e ceramica sorsero le prime città. I Greci che colonizzarono l’Italia Meridionale, nello stesso periodo, non riuscirono a sottomettere i Messapi coi quali invece si allearono, allorché si profilò all’orizzonte il pericolo della conquista romana. Dal 300 al 250 a.C. coi Romani nacquero gli statuti, cambiò lo stile di architettura, arte, artigianato e vennero costruiti porti come quello di San Cataldo e Roca Vecchia. Alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) successero Bizantini, Longobardi, Svevi, Angioini, Aragonesi, ognuno lasciando la propria impronta. Verso la fine del 1400 iniziò il flagello del Mediterraneo: ovvero gli assalti dei pirati Saraceni, che per decenni saccheggiarono città e paesi tanto che il leggendario grido: “Mamma li turchi” é rimasto nella storia.
Fu in allora che Carlo V° pensò di proteggere le coste rendendo efficienti le torri di avvistamento preesistenti ed erigendone di nuove, andando così a creare un’ideale catena fortificata lungo la costa adriatica e ionica. Quattrocento dovrebbero essere state all’epoca, poche sono rimaste. E quelle andremo a scoprire, iniziando dal Salento Adriatico per finire al Salento Ionico.
Visto che proprio da Casalabate inizia il Salento, seguiamo la litoranea Salentina ed eccoci a
TORRE RINALDA
Siamo alla nostra prima Torre di Avvistamento e lì, proprio sotto, arrestiamo il nostro camper, quasi in riva mare, in uno di quegli angoli di mondo non colpiti dal turismo, se pure alle nostre spalle ci sono graziose casette. Mentre passeggio sul bagnasciuga incontro un bimbo che, orgoglioso, mi fa vedere un pesciolino appena pescato. Mi soffermo con lui e lo zio, pescatore, a discorrere un po’, quest’ultimo, tra l’altro, m’informa che è stato iniziato un restauro della Torre da alcuni anni anche nella speranza di accrescere l’interesse dei turisti, non solamente locali. Mi guardo intorno e, pur capendo le ragioni economiche, penso, dispiacendomene, che col passar del tempo vi saranno sempre meno luoghi incontaminati come quello in cui mi trovo. Pensiero che mi correrà infinite volte durante questo…andar per Torri. Anche qui varie le fontanelle di acqua rintracciabilissime.
Nello stesso pomeriggio proseguiamo il cammino verso le successive Torri. Ci vengono incontro tre Torri tutte troncopiramidali: Torre Specchia Ruggeri del 1568 che segna il confine tra Melendugno e Vergole, Torre San Foca ed infine i ruderi di Torre Roca Vecchia, sporta in mare su una lingua rocciosa a proteggere i ruderi dell’antica necropoli. Tutta questa zona è turistica per cui…filiamo via con l’intenzione di entrare in
OTRANTO
per rivedere la Cattedrale romanica dal bellissimo rosone e l’albero della vita in mosaico sulla sua pavimentazione. Sostiamo pertanto nell’ampio parcheggio (i sensi unici conducono facilmente il costo è 10 euro tutto il dì per i camper) ma la fantasia, dopo aver messo il naso fuori dal fresco abitacolo, ci passa subito: é caldissimo, afoso, nonostante sia pomeriggio inoltrato e c’è parecchia confusione. Decidiamo di riandare alla memoria dei ricordi e ci scordiamo del desiderio di visite cittadine che decidiamo bandite per queste vacanze, se il caldo perdurerà in questi termini.
Usciamo da Otranto seguendo l’indicazione Porto e dirigiamo a ZONA CAVO. Un’alta scogliera ed un panorama stupendo, regno dei pescatori e di chi sa nuotare ci accoglie. Sostiamo per cena e notte in compagnia di altri 4 camper. E la sera non mi sfugge lo scenario di luna e stelle che si tuffano a mare: uniche romantiche luci nel buio che avvolge.
La mattina scambio delle opinioni con un galante signore del luogo che, mentre la frequenta, “sorveglia” la scogliera a che venga ben tenuta, senza parteggiare per il Comune, che per altro bacchetta, né denigrando i camperisti che spesso vi sostano non comportandosi correttamente. Egli vuole, semplicemente, i luoghi vengano rispettati e protetti: come dargli torto? Un vero peccato, ci diciamo, noi si debba proseguire perché il discorrere si stava facendo interessante non vertendo ovviamente soltanto su lagnanze.
Il decimo giorno dalla partenza da Torino ci rivede lungo la litoranea sempre alla scoperta delle Torri Salentine.
La strada è un continuo, panoramico, sali e scendi. Alte falesie ci vengono incontro e Torre Minervino, un po’ crollata, ci appare nella stessa pietra calcarea delle falesie che fotografiamo e poi… via. Passiamo la turistica Porto Badisco e ci troviamo a Santa Cesarea Terme dove, lasciato il camper sulla bella piazzetta dall’elegante balconata sul verde ed il mare, andiamo a vedere da vicino le eclettiche forme arabe di Villa Sticchi che già si mostrano dalla provinciale. Ci fermiamo presso un carrettino che vende verdura e frutta. Fa un caldo pazzesco, il contadino è disperato: “la verdura, poveretta è moscia, moscia, asciugata dal calore, si tiene meglio la frutta”, ci dice. Lo aiutiamo a liberarsi delle sue derrate… acquistandone e, strada facendo, uno dopo l’altro, mi mangerò una quantità industriale di fichi deliziosi!!
