PAESI CATARI FRANCESI

inoltre

 “Le sentieres des ocres”

ed il  “Colorado Provençal”  

 

dal 26 luglio al 14 agosto 2011-08-26

Percorsi circa 2100 chilomentri

       

Quest’anno la nostra vacanza estiva si svolgerà per la maggior la maggior parte nei Midi Pirenei. Avrà un itinerario mirato alla visita dei paesi catari e di quel periodo del Medioevo alquanto controverso, discusso e discutibile, ma molto intrigante, che li ha visti protagonisti. Strada facendo visiteremo anche “Le sentieres des ocres” a Roussillon ed il Colorado Provençal” a Rustrel.

Come sempre partirò con del materiale preparato, come sempre me ne procurerò dagli uffici turistici e, come sempre mi lascerò attrarre da qualche  nuovo libro!!

Dopo essere scesi a Torino dalla montagna a prendere il camper siamo poi ritornati ad Oulx, perché quella è la strada che percorreremo per valicare il confine...

Martedì 26 luglio

Data un’ultima innaffiata ai fiori davanti casa, prima di lasciarli in mani amiche, ci avviamo dai 1100 metri di Oulx verso Cesana … ed il sole lascia il posto ad una bella nuvolaglia proveniente dal colle del Monginevro!! A pensare che il tempo fino ad ora, contrariamente a come é stato in città, ci aveva regalato delle belle giornate.

Valicato il colle siamo in

Francia

Com’è tenebroso il forte Vauban quando arriviamo in prossimità di Briançon (1326 mt.) e qualche sporadica goccia di pioggia cade.

 

 

Nuvole, nuvole, affascinanti e di ogni colore accompagnano il nostro andare.

 

 

 

Oltrepassiamo Embrun ed a Savine le Lac facciamo sosta sul lago, dopo di che proseguiamo per

 SISTERON

L’ora di cena ci vede proprio sotto la Cittadella a due passi dal centro storico cittadino (in un punto sosta gratuito e con c/s a pagamento) .

 

 

Trovo sempre affascinante la montagna spaccata che sta al di là della Durance e che vediamo dal nostro camper.

 

 

Una passeggiata serale ci conduce nel desertico centro pedonale della vecchia Sisteron, le cui stradine hanno il canale raccogli acqua centrale ed i vicoli presentano scalinate.

Innumerevoli sono i ristoranti e i bar, vuoti, coi baristi e camerieri all'esterno dei locali, quasi a volersi sincerare della mancanza di possibile clientela.

Giungiamo alla romanica Cattedrale Notre Dame (ovviamente chiusa data l'ora) ed una fuga strategica ci viene consigliata dalle gocce di pioggia che iniziano a cadere copiose.

Chilometri percorsi da Torino 240

Mercoledì 27 luglio

Ci svegliamo con nuvole basse e  pioggia persistente. Il termometro ci segnala che fuori ci sono tredici gradi. Indifferenti, o incoscienti (!!), facciamo ugualmente una passeggiata nel centro.

Il ritrovarci infraciditi però ci rende consapevoli che é bene che il programma di viaggio venga mutato. Non si possono certo andare a vedere i campi di lavanda a Sault, o passeggiare per il Colorado Provençal e “Le sentieres des ocres”, col diluvio che non accenna a diminuire

Infiliamo quindi l'autostrada, col tergicristalli che fatica a smaltire la pioggia che si deposita sul parabrezza, e tiriamo dritti. Ad Aix-en-Provence finalmente, smette di piovere ed una ridda di nuvole spettacolari si mostra.

 

 

Il sole timidamente fa la sua comparsa e poi si consolida definitivamente. Ad Arles lasciamo l'autostrada, vogliamo attraversare con calma la Camargue, se pur non intendiamo fermarci (conoscendola). 

A proposito di Arles, mi domando se sarà ancora abituale, il giorno di pasquetta, “lanciare” le uova addosso alle persone per poi avvicinarle furtivamente e strofinare sulle uova spiaccicate della farina?? Ci  é accaduto tanti anni fa di vedere la curiosa scena ripetuta più volte e, con nostra figlia poco più che ragazzina, di scansarne i tiri.

Proseguiamo per Aigues Mortes che per quanto è bella, meriterebbe almeno una passeggiata (ma siamo ad inizio viaggio e … dobbiamo andare a vedere cose nuove). Siamo nella zona delle saline e pensando al “fleur de sel”, così si chiama il bel colore rosato delle saline in questo periodo, costeggiamo l' Etang de Mauguio” per un buon tratto, fermandoci ogni tanto per vedere i fenicotteri e notiamo dei colorati battelli che portano in visita i turisti.

 

 

 

 

 

Scansiamo Montpellier e giungiamo a Sète dove ci vuole una pazienza infinita ed abilità di guida idem per attraversarla, per com’è caotica. Fiancheggiamo il Bassin de Tau e troviamo un’area sosta camper gratuita (c/s a pagamento) comoda al mare, ma non c’è posto. E' pomeriggio inoltrato quindi è difficile trovarlo, e non lo troviamo neppure in altra più avanti.

Normalmente ci fermeremmo in libera, però lo facciamo solamente dove le zone c'ispirano: questa non è tra quelle. Ci sono notizie di “gasamenti” notturni ed é accaduto anche ad una persona di famiglia qualche anno fa. Arrivati a Vias, e cenato in un posticino non male, anche se abbiamo gli allarmi antigas a bordo, entriamo in campeggio: €. 15 per la notte, senza ricevuta, né, guarda caso, deposito generalità e targa camper, per cui, volutamente, dimentico d’indicare il nome del campeggio.

Oggi percorsi 319 chilometri

Giovedì 28 luglio

Risveglio e messa in moto.

Panoramica e strettina la strada che sale sulle colline e poi scende su Narbonne plage, un paese tutto nuovo con una bella ed ampia spiaggia (ed un bel campeggio municipale che vediamo passando). Altrettanto bella quella della vicina S. Pierre (che ha un'area sosta camper). Assolutamente da potersi fermare, però noi vogliamo fermarci un paio di giorni e desideriamo essere più immersi nella natura.

Invertita la marcia, puntiamo su Gruissan. Scartiamo un'area, anche questa con ampia e bella spiaggia (10 euro al dì), perché non ha neppure un albero, ed i camper sono allineati da sembrare un raduno di camper!!

Facciamo ancora un tratto e, visibile dalla strada all'inizio di Gruissan, sull'Etang di Mateille, troviamo un'area che porta lo stesso nome, e che risponde ai requisiti da noi desiderati.  Costo giornaliero €.7,50, con la corrente €. 9,00 (però le prese non coprono tutti i posti), doccia e servizi igienici, ovviamente c/s. Il giornaliero é usufruibile anche presso le altre due aree sempre municipali di Gruissan: al porto ed alla spiaggia degli Chalet. Un Supermarché é a duecento metri ed un parco acquatico sta di fronte al supermercato.

Oggi percorsi 81 chilometri

All’area ci sono degli alberelli e se pur ci sono diversi camper, non si ha l'impressione dell'intruppamento. Si affaccia su uno dei tanti laghetti salati di zona, con ampi spazi di natura incontaminata dove, poco oltre, c'é il mare aperto. Ci sistemiamo a bordo spiaggia del grazioso lago salato e ci spaparanziamo al sole al riparo del camper perché c’è vento, non forte ma c'é.

Proprio per le caratteristiche del vento (dal più al meno c’è sempre), sia nei laghi che in mare aperto, queste zone, come più a sud, sono meta di appassionati surfisti di ogni genere, da quello a vela al moderno traino con l'aquilone.