Proseguiamo per qualche chilometro ed ecco la cilindrica Torre Miggiano che posta a lato del porticciolo, poggia su una caverna marina. Accanto la Torre vi è anche un grande parcheggio a pagamento dove è consentita la sosta ai camper. La panoramica costa è alta ed anche qui per chi ama i tuffi è luogo ideale. Seguitiamo con meta la
GROTTA ZINZULUSA
Lasciato il camper nel parcheggio affacciato sull’Adriatico, dal quale si accede alla Grotta, acquistiamo al botteghino il biglietto d’ingresso (3,50 euro a persona per 20 minuti di visita) e scendiamo la ripida scalinata fino all’ingresso a mare, in una bellissima insenatura, nella quale si sente spesso un tonfo: sono i bagnanti che dall’alto si tuffano nelle acque multicolori. La Zinzulusa prende il nome dalle numerose stalattiti e stalagmiti che ai primi pescatori apparvero come degli “zinzuli” appesi (straccetti in dialetto).
Essendo solo una chimera il nostro desiderio di trovare un angolo fresco dove pranzare, ci rinfreschiamo un poco viaggiando, mentre percorriamo la litoranea che conduce a Santa Maria di Leuca per arrestarci subito prima del ponte sul
FIORDO DEL CIOLO
col bellissimo panorama del fiordo che cola a picco in un mare dai colori fantastici e dove i bagnanti da una postazione, molto alta sulle rocce, allegramente vi si tuffano. Lì decidiamo finalmente di pranzare, la “seccatura” è che la temperatura segna ben 47 gradi all’esterno (e il sensore del termometro si trova sotto la mansarda… all’ombra). All’interno, se pur spalanchiamo tutto lo spalancabile (e di finestre ne abbiamo diverse), indica 41,7. Le lamiere del camper “bruciano” e l’acqua della doccia, che sta pescando da un serbatoio posto sotto il camper è inutilizzabile tanto è bollente!! Per adempiere alle nostre abluzioni dobbiamo ruotare la manopola affinché vada a pescare in quello interno. Menomale il frigorifero raffredda! Il melone acquistato qualche ora prima è fresco! Evitando di tragediare, “combattiamo” il caldo pranzando velocemente per subito riaccendere i motori… e l’aria condizionata.
Apprezziamo lo splendido panorama dell’alta e frastagliata costa negli ultimi chilometri che conducono alla punta estrema del tacco d’Italia. Ci fermiamo poco dopo a fotografare il sempre bell’impatto scenico del
FARO col Santuario DI SANTA MARIA DI LEUCA
per andare poi ad arrestare il camper nell’ampio piazzale di fronte al sagrato del Santuario, dal quale è offerta anche la visione sul porto, saturo di barche.
Affrontiamo il pieno sole delle 15,30 e, fingendo di non sentirne il calore, scattiamo fotografie. Qualche altro pazzo come noi c’è, ci scherziamo sopra, commentiamo, e andiamo con i nuovi compagni a “rinfrescarci” (senza essere irriverente) nel Santuario.
Dalla nostra città nordica, Torino, al tacco della Puglia, abbiamo percorso 1465 chilometri.
Seguiamo ancora la traccia delle Torri Salentine risalendo lo Ionio, con Torre Vado, collocata al porticciolo che, con la bella merlatura domina il borgo di pescatori; Torre Mozza, sul lungomare in pieno paese, circondata da autovetture e… ci giriamo intorno fuggendo dall’esistente caos.
Torre San Giovanni che ricorda l’assalto respinto dei Tuchi nel 1569, affacciata sul porticciolo tra le barche da pesca, chiude per ora la serie delle Torri. Tanto bella la zona ma troppo affollata per i nostri gusti: la costa bassa e sabbiosa richiama molte persone.
Dobbiamo ammettere con noi stessi che il caldo, fuori dalla norma, ci fa sentire la necessità di fermarci qualche giorno. Approvvigioniamo pertanto il frigorifero presso un grande magazzino di orto-frutta tra Melissano e Traviano, facendo incetta di un po’ di tutto e di più, e decidiamo di raggiungere gli amici Anna e Sergio che si trovano ora a
MANCAVERSA
Anna è nata in questo paese ed ha la casa natia proprio sulla piazza del paese occupata però da figlio, nuora, nipote e consuocera, per cui… alloggiano in camper, presso il confortevole campeggio: “Baia di Gallipoli”. Noi, invece, un po’ zingari, proviamo prima una sosta sulla bassa scogliera a nord del paese (dove è anche possibile far scendere le barche a mare) e poi, su loro indicazione, troviamo una “postazione da favola”, sistemati come siamo, a pochi metri dall’acqua, sempre su una bassa scogliera che scivola a mare con accanto una minuscola spiaggetta sabbiosa.
Alle nostre spalle vi sono delle casette bianchissime di elegante e sobria architettura, coi giardini fioriti abbelliti da qualche rigogliosa palma: tutte case nate abusive, costruite su terreno demaniale (come ne abbiamo viste e ne vedremo a iosa durante il viaggio). Queste ci dicono essere state condonate, molte però, qua e là, sono tuttora da condonare.
Mi piace rimarcare che il Comune affinché la scogliera resti pulita ha istituito un servizio di pulizia mattutina i cui responsabili sono dei giovanissimi che, alle 7,30 in punto, sacchetto nero in mano, la battono tutta.
La piccola spiaggia che forma insenatura tra gli scogli è chiamata “il canale delle donne” perché in un lontano passato erano solamente le donne a frequentarla e non è che indossassero il costume da bagno…sollevavano le lunghe gonne.
Come a Specchiolla anche qui ho l’impressione di non essere su una spiaggia ma… in un salotto: la gente s’incontra, conversa, ed è solamente gente del luogo, poca e piacevole, che socializza volentieri con una “straniera” raccontandole della loro vita.
Profittando dell’auto dei suddetti amici, scorrazziamo un po’ all’interno per i paesini attorno a dove siamo, con loro quali ciceroni attenti ed informati. Una mattina ci rechiamo a Taviano con la scusa del mercato ed in effetti vi andiamo ma… senza trascurare di andare a fare colazione in un posticino dislocato nei pressi, conosciuto ovviamente da loro, con il “pasticciotto”: un dolce delizioso farcito con cioccolato e crema che si consuma tiepido. E di questi ed altri prelibati dolcini… ci saturiamo!! Smaltiamo la sostanziosa colazione su una collina di Castelfranco con i nostri compagni ad illustrarci i paesi sottostanti giù fino a Gallipoli, affacciata sullo Ionio.
Passando per Taviano, noto che ci sono moltissime serre. La verdura infatti qui abbaonda , ma molte serre, grazie alle particolari condizioni climatiche, sono anche elette ad una intensa coltivazione di fiori che esportano pure all’estero: garofani e gladioli, i preferiti. E maestri sono stati i floricoltori sanremesi. Ecco perché Taviano é chiamato “il paese dei fiori”!
Nel tardo pomeriggio ci rechiamo a
GALLIPOLI
già magnogreca, frequentata già nella preistoria, e rimasta bizantina a lungo, cadde nelle mani dei normanni nel 1071 a cui seguirono svevi, angioini e aragonesi e fu perfino oggetto dei desideri di Venezia che pensò di conquistarla per gli scambi con il Levante. La città, riconosciuta fin dal ‘500 una tra le maggiori piazze commerciali d’Europa, soprattutto per il commercio dell’olio, continua ad esser fiorente ed è turisticamente affollata in questi giorni di fine luglio 2007.
La “città vecchia”, è attraente, la vediamo nella sua luce migliore: quella del tramonto che arrossa le mura fortificate, bagnate dal mare, col Castello che appare, all’imboccatura del ponte a collegarla alla città nuova. Scavalchiamo il ponte e scendiamo al pittoresco mercato del pesce (miscela di bancarelle colme di pescato con altre di oggettistica locale) che va a confinare col porto.
Entrare nel centro storico ed avere l’impressione di tuffarsi in un angolo d’oriente è tutt’uno: le case sono di foggia orientaleggiante, in tufo, rigorosamente dipinte di bianco ed adorne di balconcini e logge. E’ un piacere percorrere le sue viuzze: un fitto dedalo di vicoli che spesso offrono la vista di deliziose corti fiorite.
In via della Pace visitiamo la Cattedrale di S. Agata, a croce latina che impiegarono ben circa 70 anni a costruirla così com’è: bell’esempio di barocco leccese dall’esterno; mentre l’interno (per quel poco che si è potuto vedere in quanto è in restauro) è rinascimentale. Indisciplinata… vado comunque a sollevare un lembo di telone che nasconde il coro ligneo, dietro l’altare, in noce del XVIII°, fastosamente intarsiato, che mi ero prefissata di vedere.
Ceniamo a Taviano, rigorosamente a base di pesce, al ristorante S. Lucia, il cui proprietario mi consiglia di lasciare un posticino per lo “spumone”, un dolce gelato locale con mandorle sminuzzate all’interno: che la golosità mi si legga in volto?
Un cielo saturo di stelle con la luna piena a rispecchiare col suo chiarore il calmissimo mare ci accoglie allorché torniamo al nostro camper, sulla “nostra” postazione a Mancaversa. E così è ogni sera che ritorniamo dopo le nostre uscite serali.
Il “mondano” paese, festeggia Sant’Anna, la patrona, proprio nei giorni della nostra permanenza per cui ci ha sempre regalato spettacoli di vario genere. E così abbiamo assistito anche ad una strana processione, in occasione del giorno della festa della Santa, con la statua trasportata su una barca a fare il giro del paese, terminata con uno spettacolo pirotecnico.
Dopo cinque giorni di permanenza e sedicesimo di vacanza, lasciamo Mancaversa dirigendo verso nord, sempre lungo lo Ionio, per vedere ancora qualche Torre Salentina. La prima delle quali, la troviamo, ai margini di un parco acquatico, a nord di Gallipoli, in località Crocefisso: Torre Sabea, dalla particolarità di non avere aperture verso il mare.
Seguiamo per Santa Maria al Bagno, dove tra una lunga, nera, bassa e appuntita scogliera, particolarmente scenografica, c’è la Torre del Fiume o Quattro Colonne, così chiamata per il fatto che accanto sgorgavano acque dolci. Una sosta camper è nei pressi.
A Santa Caterina c’è la Torre dell’Alto che si vede da lontano in quanto sorge sulla sommità del dirupo Della Dannata, uno sperone in mezzo al mare. Ed in centro del paese vi è la Torre S. Caterina.
Dopo di ché… vista la clemenza del clima, mutiamo d’opinione circa le visite delle città e raggiungiamo
LECCE
L’area di sosta (via S. Oronzo Fuori le Mura n. 20, costo giornaliero 15 euro compresa luce) risulta essere custodita e confortevolissima. E’ a circa 3 km. dal centro ma vi è un servizio di bus agevole. Noi utilizzeremo le biciclette.