Il mio consorte li guarda col rammarico di aver lasciato a casa il suo,  dato il programma di viaggio soprattutto in zone interne. Egoisticamente io invece sono contenta, così evito di fare “la vedetta lombarda” mentre attendo il suo ritorno: l’ho già fatta spesso in passato.

La Gruissan vecchia é un paese costruito in modo circolare attorno ad una piccola collina sormontata da un castello fortificato, 35 metri sopra il livello del mare. Dell'antica edificazione resta unicamente la Tour Barberousse, costruita nel duecento per sorvegliare i dintorni di Narbonne.

 

 

 

Saliamo sulla torre e la vista è su tutto il paese, ma saltano subito all’occhio i laghetti.

 

 

 

E c'é la Gruissan nuova col suo porticciolo, costruita con garbo ed eleganza.

 

 

 

All'area faremo amicizia con Rosanna e Piero che, caso vuole, siano i proprietari dell'unico camper italiano in tutta l'area sosta e noi si vada ad occupare un posto vacante proprio accanto. Sarà simpatico trascorre un fine settimana con loro che conoscono tutto di Gruissan e dintorni. Si sono innamorati del posto ed é la settima volta che ci tornano di passaggio dai loro viaggi francesi o spagnoli. Ci condurranno a fare acquisti di cozze (in capo al mondo) e c’indicheranno dove comperare, al variopinto mercato (presso una rosticceria volante come usa da queste parti), la miglior paella che mangeremo in tutto il viaggio.

 

 

Al mercato, curioso sarà osservare una signora che sceglie, uno ad uno, i fagiolini!!

 

 

Con Rosanna e Piero pedaleremo un bel numero di chilometri… Ci faranno vedere, tra l’altro, l’ex  borgo di pescatori che s'affaccia sul mare e che ha la particolarità di essere costituito da circa 1300 chalet, tutti costruiti su palafitte. Costruzioni che risalgono ad una pratica di molti secoli or sono, diffusasi però nel XIX° secolo come rifugio per i pescatori ed in seguito come seconde case, principalmente frequentate dagli abitanti di Carcassonne e Narbonne. 

 

 

Sul bagnasciuga delle spiagge dei laghetti salati é facile vedere persone alla ricerca di vongole, ma a riva se ne trovano pochine. Piero, con l’esperienza degli anni, si è fatto costruire da un fabbro un cestello in acciaio a pettine, al quale ha applicato un bastone che gli consente di “dragare” il mare più profondo. La sua fatica è sempre premiata da ricchi bottini di vongole ed altri tipi di molluschi. Ce ne donerà, ma impresterà anche a Miki il cestello affinché possa cimentarsi a sua volta.

 

       

La sera prima della nostra partenza assistiamo ad uno spettacolo pirotecnico offerto dal comune che, ogni giorno, nella stagione estiva, organizza qualche manifestazione.

 

 

 

Ma viene il momento d’iniziare il percorso che ci porterà nei

Paesi e castelli medioevali in quella parte dell'Occitania

che ha visto protagonisti i catari per alcuni secoli

Castelli che però poco o nulla hanno ancora delle originali costruzioni catare, essendo stati  ampiamente rimaneggiati e trasformati dalla Corona di Francia, dopo il 1250, in fortezze a difesa della zona dei Pirenei da possibili sconfinamenti dei regni spagnoli limitrofi.

I catari o albigesi, come vengono anche chiamati dal nome della cittadina di Albi (dove, nei suoi pressi, si é tenuto il primo grande incontro dei catari), saranno termini e compagni di viaggio costanti nel nostro peregrinare di questi giorni nei territori che li hanno visti perseguitati e martiri, per non aver voluto abiurare la loro religione.

Sintetizzando e spigolando sui catari .....

I catari furono i seguaci di un movimento religioso ereticale sorto intorno al XII° secolo in Occitania. Il termine cataro deriva dal greco katharos, il cui significato sta per “puro”. Si diffusero nelle regioni della Linguadoca-Rossiglione e, ad Albi, Carcassonne e Tolosa, insediarono delle loro chiese. Tolosa si fece promotrice anche di un importante Concilio cataro: a Saint-Félix de Lauragais. I principali castelli catari nel Linguadoca-Rossiglione erano Montségur, Puivert, Puilaurens, Queribus, Peyrepertuse e Lastours.

la religione catara é una sorta di cristianesimo dualistico che pensa  d'incarnare la vera chiesa di Dio. Per loro ci sono due creazioni: quella del Bene, opera di Dio e quella del Male, del Nulla, del modo visibile, del tempo.

Due creazioni e due principi che si ritrovano nell'uomo: la sua anima eterna é rinchiusa nella prigione carnale costituita dal corpo. Per loro il Cristo non venne in terra per riscattare l'uomo dal peccato originale, ma per rivelargli la via della salvezza che permetterà alle anime traviate dal Male di reintegrare il Regno di Dio. Questa via é costituita dal Battesimo dello Spirito: il solo sacramento praticato dai catari e conferito da Gesù agli apostoli. L'unica preghiera catara é il Pater.

I catari respingono l'eucarestia ed il simbolo della Croce, espressione di un supplizio “supposto”. Rifiutano ugualmente il principio del libero arbitrio: l'uomo non può scegliere tra il Bene e il Male, quindi tutte le anime, create in un numero finito, sono chiamate a conoscere, un giorno, la salvezza eterna.

I catari, dunque, non accettano l'idea di un giudizio finale e di un inferno eterno. Per guadagnare la “patria celeste”, un'anima deve essere pura, dunque liberata dal Male tramite il Battesimo. Se non é stata liberata, o se non lo é stata sufficientemente, si reincarnerà in una nuova “tunica di pelle”.

Per i catari i veri peccati sono quelli che colpiscono l'anima, quelli condannati da Cristo nel sermone della Montagna: omicidio, adulterio, furto, giuramento e bestemmia.

Priva di autorità suprema, la Chiesa catara ha delle strutture flessibili. Si compone di vescovadi che in realtà coincidono con settori geografici, ed ognuno é diretto da un vescovo accompagnato da un Figlio Maggiore, suo successore designato, e da un Figlio Minore, successore del Figlio Maggiore.

Il vescovo é un “perfetto tra i perfetti”, nominato dai suoi pari.

Il “perfetto” o “Buon Cristiano”, ha ricevuto il battesimo, detto “consolament”, e si é impegnato a non cadere più nel peccato. E' diventato così sacerdote della Chiesa catara e può, a sua volta, somministrare il consolament.

Il Buon Cristiano ha, inoltre, pronunciato i voti di ordine monastico. Egli rifiuta di consumare qualsiasi cibo d'origine animale, tranne il pesce (in allora non si sapeva ancora che si riproducessero con l’atto sessuale), si obbliga al digiuno e rinuncia ai rapporti sessuali. S'impegna a vivere in comunità ed a spostarsi accompagnato dal suo socius, un altro perfetto. Vi sono anche donne “perfette”.

Il “perfetto” deve lavorare. Lo fa negli atelier di cui dispone ogni casa catara: quasi tutti sono tessitori di lana prodotta in gran quantità nelle zone catare, tant'é che “il cataro” é inteso anche come “tessitore” di idee.

La proprietà privata era rifiutata come elemento del mondo materiale. I "perfetti" non potevano avere alcuna proprietà individuale.

I catari godevano di una certa influenza negli ambienti più diversi, anche in quelli più elevati. Si narra che il conte Raimondo VI° di Tolosa tenesse al suo seguito alcuni catari, dissimulati tra gli altri cortigiani, perché in caso di morte improvvisa gli potessero impartire la loro benedizione.