La mattina successiva inforcatele raggiungiamo in una ventina di minuti di pedalata il capoluogo del Salento.
Signorile, barocca e chiara nella sua pietra di calcare locale che lavorano ancora oggi, andiamo ad ispezionare la città nei suoi vicoli, piazzette ed archi corti che fanno la storia della gente.
Ed in Lecce, “città chiesa” (mi dicono, ne abbia 45), entriamo dai bastioni e dal Castello Aragonese. La prima tappa, d’obbligo è la piazza S. Oronzo dove la statua del Santo omonimo, patrono della città (in legno rivestita di rame), svetta su una colonna innalzata nel 1666 a ringraziamento per lo scampato pericolo della peste. Sulla stessa piazza si trova l’Anfiteatro del II° sec. d.C, in parte recuperato, e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie che, “impacchettata” per restauri, poco si fa vedere.
Proseguiamo per via Vittorio Emanuele, il corso dove avviene lo “struscio” cittadino. Arriviamo nell’elegante piazza del Duomo, detta anche “cortile del Vescovado”, dove il barocco leccese fa ampio sfoggio di sé e nel quale si affacciano: il Duomo, realizzato tra il 1659 ed il 1670 dalle due facciate, una più elegante, barocca, e la laterale, più semplice, le cui porte in bronzo sono state poste nell’anno del giubileo; il palazzo Vescovile, del 400 rimaneggiato nel 700: un capolavoro per l’arioso loggiato ad archi con la curiosità dell’orologio, uno dei primi di Lecce; infine il Seminario le cui finestre con loggia centrale a tre archi è di una leggiadria ineffabile.
In groppa alla bicicletta e via a vedere altro: la Basilica di S. Croce, in restauro, un bell’esempio di barocco Salentino, iniziata nel 1549 e ultimata un secolo e mezzo dopo ed il palazzo del Governo, ex convento dei Celestini Benedettini, occupato ora dall’Amministrazione Provinciale e dalla Prefettura. Infiliamo via Lambertini che, oltre ad essere suggestiva di per sé, é un tripudio di Chiese: Santa Teresa, S. Anna e Santo Rosario. Passiamo sotto la Porta Rudiae una delle porte della città vecchia, per il gusto di farlo e… ritorniamo all’interno del pedonale per gustare un cappuccino con “pasticciotto”.
Pedaliamo un po’ a caso per i vicoli (ed è esperienza da fare) capitando alla barocca chiesa di San Matteo. Proprio di fronte un negozietto è da curiosare in quanto si costruiscono statuette in cartapesta: una vera chicca! Torniamo all’area di sosta per un pranzo… ad ora di merenda.
Decidiamo quindi di tornare sull’Adriatico, a San Cataldo trascurata all’andata. Soffia un vento terribile, il mare è mosso, passeggiamo un po’ per le dune sabbiose ad osservare le onde e riempirci di salsedine… nonché di sabbia.
Per informazione, lungo le dune vi è possibilità di sostare col camper e le spiagge sono sabbiose e ampie.
Proseguiamo per Torre Chianca (rischiando di incastrarci nelle strette viuzze del minuscolo paesino steso sul lungomare) fino all’ampio parcheggio addossato alla spiaggia (nessun problema per parcheggio camper) con fontanella ed un piccolo negozietto.
Il luogo invita ad una fermata ma… i cavalloni imperversano con la sabbia che vuole entrare a tutti i costi in camper.
Breve consulto di coppia e… torniamo sullo Ionio, dove il vento dovrebbe essere di minor intensità. Per cui nuovamente a Lecce, una fermata a Leverato per rimpinguare il frigorifero, e scendiamo a Porto Cesareo arrestandoci, per puro caso (come al solito per andare a curiosare), alla sua propaggine verso sud a
LIDO LASTREA
Un angolo di mondo molto grazioso, in quanto il mare lì forma una lunga rada con la piccola penisola che si affaccia di fronte a noi. Un centinaio di metri, tutti camminabili con l’acqua cristallina alle ginocchia!!
Spento il motore ed essere accolti dagli astanti in modo festoso è tutt’uno. La sorpresa è piacevole, ci pare quasi un “ritorno a casa”!! Vari i convenevoli e vari gli inviti per l’aperitivo, difficile scegliere da chi andare senza offendere nessuno: accettiamo quello più vicino al nostro camper e ci troviamo seduti nel giardino dei proprietari di una delle tante casette, poste ad una decina di metri dalla riva (tenuta in modo famigliare, sulla quale gli abitanti lasciano delle seggiole a disposizione di chi vuol sedervisi). Anche qui tutte le case sono state costruite e…..poi condonate.
Nel dopo cena una festicciola con fisarmonica e canzoni, di fronte al nostro camper, viene improvvisata in nostro onore. E... se prima il sole era andato a tramontare offrendo la vista della penisoletta ed il mare della piccola rada, incendiati dai suoi rossastri raggi a diffondersi giù fino a Porto Cesareo ora, con un’atmosfera d’altri tempi, di gente che canta, balla e suona, per il semplice piacere di passare una serata in allegria, la scenografia circostante offre la visione di quest’ultimo paese punteggiato dall’illuminazione artificiale, il complice chiarore lunare a colpire le barchette leggermente dondolanti nella rada e le stelle a guardar giù…. E’ una serata da archiviare nell’album dei ricordi.
Oggi è il 1° agosto, ieri sera ci hanno detto che è possibile andare sulla penisola con l’auto: e se ci provassimo col camper?
Detto fatto! Con la libertà del costume da bagno camminiamo la lingua di terra in lungo e in largo: un’area protetta per fauna, flora e speci ittiche. Minute le spiaggette dall’acqua bassissima dal lato della rada, alta e frastagliatissima invece è la costa verso il mare aperto.
Non concorderanno certamente con me i locali che vorrebbero un turismo più incisivo sulla loro economia…. ma io, sono ben felice di aver incontrato, nelle due ore di passeggiata 5 o 6 persone!!..
C’è parecchio vento e la poca sabbia s’impegna ad entrare in camper facendoci desistere dal godere del tramonto da questo luogo. Torniamo al Lido più protetto dal vento… a fare un po’ di pulizia.
A proposito di pulizia, neo sgradevole, è che abbiamo constatato passeggiando sulla lingua di terra in mezzo al mare, l’inciviltà di qualcuno, anzi più di qualcuno, che non ha ancora imparato a portarsi a casa i sacchetti dell’immondizia e purtroppo ci accadrà spesso e volentieri, salendo, di riscontrare ancora tale inciviltà del tutto o quasi scomparsa più a sud e sul lato adriatico.
La “mania viaggerina”, come chiamo io il desiderio di cambiare luogo, non si fa sentire, per cui il dì successivo inforchiamo le biciclette e andiamo in qualche chilometro a
PORTO CESAREO
che, già abitata in età preistorica, si è sviluppata attorno alla Torre Cesarea sorta nel 1569. La Torre pur essendo posta sul mare, resta nel centro cittadino ed è ora occupata dalla Guardia di Finanza.
La cittadina allegra e ben tenuta, ha bei negozi che accampano firme prestigiose, ed i pescherecci che pullulano nel porto, sono una vista gradevolissima.
L’impressione è di essere in un elegante luogo di villeggiatura immerso nella semplicità. Un giro al mercato che oggi, giovedì, è il suo giorno, e vado ad acquistare l’occorrente per una zuppa di pesce, in una delle tante pescherie. Un passaggio poi da una panetteria-forno onde non perderci le “pucce”: i piccoli panini farciti di olive, oppure con tonno e pomodoro, o ancora cipolla e olive, o… quant’altro, a fantasia del fornaio e ritorniamo al camper (una fontanella che sta proprio sul lungomare entrando in Porto Cesareo provenendo da sud, altra è sotto la Torre).
Ci siamo forse persi qualcosa non prendendo la barchetta per “l’Isola dei Conigli” (che quando c’è bassa marea si può raggiungere anche a piedi, con poche centinaia di metri) ma avevamo dimenticato la catena per chiudere le nostre biciclette.
Depositati gli acquisti pedaliamo sempre sul lungomare verso sud per pochi minuti, raggiungendo Torre Squillace. Troncopiramidale, non restaurata e posta in posizione spettacolare, é maestosa con la scalinata a due rampe che conduce al primo piano. Altra rampa interna, alquanto malandata conduce al piano superiore, sulla cima, a godere della panoramica costa e di un mare dai colori incredibili che lambisce due minuscole isole lì…ai nostri piedi. Scendiamo, c’immergiamo nell’acqua cristallina e poi di corsa a preparare la zuppa di pesce. L’ora del pranzo? Non ha importanza… basta non guardare l’orologio, siamo o non siamo in vacanza!
Manco a dirlo nel dopo pranzo ci trasferiamo a
TORRE SQUILLACE
mettendo il nostro mezzo nel parcheggio, in terra battuta, che termina direttamente contro gli scoglietti bassi che vanno a formare un ansa di spiaggia dalla sabbia finissima e bianca. Come si fa a non essere invogliati ad inoltrarsi in un mare che consente di “controllare” la miriade di pesciolini che brillanti e curiosi sciamano nell’acqua cristallina? E poi… se si vogliono far impigrire i fornelli, una pizzeria (che cucina anche altro) si affaccia sullo spiazzo….
Come da altre parti pure in questo luogo il turismo è locale, proviene da Leverano o Copertino, che distano una decina di chilometri e molti di loro, qui hanno la loro seconda casa.
Camper come già detto, ne abbiamo visti pochissimi, ci stupiamo quindi allorché ne vediamo uno accanto al nostro, al ritorno da una lunga passeggiata sulla scogliera. Sono una simpatica giovane coppia: Simona e Mario, coi loro due piccini di due anni e mezzo, Fabrizio e 8 mesi Gloria. Con loro la sera decidiamo di andare a sentire la “pizzica”. Simona è informata: “la suonano e la ballano al Borgo degli Ulivi, un locale raggiungibile a piedi”, ci dice. Per cui…sotto eleganti gazebo ceniamo ottimamente a base di pesce e un po’ di tutto. La musica è trascinante, i ballerini, che sono gli stessi giovanissimi musicisti, sono trasportati dall’antica danza popolare in questi ultimi anni parecchio rivalutata. Si dispongono anche ad insegnarla a noi ed ad altri turisti, ma… è molto più difficile di quanto a prima vista possa apparire
Mi chiedo cosa sia più appagante nel gran viaggiare che facciamo noi che amiamo “l’abitar viaggiando”, se non un risveglio mattutino con la consapevolezza che facendo scorrere lo scuro della finestra apparirà un panorama indimenticabile per colori, luci e scenografia in genere. Ebbene la nostra sosta é tra quelle: mare che lambisce la sabbia bianca, la scura scogliera brillante al primo sole e, ad un centinaio di metri la Torre, un po’ in degrado e proprio per ciò affascinante nella sua possanza!