La massa di fedeli si compone di credenti laici che cercano di avvicinarsi allo stato di purezza dei perfetti. Sono ancora sottomessi al Male e suscettibili di peccato. Riceveranno in punto di morte il consolament dei morenti. Tale rituale permetterà a colui che ne beneficia, di fare una “buona fine”, vale a dire di ottenere la reincarnazione dell'anima di una spoglia carnale atta ad offrirli una nuova possibilità di salvezza.

L'atto carnale é condannato dalla religione catara dentro e al di fuori del matrimonio, benché costituisca peccato mortale per il perfetto, é giustificato e gode di circostanze attenuanti se commesso da un semplice credente ancora sottomesso al Male. In ogni modo è un “male” necessario poiché fornisce nuove spoglie carnali per le anime alla ricerca della reincarnazione.

Le dottrine càtare vennero condannate come eretiche dalla Chiesa romana, prima ancora che essa, dopo il Concilio di Trento potesse definirsi Chiesa cattolica.

Fu proprio per contenere l'estendersi del fenomeno càtaro che, dopo infruttuosi tentativi da parte di alcuni legati papali, Domenico di Guzmán concepì un nuovo modo di predicazione: per combattere i catari bisognava usare i loro stessi principi, vale a dire, oltre alla predicazione, operare in povertà, umiltà e carità. Questa nuova formula portò Domenico, dieci anni più tardi, alla fondazione dell'ordine domenicano.

Data l'inefficacia di questi interventi di tipo non violento, il papa Innocenzo III° bandì contro di essi, nel 1208, una vera e propria crociata, la prima indetta da cristiani contro cristiani.

Per rimediare all'inefficacia religiosa della crociata e per debellare l'eresia catara fu appositamente creato da papa Gregorio IX° il Tribunale dell'Inquisizione, che impiegò settant'anni ad estirpare il catarismo dal sud della Francia.

La propaganda catara ebbe una forte presa tra i ceti più umili. Essi sfruttarono il clima di delusione seguito alla riforma gregoriana, che aveva mancato di riformare la Chiesa secondo la povertà predicata da Cristo e ritenuta tipica del cristianesimo delle origini.

Dopo il Concilio cataro di Saint Felix de Caravan del 1167, la Chiesa cattolica cominciò ad intuire la pericolosità dei catari e Papa Alessandro III° li condannò come eretici, condanna che venne confermata in seguito da Innocenzo III° e Onorio III°.

Nel 1208, prendendo come pretesto l'assassinio del suo legato Pierre de Castelnau,  papa Innocenzo III°  promosse la crociata che portò all’annientamento degli "eretici" catari. A Simon de Montfort, il capo dei crociati, vennero attribuiti i territori confiscati ai nobili che avevano appoggiato i catari.

Simon de Montfort continuò a combattere, prese Minerve e nel mese di luglio del 1210 fece bruciare 140 catari che rifiutarono di ripudiare la propria fede.

Caddero tutte le fortezze della regione dove i catari avevano cercato rifugio.

Il popolo chiamò la crociata "guerra dei castelli". Infatti fu una vera guerra di conquista territoriale.

Nel mese di luglio del 1213, Simon de Montfort vinse presso Muret (sud di Tolosa) le fortissime armate alleate di Pietro II° di Aragona e di Raimondo VI° Conte di Tolosa. Re Pietro fu ucciso durante la battaglia.

Nel 1215 Tolosa fu invasa dai Francesi, ma il Raimondo VI° riconquistò la sua capitale.

Durante un secondo attacco nel giugno del 1218 Simon de Montfort perì: fu ucciso da una grande pietra gettatagli addosso dalle donne di Tolosa che difendevano le mura della città. Dopo la sua morte i crociati si disorganizzarono del tutto e nel 1224 furono cacciati da Carcassonne.

Il re Luigi VIII° promosse una nuova offensiva ed ottenne buoni risultati.

Col Trattato di Meaux  del 12 aprile 1229 re Luigi IX° di Francia (San Luigi) e Raimondo VII°, conte di Tolosa, si accordano di passare dalla Contea di Tolosa alla Francia gran parte della Linguadoca.

Nel 1233 papa Gregorio IX° creò l'Inquisizione, la cui missione era cacciare e giudicare gli eretici. I domenicani ebbero la responsabilità dell'Inquisizione.

La conquista territoriale era compiuta, ma il primo obiettivo della crociata, combattere l’eresia dei catari, fu una completa sconfitta.

Nel 1242 due Grandi Inquisitori furono uccisi con la loro scorta, in Avignonet - Lauragais (un villaggio situato tra Tolosa e Carcassonne), da un gruppo di cavalieri provenienti da Montségur.

Una comunità catara importante viveva a Montségur, stabilitasi dopo essere stata cacciata da ogni altro luogo. Quel villaggio, simbolo del catarismo,  collocato su un'altura e fortificato, fu sconfitto il 2 di marzo del 1244 dopo un lungo assedio durato dieci mesi.

A Montségur il 16 di marzo 1244 più di 200 "eretici" furono bruciati al palo di fronte alla cittadella. Il luogo ancora oggi è chiamato "Camp dels Cremats" (Campo dei Cremati) in lingua occitana. Quei pali divennero il simbolo del loro martirio.

Il castello di Quéribus, situato nella regione del Corbières, fu l'ultimo bastione, l'ultima difesa dei catari, e fu sconfitto e occupato solo nel 1255.

Il re di Francia Luigi IX° immediatamente occupò la regione e la cittadella di Carcassonne fu in seguito considerevolmente fortificata.

La Contea di Tolosa fu annessa al Regno Francese nel 1271, quando Giovanna, l'ultima figlia dell'ultimo Conte e suo marito Alfonso, fratello del Re Luigi IX°  morirono senza figli.

L'ultimo Cataro “perfetto”, Guilhèm Belibaste, fu bruciato al palo nel 1321 a Villerouge Termenès nel Corbières.

Ebbe così fine l’eresia dei Catari.

Ai giorni nostri esistono dei gruppi che studiano e simpatizzano molto per i catari. Ad esempio: Spiritualitè Chatare e il Centre d’Etudes Chatare di Carcassonne.

°°°

Domenica 31 luglio     

Viaggiando tra vigneti, campagna e pale eoliche sulle alture che paiono tanti uccelli in volo, giungiamo a

Carcassonne

la storica città fortificata della Linguadoca che domina la valle dell'Aude e dall’Aude è bagnata.   

Carcassonne fa parte dell'Unesco dal 1997. In essa risiedono un centinaio di persone protette da tre chilometri di muraglie e cinquantadue torri.

A metà mattinata arriviamo alle porte della “Cité”, posta su una collinetta rispetto alla città bassa. Non cerchiamo neppure l'area sosta (vicina alla Cittadella) in quanto ci fermeremo in Carcassonne lo stretto tempo necessario per la visita alla città fortificata.

 

 

La Cittadella affonda le sue origini nell'epoca gallo-romana. Alla fine del I° secolo avanti Cristo prese le sembianze di una cittadina.

A quel tempo si trattava di un oppidum (una sorta di rifugio) arroccato in un luogo sicuro, sulle alture della collina.

Col passare dei secoli la Cittadella, per il fatto di essere posta nel bel mezzo di un'asse strategico che collega il Lauragais, le Colrbiéres e l'Atlantico alle coste del mar Mediterraneo, risvegliò l'interesse di invasori provenienti da orizzonti diversi: se ne impossessarono visigoti e saraceni.

Nel 1082 Carcassonne divenne proprietà della famiglia Trencavel, ma questa dinastia non durò a lungo. La città, legata alla storia catara, cadde in mano ai crociati.        

Nel 1240, unita al Regno da Luigi IX°, diverrà un'importante fortezza militare. Tutt'attorno verrà costruita la seconda cinta muraria che darà alla Cittadella l’aspetto ancora conservato.

Nel 1271 venne fondata la città bassa, la “Cité” perse importanza, e fu abbandonata.