Però, però… il vento si sta alzando e quella “meravigliosa sabbia bianca” nominata poc’anzi, ha desiderio di infilarsi in ogni dove e di prepotenza s’infila. Accendiamo il motore e ci spostiamo, poco oltre, a
SANT’ISIDORO
per saggiare dapprima una spiaggetta nei pressi dello slargo che immette nel paese (adiacente all’allevamento di cozze) per poi spostarsi nel dopo pranzo, salutati i novelli amici che proseguono per il sud, proprio sotto la Torre S. Isidoro con altri, pochissimi, camper.
Un paio di metri ci separano dal mare che mostra ampie creste bianche e batte fragoroso sulla bassa scogliera, che però a noi non arriva, in quanto frenato dall’isoletta che stà nell’insenatura in cui siamo. Insenatura che termina con spiaggia sabbiosa.
Due sono i ristoranti proprio lì posizionati: scegliamo per la cena il “La Torre” con ampie vetrate, dalle quali si vedono le luci perdersi sulla costa (l’acqua per il carico è prendibile comodamente sulla piazzetta dove ci sono i giardini, in ogni caso carico e scarico, è fattibile presso l’agriturismo S.Lucia S.P. 112 Avretrana-Gallipoli che funziona anche da area di sosta).
Il vento non smette di soffiare, la sabbia vola per tutto il circondario, inutile soffermarsi in tale situazione. Abbandoniamo S. Isidoro per
COPERTINO
13 km., verso l’interno, ci separano dalla cittadina che fu normanna, sveva e divenne fiorente sotto gli angioini. Il Castello di struttura medievale, costruito tra il 1535-40, è totalmente restaurato ed ha un bel portale rinascimentale. Sono stati salvati alcuni affreschi pregevoli all’interno dei saloni e la cappella di San Marco, a lato dell’androne, ne è ancora ricca.
Ieri ed oggi, 5/6 agosto 2007, è la festa patronale, in serata sfilano pertanto i figuranti: gli abiti sono tutti appesi in un salone ed il chiacchierino custode, col quale abbiamo fatto amicizia, mi lascia andare a ficcare il naso e mi diverto da matti… per la macchina fotografica di mio marito, giocando ad appoggiarmi diversi costumi addosso!! Per la cronaca, il Castello é utilizzato per convegni, mostre e quant’altro.
Al patrono della città, San Giuseppe da Copertino, è intitolata la chiesa omonima di fronte alla casa i cui è nato. La vediamo poi scendiamo nuovamente a mare rimandando l’ora del pranzo.
Ecco, siamo all’ultima Torre Salentina: Torre Lapillo! Nell’omonimo paese. Accuratamente restaurata ha un’imponente scalinata con due archi a sorreggerla, e due stanze: l’una sopra l’altra (al momento non è visitabile). Tutto l’intorno è tenuto con la massima cura, addirittura vi sono grandi ciotole coi fiori ad ingentilire il vasto spazio su cui sorge.
Dal nostro punto di osservazione, mentre consumiamo in camper un fritto di pesce, acquistato dallo (spartano) ristorante lì accanto, non ci perdiamo la visione della costa a sud: Cesarea, Squillace, S.Isidoro. Scene che solo il camper, insisto a dire, può offrire ad oltranza, nell’intimità del proprio abitare.
E il vento soffia sempre… e la sabbia vola. E… voliamo via anche noi.
Vorremmo andare a Punta Prosciutto, ultimo baluardo del Salento, le forze dell’ordine però ci inibiscono il passaggio per la provinciale: vi è un incendio in corso. I camper non possono transitare a causa della strada stretta. Ti pareva non incappassimo in un incendio in Puglia? Purtroppo questo 2007 è drammatico per gli incendi e molti sono attualmente in corso in tutta la bassa Italia.
Facciamo pertanto… il giro dell’oca, e siamo alla restauratissima, Torre Colimena che si svolge su tre piani con importante scala d’accesso. Utilizzata per mostre e convegni, al momento ospita una mostra di ceramiche di Grottaglie abbinata al vino della zona. Acquistiamo un vino “primitivo”, dentro una bottiglia che pare un orcio allungato, tappata elegantemente con la ceralacca.
L’organizzatore, un professore d’arte, vista la mia curiosità per le torri d’avvistamento, ci conduce (deludendo altri visitatori estraniati) sù per i piani a vedere le stanzette, esclusa la balconata perché utilizzata, ancor ora, per la raccolta dell’acqua piovana. Incantevole, ovvio, la veduta dall’alto della costa e le campagne circostanti.
E il vento soffia…e la sabbia vola… E il Salento è finito… ed abbiamo visto pure una torre che non gli apparterrebbe.
Andare verso Taranto non c’ispira al momento. Facciamo la conta dei giorni che rimangono, vogliamo essere nella nostra casa in montagna per Ferragosto, per cui… si va verso l’Adriatico, direzione
MANDURIA
A Manduria arriviamo passando per strade deserte che accompagnano interminabili filari di viti: è infatti nota per la produzione del vino, oltre che per l’olio. Miki guida per il centro cittadino e qua e là scendiamo…. per far la sua conoscenza.
Vediamo quindi il palazzo Imperiali, costruito in carparo, una delle due varianti della pietra leccese, la più dura, che è stato eretto sopra i resti di un più vecchio castello: ha una splendida ringhiera in ferro battuto che attraversa l’intera facciata. La Chiesa Matrice, si vede da lontano, il campanile svetta alto sulle case nel suo stile romanico, rinascimentali i portali dell’epoca in cui è stata ristrutturata. Non cerchiamo altro, sta divenendo buio e troviamo un accogliente albergo per il nostro camper…. in un tranquillo viale tra le case.
Il 23° giorno dalla nostra partenza, ci vede svegli a cercare la Necropoli della città. Centrato il posto è però chiusa, per fortuna si vede da fuori (la recinzione è a vista) per cui ci accontentiamo di leggerne la storia. Negata ci è pure la possibilità di visitare, accanto le Mura, la Chiesa di San Cosimo, romanica e gotica, anch’essa sbarrata.
Seguiamo per Francavilla, (altra città messapica: sono in corso gli scavi), che attraversiamo nel suo pieno centro entrando da Porta della Croce. Con l’occasione del lento scorrere del traffico, osserviamo i palazzi gentilizi del '700 che s’affacciano e “sporgono” sul vicino, come ad Amsterdam “sporgono” i frontoni delle case (per farsi vedere). Poi…ci sorgerà il dubbio fosse zona inibita (!!), e ci pentiremo anche di non averle dedicato tempo per una visita.
Attraversata Ceglie arriviamo ad
OSTUNI
chiamata “la città bianca”, graziosissima nel biancore delle sue case. Un comodo parcheggio affacciato su Ostuni Marina, custodisce il nostro camper e non guasta la fontanella di ottima acqua per il pieno.
La ovviamente messapica Ostuni, stesa su tre colli, ha seguito tutte le sorti delle conquiste salentine e fa parte del comprensorio dei Trulli. Dal parcheggio saliamo alla piazza della Libertà, col Palazzo Municipale, la chiesetta dello Spirito Santo ed al centro la “Culonna”, l’obelisco su cui svetta la statua di S. Oronzo.
Il suggestivo borgo medievale dalle case tutte bianche ed abbarbicate, è un intrico di viuzze, archi e scalinate. E si sale… si sale, per la caratteristica via Cattedrale tra negozietti invitanti e profumi stuzzicanti allorché, come noi, la si percorre verso l’ora del pranzo.
Del settecentesco Monastero delle Carmelitane, ora sede del Museo delle Civiltà preclassiche della Murgia meridionale, e della Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, possiamo solamente ammirarne gli esterni in quanto… serrati sono gli ingressi. Bello è lo scorcio della Cattedrale, anch’essa inibita alla visita, che si mostra attraverso un arco, in fondo alla piazzetta, vivace di persone sedute per l’aperitivo nei dehorts dei bar circostanti.
Se non siamo caduti in tentazione in via Cattedrale all’andata… capitoliamo nel ritorno, gustando la miglior pizza di tutto il viaggio con l’aggiunta di frittini prelibati.
Completata la visita, non trascurando i vari vialetti, dalle prospettive alquanto suggestive, che stimolano lo scatto fotografico, ritorniamo sul mare depennando dall’itinerario la troppo affollata Marina di Ostuni.
Proseguiamo quindi per Torre Canne lungo la litoranea notando varie aree di sosta (quasi nulli i camper in sosta ed è l’8 di agosto!!). Le scansiamo anche noi perché, come ormai si è capito preferiamo (se c’ispira), la libertà della sosta libera.
Un po’ di sole su una spiaggia, strada facendo e poi, in pre-serata guadagniamo Sevelletri. La sistemazione (inutile dirlo…) fronte mare, accanto la chiesetta del paesino, grazioso borgo di pescatori (è c’è anche una fontanella). Davanti al camper una macelleria cucina fuori dal negozio degli spiedini: la cena ha già un ingrediente. E la mattina una signora parcheggia la sua auto proprio accanto a noi, apre la portiera posteriore e… compaiono le verdurine fresche del suo orto: più comodo di così!
Il nostro 24° giorno di vacanza ci vede ancora su una spiaggia poco a sud di Sevelletri poi, nel dopo pranzo, un balzo verso nord di 215 km. ci fa ritrovare all’inizio del Molise, tra Termoli e Petacciato, in libera su una lunghissima spiaggia finalmente di finissima sabbia, individuata passando sulla litoranea.
La gente di zona chiama il posto “Casello 28”, in richiamo al casello ferroviario. Siamo in 5 camper e di giorno arriva qualche bagnante con l’auto. E’ splendido guardare verso la spiaggia ed il mare ma… non bisogna voltar le spalle perché, purtroppo, si vedono le tracce dello scempio perpetrato a fine luglio, allorquando la costa del Gargano “bruciava” un po’ dappertutto, e bruciavano qui come altrove: pini marittimi, eucalipti, piantine di liquirizia e con loro la piccola fauna.
Passeggiando sul bagnasciuga della lunghissima spiaggia, verso Termoli, che per altro prosegue anche verso Petacciato, andiamo a scoprire oltre che l’argilla, della quale tutti si cospargono, l’ennesima torre chiamata: Torre Spaccata. La sensibilità ormai per la conservazione dei reperti storici, sta facendo sì che stiano restaurandola (accanto la Torre e casa cantoniera, c’è un area sosta camper).
Due giorni passano in quel luogo che certamente, sussurra la gente del posto, non durerà a lungo “libero”: Necessiterà pertanto tenerlo d’occhio per capire se, grazie all’incendio, tra un po’, non vi sarà un lido!! A meno che abbiano ad essere veritieri i buoni propositi di censire tutti i siti bruciati, sui quali non sarà possibile edificare o costruire lidi.