Nel 1835 con l'architetto Eugene Violet le Duc iniziarono i lavori di restauro. Lo stesso, “in prima persona”, dalle audioguide (fortunatamente anche in italiano), durante le visite allo Chateaux Comtal, si racconta e racconta come ciò poté avvenire.

Il doppio giro di mura merlate, con le 52 torri, sono rispettivamente lunghe:  quelle   esterne di 1672 metri, quelle interne 1287. Lo spazio all’interno delle due mura  è chiamato “Lices”.

Non é neppure stato faticoso fare il giro delle “Lices in quanto il caldo era mitigato dal venticello. Il percorrerle dà l'idea delle varie epoche storiche di costruzione. Non trascurabile é il panorama esterno. Se non si vuole percorrerle a piedi, un carro trainato da un cavallo attende alla Porta Narbonnaise i clienti.

 

 

 

Fatto il giro (a piedi) entriamo nel borgo medievale dalla port Narbonnaise che, sopra l’arcata, ha la statua della Santa Caterina (in copia perché l’originale è conservata nel castello).

C'immettiamo nelle viuzze animate da negozi che istigano a gozzovigliare, dal cioccolato ai bonbon di ogni tipo. Ci sono ovviamente tanti negozi di souvenir, ed i ristoranti sono a iosa (ne sceglieremo uno soddisfacente).

 

 

 

La strada principale che parte dalla port Narbonnaise, la rue Cros-Mayerevielle, conduce direttamente al Castello comitale (costo ingresso €.8.50, oltre l'audioguida, che offrono scontata a 6 euro per due persone).

Il castello é rafforzato, come la cinta muraria della fortificazione, da un barbacane e da un fossato, in pratica una cittadella nella cittadella. Ha 9 torri ed é articolato sui cortili d'onore.

 

 

 

 

Come già detto troviamo l'audioguida in italiano e ci capiterà solamente più ad Albi di trovarla. Il percorso inizia con un filmato che narra la storia della fortezza e del castello, nonché il modo come é stata condotta la ricostruzione ad opera dell'architetto Violet le Duc. Viene tra l'altro narrata la storia catara di cui la cittadella é stata teatro.

Dai camminamenti di ronda ad ogni passo il panorama é una scenografia che cambia, da quello lontano della città bassa, alle torri della fortezza, alla Cattedrale de St. Nazaire.

 

 

 

 

 

Interessanti sono i reperti esposti nelle sale al piano terreno, compresa la Santa Caterina originale, tolta dalla porte Narbonnaise e sostituita con una copia.

 

 

Guadagnata l’uscita del castello e pranzato, girovaghiamo per la citè a scoprirne gli angoli.  

 

 

Strana la turrita Cattedrale Saint Nazaire, le cui pietre furono benedette dal Papa Urbano II° nel 1096: ha l'aspetto severo e pare una piccola fortezza.

Nella Cattedrale sono contenute le spoglie di Simone di Montfort, figura centrale della crociata conto i catari, morto mentre cercava di riprendere Tolosa. A portarlo a Carcassonne, avvolto in una pelle di bue, per la sepoltura,  fu il figlio ventunenne, che raccolse la sua eredità nella lotta contro i catari. La leggenda, come già accennato più sopra, narra che a colpire alla testa ed uccidere Simone di Montfort, siano state alcune donne che riuscirono a far funzionare una nuova macchina da guerra che lanciava pietre.

 

 

L'interno della Cattedrale ha la particolarità di avere 22 statue di santi del primi del '300 e delle bellissime vetrate e rosoni, nonché un organo del 1600.

 

 

 

Lasciata nel pomeriggio Carcassonne, per un tratto di strada seguiamo il  Canal du Midi (di cui parlerò in seguito).

 

 

Dirigiamo su Albi, passando per Revel, transitando su strada stretta e panoramica, in quanto  s’immerge in una foresta di querce e pini: siamo nel Parc Naturel de Languedoc.

Oltrepassiamo Saissa, poi Cammazes sui 700 metri di quota e poi cominciamo a scendere e ci troviamo sul

Bassin di Saint Ferrol

Un laghetto blu punteggiato di tante minuscole barche a vela immerso in una pineta di alto fusto ordinatissima ed animata da tanta gente. E' un luogo di villeggiatura ed invita ad una fermata, ma il Bassin é anche da dove parte il Canal du Midi.

Quel damage: sono stata imprevidente e la macchina fotografica mi dice che ha la batteria scarica! Ciò è nulla a confronto dal sapere, il giorno dopo, che a Saint Ferrol c'era il museo del Canal du Midi da vedere!!

Scendiamo a Revel, seguiamo la D622, poi la scorrevole N126, ed in venticinque chilometri siamo a Castres. Sostiamo solo per un breve giro senza approfondire la visita.

 

 

Un tratto di splendida superstrada e poi la N.112 col traffico quasi nullo, viaggiando per l’ampia campagna ondulante di grano tagliato, girasoli, qualche campanile o castello a far capolino sulle colline, nonché pecore al pascolo

 

 

ci conduce ad

Albi

 

Passiamo per il pieno centro della città e raggiungiamo il tranquillissimo parcheggio proprio sotto la Cattedrale (e nei pressi del ponte della ferrovia), denominato Bondidou, gratuito ed in parte adibito ai camper.

Sono le ore 20 allorchè spegniamo il motore e la Cattedrale troneggia imponente sopra di noi.

 

 

Oggi percorsi 207 chilometri

Lunedì 1° agosto

Albi non é molto pianeggiante, da dove siamo si parte già in salita, ma noi non molleremo la bicicletta. E’ molto gradevole pedalare per l’accogliente città ed il suo centro storico ammirando il “rosato” degli edifici, costruiti col mattone d'argilla estratto dal fiume Tarn che la bagna.

Se la Cattedrale de Sante Cécile colpiva già dal basso del parcheggio, dove siamo in sosta, vederla ora, nella grande piazza omonima, enorme nella sua ampiezza e con un torrione che funge da campanile, certo pare proprio una fortezza piuttosto che ad una chiesa!

 

 

L'ingresso é laterale ed il portico é uno spettacolo di gotico fiammeggiante ricco di decorazioni traforate.

 

 

Appaga spirito ed occhi ammirare l'arte eccessiva, ma senza sbavature d’ineleganza, contenuta nella Cattedrale il cui interno è in gotico meridionale (aiutati a comprenderla da un’audioguida €. 2,00). Ha un’unica navata, 11 campate, 28 cappellette. La navata é divisa da un tramezzo, Jubé (e dovrebbe essere l'unica chiesa di Francia che ancora lo detiene). Stupendo e maestoso é l'organo e le vetrate del ‘400 e ‘500. Indescrivibile per bellezza é il coro di fine '400, racchiuso da un recinto marmoreo in gotico fiammeggiante con statue dell'Antico e Nuovo Testamento e tanti piccoli angeli sulle pareti.

 

 

 

 

 

La Cattedrale lunga 97 metri, alta 30 e larga 19 ha avuto un tempo di costruzione che è durato dal 1282 al 1390.

Se é vero, com'é, che sia stata costruita ad esaltazione della vittoria cattolica sui catari e quale monito della forza minacciosa della Chiesa di Roma, non c'é che dire … la Chiesa non si è risparmiata.

Il Palazzo Barbie posto al lato nord della Cattedrale, anch’esso costruito come una fortezza, con un torrione quadrangolare a sovrastarlo, ha splendidi giardini alla francese sul lato del fiume Tarn. Ai tempi fu  dimora dei potenti vescovi di Albi.

 

 

Dalla balaustra del terrazzamento il panorama sui giardini, il Tarn, la città ed il Ponte Vecchio é imperdibile.

 

 

Nell'ex palazzo vescovile Barbie ora c'é il Musèe Toulouse Lutrec (ingresso 9 euro).  Tanti i dipinti, disegni e litografie che svelano la personalità di Henri de Toulouse Lutrec, (il pittore nato ad Albi nel 1864 e deceduto nel 1901), ed il suo mondo fatto di cabaret, case chiuse, circhi, ippodromi …

Le opere sono state lasciate in eredità alla città di Albi dalla contessa, sua madre (che appare anche nei quadri esposti). Ufficialmente per la ragione che la città gli aveva dato i natali, sotto sotto però pare ci fosse anche un certo contrasto col Louvre e Parigi, dove lui ha vissuto e lavorato.

Da place Ste Cécile si prende la rue Maries e ci si inoltra nel centro storico con dalle belle case a graticcio.

 

 

 

Fatto un tratto di rue Maries, si é di fronte alla scalinata che conduce alla S.te Salvi, romanica e parzialmente rifatta in forme gotiche, costruita tra l'XI° e XII° secolo.

 

 

Il chiostro ha un particolare giardino che, oltre ai fiori, contiene pure diversi tipi di verdure.

 

 

Pedaliamo sulla Rue Charles De Gaulle ed andiamo sul ponte 22 aprile 1944, per fotografare la Cattedrale col Tarn che scorre sotto il ponte Vecchio. Occorrerebbe la luce del tramonto per far risaltare il rosa degli edifici, purtroppo mancano ancora un paio d’ore.

 

 

Albi é una città che quasi ogni giorno ha un mercato a tema: oggi però é lunedì ed è l’unico giorno che non ce ne sono. Ed é anche chiuso il mercato coperto, caratteristico nella struttura (che ho dimenticato di fotografare).

Com’è gradevole girare in bicicletta senza una meta precisa per Albi! E nel nostro girovagare capitiamo nella piazza dov’eravamo già stati in mattinata, e, come stamane, sotto gli zampilli della fontana ci sono dei bimbi che giocano coi  genitori, pazienti, ad attenderli con l’asciugamano in mano.

 

 

Martedì 2 agosto

Come ieri mattina il suono delle campane della Cattedrale alle ore 8,00 ci sveglia. Tolosa non l’avevo messa in programma, siamo indecisi se andarci oppure no. Decidiamo per il sì e facciamo l’autostrada (gratuita) che ci porta ai margini della città. Vediamo però un gran caos. Inoltre ai semafori degli zingari si attaccano ai vetri ed i “lavavetri” sono insistenti ed arroganti. Ma chi ha voglia d’inoltrarsi in questo ambiente che in fondo conosciamo bene venendo da una grande città??? Stiamo vivendo la tranquillità dei piccoli centri perché non continuarla? Detto fatto, alla prima rotonda svoltiamo indietro, riprendiamo l’autostrada per Foix (questa è a pagamento). L’autostrada è quasi deserta ed il solito panorama di campi di grano tagliato, girasoli, con la variante delle ginestre, ci viene incontro.       

Giunti in prossimità di Foix (a circa 6 chilometri) deviamo sulla D1 per Vernajoul e poco dopo siamo alla

Riviere Souterraine De Labouiche

Un sito preistorico, il cui fiume sotterraneo ha una profondità di circa un metro, è navigabile ed è il più lungo d'Europa: 1500 metri. Scoperto un primo tratto nel 1898 e completato nel 1912, è stato aperto al pubblico nel 1938.

 

 

C'é un vasto parcheggio, tra gli alberi, riservato ai visitatori, per il vero con delle pendenze poco adatte ai camper. Noi restiamo fuori dalla recinzione in una piazzola  pianeggiante proprio di fronte allo stesso.

Nel dopo pranzo andiamo a vedere il fiume sotterraneo (costo €. 9,10). Le visite sono scaglionate a gruppi di 12 persone: ognuno ha una lettera dell'alfabeto ed un orario di partenza. A chiamata si viene raggruppati e vengono fornite le indicazioni su come giungere alla grotta da dove inizia il fiume: una buona decina di minuti di camminata in discesa lungo una stradina in terra battuta, col pensiero che occorrerà rifarla in salita!!

 

 

Ma non sarà così, in quanto il percorso sarà un circuito e risaliremo nei pressi della biglietteria tramite una lunga scala a chiocciola.

Ci accoglie la guida: un simpatico giovanotto che illustrerà tutto il percorso naturalmente nella sua lingua. Tradurrà in tedesco, ma di italiano non se ne parla e nella nostra lingua non ci sono neppure depliant.

Ci sono 13 gradi. E non si può fotografare, dicono mentre sto scattando …

 

 

 

La guida condurrà anche la barca sulla quale saremo, a forza di braccia e mano dopo mano, aggrappandosi ad una fune d'acciaio (ricoperta di gomma) che corre lungo tutta la parete della grotta: posta a destra oppure a sinistra, a seconda dell’andamento del corso d’acqua.

Con la barca c'infileremo in una galleria bassissima, tanto che spesso e volentieri chineremo la testa fin quasi sulle ginocchia, e staremo sempre attenti a non cozzare col capo contro le conformazioni che sporgeranno a lato. Cambieremo inoltre tre volte la barca per colmare i dislivelli del fiume, salendo o scendendo dei gradini, per andarla a prendere.

La galleria é illuminata fiocamente e se ne percorre un tratto anche totalmente al buio ed ancor più bassa della norma.

Lo scenario che si presenta ai nostri occhi lungo il percorso é fantastico per le conformazioni di stalattiti e stalagmiti che scorrono lungo tutto il corso del fiume.      

L'apoteosi della meraviglia é una grande “sala” che la guida ci fa vedere durante un cambio barca e che ci dice abbia 300.000 anni, nella quale alcune stalagmiti si congiungo con le stalattiti formando delle colonne.

Ogni stalattite (quella che scende dall'alto) impiega un secolo per formarne un centimetro, la stalagmite (quella che sale dal basso) ci mette un secolo per un millimetro.

Con l'arrivo ad una scenica cascata, si conclude il percorso. Virata la barca torniamo sul tracciato precedente per un tratto, e la nostra “avventura” si conclude con la salita della scala a chiocciola già sopra nominata.

Menomale non sapevo assolutamente ciò a cui sarei andata incontro, altrimenti non mi sarei mai infilata in un fiume che scorre in una grotta così angusta ... e mi sarei fatta un bel dispetto da sola: era veramente da non perdere.

Le montagne sono ormai vicine quando raggiungiamo

Foix 

bagnata dall'Ariege e dall'Arget con lo Chateaux che si mostra bene dal ponte subito prima di entrare in paese.

 

 

Troviamo da sostare nel secondo parcheggio appena lasciato l'imbocco del paese (il cui traffico è consentito solamente ai locali) ed il castello ci guarda dall’alto.

Andiamo in paese (che è vicinissimo al parcheggio) saliamo velocemente allo Chateaux (posto su un roccione di 58 metri), che ha due poderose torri quadrate e fu antica dimora dei conti Foix.

Non ce la facciamo però a visitarlo, in quanto non avremmo che una mezz'ora per vederlo: chiudono alle 18 (scopriremo che tutti i castelli chiudono a tale ora e non fanno sconti agli over 60 e neppure 65).

Ci consoliamo col panorama sui Pirenei e la valle.

 

 

Facciamo una passeggiata nel paese, dove direi non c'é nulla di particolare da vedere, se non qualche casa a graticcio.

 

 

Mentre degna di nota é la S. Volusien, nata romanica e rimaneggiata in gotico.

 

 

 

 Dopo qualche spesuccia di stuzzicherie guadagniamo il camper fermo sulla balconata che s’affaccia sul fiume Argent ed è piacevole sentire e vedere lo scrosciar dell’acqua che in quel punto fa un piccolo gorgo.