Riprendiamo a risalire lo Stivale lungo la SS. 16 prendendoci il piacere di entrare in alcuni paesi collocati lungo il mare, considerando pure le possibili soste col camper.
A Petacciato c’è un ampio parcheggio auto, su uno splendido mare e spiaggia sabbiosa, del quale una buona parte è riservata ai camperisti: si pagano 3 euro (non vi è acqua), sulla spiaggia ci sono le docce, anche calde: costo 1 euro. Fatto non trascurabile, all’inizio del parcheggio, vi è un ristorantino. Entriamo in San Salvo: c’é un area sosta camper a sud del lungomare, noi andremmo già al nord… dove qualche possibilità di libera c’è!!
Transitiamo per Casalbordino dove una vasta area è stata colpita da incendio. Sono segnate anche alcune case ed é impossibile non andare con la mente alle persone che han vissuto il dramma. Ci fermiamo per un pessimo caffè a Fossaccesi, che ha una vasta area a parcheggio su spiaggia ghiaiosa e, poco oltre, un area di sosta.
Stupore: il tempo si rannuvola!? Sono 27 giorni che godiamo solamente di giornate assolate! E si rannuvola tanto che quando arriviamo a Roseto degli Abruzzi non possiamo neppure scendere per il diluvio che si scatena, per cui pranziamo chiusi in camper, tra le palme sferzate dal vento ed un mare terribilmente imbronciato.
Ed eccoci nuovamente a Villa Rosa, frazione di Martinsicuro. Ci piazziamo nel posto “prenotato” qualche settimana fa: sul Lungomare Italia, in una delle piazzette (costo €.2,50, notte compresa), tra le palme ed i pini con la spiaggia oltre il retro del camper. Il tempo fa le bizze, è frescolino, le nuvole si sono date appuntamento a distruggere la sfilza di desideri che la notte di San Lorenzo dovrebbe elargire, “vedendo cader le stelle”.
Per l’anedottica è da dire che nel tardo pomeriggio del giorno successivo accade che, fato voglia, un maxi gelato vinca sul primitivo desiderio di cenare fuori. Ritornati quindi al camper, abbiamo la sorpresa di vedere due vigili, in paziente attesa accanto al nostro mezzo che, riconosciutici, cortesemente ci pregano di spostarci in una via limitrofa in quanto, proprio da dove noi siamo parcheggiati, partiranno i carri allegorici carnevaleschi estivi (tradizione del luogo), che in serata sfileranno sul lungomare. Che distratti a non vedere i cartelli informativi! Spostamento veloce, quindi, e poi ritorno per non perderci la sfilata.
Il dì seguente il sole torna a rispendere, ne facciamo incetta e utilizziamo pure verso sera la lunga ciclabile che da Martinsicuro corre fino ad Alba Adriatica. Pedalando, pedalando, incappiamo in una festa gestita dall’attiva Pro Loco di Villa Rosa.
Perché mai preoccuparmi di approntare la cena quando porchetta, rustichini, crocchette possono riempire i nostri piatti sui tavoloni approntati, ed al suono della musica anni ’60?
E’ il 13 agosto, ancora qualche ora di mare e poi è conveniente pensare in termini più consoni all’abbigliamento: eh sì, si torna verso casa e.. dovremo abituarci a ricoprire il nostro corpo!!
Nel pomeriggio inoltrato il muso del camper punta verso nord e poi, il giorno appresso, nord-ovest: Torino. Siamo partiti il 15 luglio, oggi è il 14 di agosto 2007 ed abbiamo percorso 3155 km.
Consolazione è che, se la scena sulle vacanze viaggerine ha chiuso i battenti, ci attende ancora un pezzetto di vacanza (prima della mia ripresa delle “fatiche” lavorative) da trascorre, come di consueto, tra i monti della Val di Susa, ad Oulx, non in camper, ma sempre vacanza sarà…
Concludendo…il caldo, tollerabile fino al momento della messa in moto del camper, esplodendo in un crescendo famelico fino al raggiungimento dei 47° tondi, tondi, ha indubbiamente un po’ condizionato le nostre scelte. Il vantaggio del camper però è che… ha le ruote, e se qualche occasione è stata persa, sicuramente ne abbiamo incrociata altra a compensarla.
Per aver effettuato questo viaggio in alta stagione, poco il turismo in genere, pochi i camper visti dopo l’Abruzzo, quasi nulli in Salento, esclusi nelle località più note, nelle quali, per altro, non pullulavano certo.
Non mi esprimo su questioni economiche legate al turismo che per varie ragioni non decolla e quest’anno meno che mai, non essendo questo il fine del mio racconto, certifico invece il piacere di aver viaggiato, in luoghi paesaggisticamente ancora e sempre spettacolari con la soddisfazione di aver incontrato gente che, pur avendo di molto modificato il proprio stile di vita dal mio ultimo passaggio approfondito in zona, parecchi anni fa, ha conservato la caratteristica dell’ospitalità, del ricevere chi nei loro luoghi va in visita. Ho riscontrato altresì il desiderio alla conservazione delle tradizioni popolari, manifestata con feste ed incontri culturali, maggior rispetto dei luoghi in termine di pulizia e non si parla più di abbandonare la terra natia. Il desiderio principe espresso da più persone, infatti, è restare e consolidare l’economia dei loro paesi e, dato che il mio vissuto è stato principalmente sulle coste, che queste ultime vengano al meglio sfruttate in attività legate al turismo, che contempla ed auspica nel novero, anche l’abitar viaggiando.
Torino, 13 Novembre 2007