Oggi percorsi 277 chilometri

Mercoledì 3 agosto

Vorremmo andare a Montségur, ma il cielo é tutto coperto e non conviene salire agli oltre 1000 metri di Montségur. Sperando in un miglioramento del tempo per il pomeriggio, invertiamo il programma e percorrendo la D117 fino a Levalanet e poi la D625, arriviamo a

Mirepoix

che è a soli 303 metri d’altitudine.

Avendo delle spese da fare sostiamo all'ingresso del paese al parcheggio del supermercato “U”. Lì lasceremo il camper anche per la visita al centro storico, in quanto è a due passi. Ancora più vicino (perché le é a lato) c'é una bella area di sosta camper gratuita (con c/s) ben segnalata fin da inizio paese e facilissima da trovare.

Entrare nel centro medievale e non stupirsi é  impossibile. Intanto occorre dire che rispecchia in toto l'aspetto di una bastide, se pur la Mirepoix che stiamo visitando non è l’originale. La precedente, nata nell'XI° secolo, era dal lato opposto del fiume Hers, sotto il castello feudale (ora di proprietà privata) e fu distrutta nel 1289 da un'inondazione proveniente dal lago di Puivert. L’attuale è quella fatta costruire da Guglielmo III° successivamente, ma sempre strutturata come una bastide.

Le bastide

sono le tracce viventi di un passato con terre ancora da conquistare e abitare. Si svilupparono in Linguadoca ed in Aquitania a partire dal 1222, anno di fondazione di quella di Cordes. La loro fondazione si deve ai conti di Tolosa, i duchi d’Aquitana ed ai re di Francia. Seppure anche i signorotti locali s’impegnarono a costruirne. Lo scopo era raggruppare una popolazione dispersa da guerre ed epidemie, accordando loro privilegi e terre, in cambio di servizi.

Le bastide costituivano, per i loro promotori, il mezzo per rafforzare il proprio potere sul piano economico, riscuotendo decime ed imposte, e quello politico, ponendo le città in corrispondenza delle frontiere.

Normalmente una bastide era  eretta, seguendo una pianta ortogonale, attorno ad una piazza, mentre le vie disegnavano una scacchiera. Questa struttura urbana la distingueva dal villaggio che aveva la pianta circolare.

°°°

Il primo impatto visivo della cittadina di Mirepoix l’abbiamo con la Cattedrale Saint Maurice in gotico meridionale, la cui prima pietra fu posta nel 1298. Solamente nel  XIV° secolo assurse al rango di Cattedrale a seguito degli importanti abbellimenti effettuati. I lavori di restauro e non, però sono continuati fino al XIX° secolo.

 

 

L'ingresso della Cattedrale è, come quella di Albi, sul fianco dell’edificio.

 

 

Sorprendente é la piazza principale con le case a graticcio che sono appoggiate ad antiche arcate di legno. Case a graticcio che si ripetono in tutto il centro storico, ma senza arcate.

 

 

 

 

 

Lasciare questo paese da favola dispiace alquanto.

Nel dopo pranzo il cielo continua ad essere un po’ lattiginoso e la catena dei Pirenei é sommersa dalle nuvole.

Accendiamo comunque il motore del camper, rifacciamo la strada indietro fino a Levalanet e prendiamo la tortuosa e ripida D9 che ci porta al colle Montségur (mt.1059).

In cima al colle il famoso Chateaux di Montségur, che vide la disfatta dei Catari, si mostra incappucciato di nuvole ed ha un aspetto tetro.

 

 

Tempo di valicare il colle e fare qualche centinaia di metri, per raggiungere il luogo dove inizia la salita del sentiero che conduce Castello e parcheggiare il camper, che le nuvole sono già scese a vista d'occhio.

Non ci resta che continuare a scendere e raggiungere il paese 

Montségur

che dista circa un chilometro di tornanti, ancora più ripidi di quelli che abbiamo trovato in salita.

Ci sistemiamo nel parcheggio adibito alla sosta auto e camper (appena passato il paese e visibile dalla strada) adiacente ad un’area camping per tende. E ce ne sono un bel numero di piazzate: tutta gente che domani salirà al castello. Lo spartano campeggio tende ha degli spartani servizi e costa 4,00 euro, quella per camper é gratuita.

Facciamo una passeggiata nel caratteristico paesino montano, passando all'ufficio del turismo ad approvvigionarci di materiale in tutte le lingue possibili, eccetto la nostra.

 

 

Andiamo a vedere il Museo (gratuito) dove sono raccolti i reperti di piccoli oggetti metallici bruciati, nonché due scheletri, di un uomo ed una donna, ritrovati al castello dopo l'eccidio dei catari.

Il paese è piccolo e la passeggiata finisce ben presto. Intanto le nuvole rilasciano pure una certa umidità per cui il ritirarci é d'uopo, ed in tarda serata pioviggina pure.

Oggi percorsi 73 chilometri

Giovedì 4 agosto

Allorché sollevo l'oscurante il sole risplende, possiamo quindi salire al colle e quindi al castello che ha visto il martirio dei catari. Ci sono 15 gradi.

Risaliamo i tornanti che ci conducono allo

Chateaux de Montségur

 

 

Il castello si trova sul monte Pog a 1207 metri d’altitudine e domina la valle dell’Olmes.

Nel 1204, sopra le rovine di un villaggio preesistente che gli archeologi chiamano Montségur I°, Raymond de Péreille, vassallo del conte di Foix, fece costruire Montségur II° su richiesta dei catari per i quali simpatizzava.

Il villaggio fortificato passerà alla storia come l’ultima roccaforte dei catari e dei faydit (cavalieri dell’area Languedoc, ai quali erano stati confiscati tutti i beni in quanto simpatizzanti dei catari).

Montségur II comprendeva la dimora fortificata del signore ed il villaggio cataro circondato da una cinta fortificata. Il castrum comprendeva il castello ed il villaggio fortificato sui fianchi della montagna ed era abitato da 500/600 persone, comprendendo, civili, religiosi e soldati.

Montségur diventò sede e capitale della Chiesa catara dal 1213 quando il vescovo cataro di Toulouse, Guilhabert de Castres, in seguito alla sconfitta di Muret si rifugiò nel castello.

Con la caduta di tutte le fortezze catare, dal 1232 la comunità catara presente in Montségur divenne la più importante. Per questo fu chiamato “il Vaticano dell’Eresia” o “Sinagoga di Satana”.

 In trentadue anni Montségur resistette a quattro assedi dei crociati. La prima volta nel 1212 da Guy de Montfort; il secondo assedio avvenne nel 1213 da parte di Simon IV° de Montfort; un altro tentativo di assedio lo fece Raymond VII de Toulouse nel 1241 su ordine di Luigi IX, l’ultimo con 6000 uomini nel 1243 da Hugues des Arcis, siniscalco di Carcassonne, in seguito al massacro da parte di 60 uomini della guarnigione di Montségur di alcuni inquisitori ad Avignonet.

Dopo 10 mesi di assedio (che comprese anche un rigido inverno) ed il tradimento da parte di alcuni montanari della zona, nel Natale 1243 un gruppo di scalatori conquistò la torre di guardia. I crociati riuscirono a installare una catapulta per attaccare il castello, come dimostrano le numerose palle di pietra lavorata ritrovate nella fortezza e nei dintorni.

La fortezza era comandata da un cavaliere faydit, Pierre-Roger de Mirepoix, cugino del fondatore del castello, Raymond de Péreille.

Dopo 10 mesi di assedio il 1° marzo 1244 Pierre Roger de Mirepoix negoziò la resa con i crociati. La condizione fu che venisse salvata la vita dei soldati e dei laici, e che ai “perfetti” che avessero rinnegato la fede catara venisse salvata la vita. Venne altresì concordata una tregua di 15 giorni, affinché i catari rimasti potessero prepararsi a ricevere il sacramento “consolamentum perfecti” prima di morire.

Il 16 marzo 1244 più di 220 catari morirono sul rogo ai piedi del monte e Montségur entrò nella storia. Infatti nel 1875 divenne monumento storico, ed il monte Pog nel 1883.

Con la conquista del castello nel 1244 il villaggio cataro raso al suolo, fu restaurato dalla Corona di Francia e utilizzato come altri a difesa contro il regno d’Aragona, fino al trattato dei Pirenei. 

Sullo chateaux circolano molte leggende ….

Si dice che Montségur fosse il rifugio degli ultimi Templari dopo essere stati scomunicati dal Papa Clemente V.

Si suppone che Montségur abbia ospitato il ricco tesoro della chiesa catara (oro, argento e denaro) messo in salvo dal “perfetto” Mathieu e il diacono Bonnet nel Natale 1243, quando erano riusciti a fuggire dal castello mentre i crociati erano giunti fino alla sommità. E che questo potesse essere stato portato a Cremona, dove era presente un’altra importante comunità catara con il quale Montségur comunicava regolarmente.

Si dice pure che durante la tregua del marzo 1244 fosse stato salvato un altro “tesoro”, di cui non si conosce esattamente la natura, e per il quale esistono diverse teorie in numerosi testi eretici conservati dai catari. Potrebbe essere il “Santo Graal” nascosto nei sotterranei della fortezza: il calice in cui Gesù bevve il vino durante l’Ultima Cena ed in cui, secondo la tradizione, Giuseppe d’Arimatea, ricco commerciante, membro del Sinedrio e discepolo segreto di Gesù, ne raccolse il sangue durante la crocifissione.

Secondo Wolfram von Eschenbach, uno dei più grandi poeti tedeschi del Medioevo, che ha composto attorno il 1210, un poema cavalleresco sul Sacro Graal intitolato Parzival  (poema che fu poi ispiratore del  libretto dell'opera Parsifal di Richard Wagner), il Santo Graal si troverebbe nel castello di Munsalvaesche, che significa "Monte Salvato" o "Monte Sicuro" (Montségur).

Negli anni '30 due nazisti (Otto Rahn, colonnello delle SS, e il filosofo Alfred Rosemberg, amico di Hitler) indagarono proprio a Montségur e in altre fortezze catare alla ricerca del Santo Graal. Subito dopo le ricerche, di cui mai si seppe il risultato, Otto Rahn scomparve misteriosamente: pare fosse stato rinchiuso in un campo di concentramento perché "sapeva troppo".

°°°

Più mattinieri di noi, già parcheggiati all’imbocco del sentiero che conduce alla cima del castello, ci sono due auto ed un camper tedeschi.

Affrontiamo la ripida salita, che lo é ancor di più verso la sommità allorché diviene a  gradoni di pietra.

 

 

 

Poco dopo l'inizio del sentiero c'é la pira che ricorda il luogo dove il 16 marzo del 1244 gli ultimi 220 catari, che non avevano voluto abiurare la loro religione, furono bruciati al palo (come già menzionato più sopra).

 

 

Poco distante la stele a ricordo.

 

 

Dopo una decina di minuti di salita c'é la biglietteria per l'esazione del ticket per la visita (€. 4,50). Il depliant in francese ha pure la piantina dello chateaux.

Credo sia di chiunque salga su questo monte aspro e scosceso, essendo a conoscenza della sua storia, il domandarsi come abbiano mai fatto i catari a vivere per tanto tempo in un luogo così inospitale, ed ancor più a sostenere per dieci mesi l’assedio dei crociati.

Col fiato corto in 40 minuti giungiamo a ciò che resta del castello a 1207 metri di altitudine. Fotografiamo quel che si vede del sentiero e, laggiù, piccolo piccolo è il nostro camper.

 

 

Entriamo dall'ingresso principale che si trova a Sud-ovest dello chateaux.

 

 

Siamo solamente noi tra i ruderi del Castello le cui mura svettano possenti e sfaldate nel cielo blu …

 

 

 

Usciamo sull'apertura del lato nord-est, leggiamo le notizie poste su una tavola ed ammiriamo gli scoscesi panorami circostanti.

Guadagniamo una delle tante pietre e stiamo lì, seduti, ad osservare l'intorno a cercare di capire dalla piantina del castello le varie ubicazioni e possibili accessi. Poi Miki, più spericolato di me, va a scattare qualche fotografia (che rende l’idea del precipizio sul quale si trova la fortezza), mentre io resto ancora lì, seduta, col depliant esplicativo del castello e la sua storia … Poco distante i tedeschi saliti prima di noi fanno altrettanto.

 

 

 

Mentre siamo in contemplazione, una guida richiama la nostra attenzione, e c’invita all'interno delle mura dove, intanto, sono arrivate un gran numero di persone. La guida inizia un’interessante spiegazione del luogo (in francese ovviamente)  compresa la storia dei catari che l’han vissuto.

 

 

Riaffrontiamo il sentiero in discesa verso il camper che, ormai, é in buona compagnia di vetture e mi ci metto anch’io, per un’ultima foto ricordo con lo Chateaux di Montségur che svetta nel blu.

 

 

Riprendiamo in discesa la D9. Oltrepassiamo Montségurt e siamo a 

Fontestorbes

Una fonte che proviene da una grotta che ha la particolarità dell'intermittenza di portata d'acqua. Il fenomeno è stato riscontrato anche in un’altra trentina di fontane nel mondo, ma nessuna con l'intermittenza pari a quella che si produce in questo luogo, sostiene il depliant preso all’ufficio del turismo.

Quella che chiamano fontana e pare un ruscello, ha una portata costante quando l’acqua è abbondante, per contro, nel periodo di poca affluenza, senza alcun preavviso, inizia l'intermittenza della portata con cicli di sessanta, novanta minuti.

 

 

 Nella grotta da cui fuoriesce la “fonte” si potrebbe entrare per un tratto, noi pensiamo che debba essere piovuto di recente, per cui la grotta è preclusa dall’abbondate fuoriuscita d’acqua e purtroppo non vediamo il fenomeno dell’intermittenza (vediamo però lo scorcio dove il ruscello defluisce).

 

 

 Il sito ha anche un parco con zone picnic e non si fa mancare un impianto (di cui non conosco il nome) di funi sospese tra gli alberi che consente d'imparare ad emulare Tarzan, ma allacciati a sicure funi.

 

 

Mezzogiorno è già passato, decidiamo però di fare ancora gli ultimi chilometri sulla D655 che ci condurranno a curiosare

Puivert

Scendiamo sul suo grazioso lago e facciamo sosta per il pranzo (c’é pure un area sosta camper).

Il lago è quello che nel 1289, tracimando, ebbe ad allagare e distruggere la batiste di Mirepoix. Leggenda vuole che Madame Blanche, la castellana, avesse voluto farne abbassare gli argini, in quanto intendeva far creare una spiaggia, e che, in corso d’opera, gli argini fossero crollati con la conseguente tracimazione dell’acqua dal lago.

Prendiamo la N177 e dopo un paio di chilometri troviamo la deviazione, per altro già segnalata molto bene in precedenza, per lo 

Cateaux de Puivert

 

 

Lasciamo il camper in uno slargo prima della svolta e saliamo a piedi al castello. Volendo, constateremo che si sarebbe potuto salire col camper, però la strada presenta un paio di curve a gomito non molto larghe con strada dissestata. Inoltre il parcheggio sotto il castello, accanto al quale parte l’agevole e breve sentiero in terra battuta per la sommità, è poco capiente (al momento era saturo).

Comunque … in una ventina di minuti di camminata, entriamo nello Chateaux del XIII° secolo, posto a 605 metri di altitudine: costo del ticket 5 euro (castello che si presenta controsole e con un mucchio di terra appena scaricatagli di fronte!!)

Anche questo castello è legato alla storia catara, in quanto i suoi proprietari, simpatizzanti dei catari, furono considerati degli eretici. E’ l’unico ad essere corredato di qualche arredo, ed è pure l’unico, tra tutti quelli che abbiamo visitato, che non é più solamente un rudere. Come gli altri non è l’originale degli avvenimenti catari.  

 

 

Entriamo nell'ampia spianata della corte, dove c’è il mastio, unica torre visitabile.

 

 

 

sulla quale saliamo per la ripida scala, dal cui balcone si ha già una bella vista su Puivert, lago e montagne, ma sarà poco rispetto a ciò che si vedrà più in alto.

 

 

Al terzo piano si entra nella cappella con soffitto a costola, decorata con piccole colonne, modanature, scudi ed arazzi alle pareti.

 

 

 

Al quarto piano con la volta sempre a costola c’é la stanza chiamata “dei menestrelli” per le figure rappresentate e perché  la città di Puivert, nel 12° secolo, ha accolto un grande numero di trovatori. Ad arredare ulteriormente la sala vi sono pure delle armature.

 

 

 

Al quinto piano si é sul tetto del mastio, ai tempi piattaforma difensiva  contornata da merlature (ora scomparse), dalla quale si gode di una fantastica vista a 360° su tutta la regione Quercob. Puivert è sotto di noi ed il lago è un fazzoletto blu nel verde.

 

 

 

 

       

Tornati alla base scendiamo per D177 fino a

Quillan

che si trova ad un altezza di 251 metri. Sostiamo sulla piazza della stazione lungo il boulevard generale De Gaulle, dove c'é un ampio parcheggio ed un punto c/s (vicino alle toilettes pubbliche: occorre prendere il gettone all'ufficio del turismo, costo 2 euro).

Tirate giù le biciclette facciamo finalmente una pedalata per la pianeggiante Quillan vecchia, dalle strade strette e case un po’ anonime.

 

 

        Però é in festa...

 

 

Oggi percorsi 51 chilometri

Venerdì 5 agosto

Stamane visto che siamo abbastanza vicini, andremo a

Rennes le Chateaux

incuriositi da un articolo apparso su “La Stampa” di lunedì scorso, di cui ci ha dato notizia ieri l’amico Dario dall’Italia. Il luogo è legato alla leggenda di tesori nascosti da Romani, Visigoti, Catari, Templari e si parla pure di esoteria.

Seguiamo la D118, deviamo per Rennes le Chateaux (mt.435) e percorriamo gli ultimi chilometri in strada panoramica stretta e ripida fino al parcheggio N.1 (ce ne sono tre e tutti visibili) deputato alla sosta dei camper, che é fortemente in pendenza, esattamente come gli altri due.

Camminiamo una decina di minuti su asfalto ed in salita, e siamo all'ingresso del borgo col castello.

 

 

Dario mi aveva detto che l’articolo parlava di un villaggio con  sessantacinque abitanti, il che mi ha fatto supporre fosse un borgo semplice e sperduto sulle colline, come in effetti parrebbe salendovi, ed anche perché fin’ora abbiamo visto borghi medioevali semplici e veri.

 

 

Invece si presenta elegante e curatissimo in tutti i minimi dettagli. Tanto che mi viene da fotografare subito lo stato di “abbandono” di questa casa, sul cui muro esterno sono appesi, con finta noncuranza, diversi attrezzi da lavoro, perfettamente allineati, arrotolati, sistemati, e  … nuovi di zecca.

 

 

Rennes le chateaux, come appena detto é legata a Romani, Visigoti, Catari e Templari … ma è anche legata all’abate Bérenger Sauniére, che l’ha resa famosa e creato la sua fortuna.

Bérenger Sauniére è il prete che intorno al 1890, durante la realizzazione di alcuni lavori di restauro all'interno della chiesa del paese, da povero che era, improvvisamente divenne ricco.

Si vociferò avesse trovato un tesoro. Lui non diede mai spiegazioni, però abbellì, oltre la chiesa, anche il paese e fece costruire pure i giardini, dove tutt’ora sono. 

Di Rennes si cominciò a parlare e Sauniére divenne in un certo senso famoso, pare che ricevesse un numero spropositato di richieste di celebrazioni di messe e conseguentemente altrettante offerte. Messe che lui (da solo, com’era) non avrebbe mai potuto celebrare, in quanto i preti non possono celebrarne più di un certo numero (mi pare tre) al giorno. L’autorità ecclesiastica gli tolse quindi la parrocchia e finì che il prete ad inizio del 1900 morì in miseria.

Mentre passeggiavo per il paese (medievale certo, ma artificioso come già detto) ed un trenino gommato carico di turisti mi passava accanto, mi domandavo se qualcuno almeno è grato a quel prete, denigrato a ragione o torto, che continua a rendere un bel servigio al paese, pure da postumo??

Pensavo anche che, l’onda pubblicitaria scatenatasi attorno a lui ed al paese, fu ben cavalcata!! Eh sì, perché sono stati scritti libri, il paese è meta continua di persone interessate alla ricerca, studiosi compresi, e naturalmente i turisti arrivano attratti dal mistero e dalla curiosità! Se ho ben compreso, pare però che su tutto il territorio non sia più permesso fare scavi: i misteri affascinano, sempre meglio mantenerli …

Ad un certo punto Miki ed io ci perdiamo, quando ci ritroviamo lui mi racconta che era stato nel presbiterio, ci torniamo. Lui era entrato ed uscito due volte per vedere se fossi nei pressi e non aveva pagato l’ingresso, ora esigono l’esazione.

Non ho intenzione di lasciare neppure un centesimo in questo paese tutto costruito ad arte ed il consorte condivide, per cui non vedrò il presbiterio. In tal modo non ho avuto l’opportunità di far “conoscenza” con la statua dell’abate Sauniére, in compagnia della sua perpetua, con la quale si era vociferato avesse avuto una storia. Ultima chicca di una storia misteriosa, ma anche terreneamente piccante: ulteriore stimolo per un’eventuale turista pruriginoso.

Il presbiterio è accanto alla chiesetta Sainte Maria Madedeine,

 

 

 

 

Arriviamo fino ai giardini ed alla Torre Magdala, che si affaccia su una splendida valle. La torre fu biblioteca del sacerdote.

 

 

 

Mi rendo conto che questo paese, forse perché l’aspettavo diverso, ha stimolato in me, più che altro, il sarcasmo e la critica. Capita. Abbandoniamo le ricchezze e scendiamo a valle.

L'ora ci dice che possiamo ancora cercare di arrivare allo Chateaux di Puilaurens

Torniamo a Quillan seguiamo la D117 che corre in una gola accanto al fiume Aude e bisogna stare ben attenti a non cozzare con la mansarda contro le rocce che sporgono.

 

 

Deviamo sulla D22 (il castello è ben segnalato con cartello turistico) ed anche qui, più che mai occorre fare attenzione alle rocce sporgenti dalla montagna: addirittura un cartello stradale vieterebbe il passaggio del nostro mezzo in quanto è indicata l’altezza di un auto. Ci fermiamo titubanti. Una signora da una casa accanto ci scorge e c’invita a procedere, in quanto: “tutti salgono invadendo la corsia di marcia contraria”, ci dice. Così facciamo. La strada inutile dirlo non é al massimo per i camper, però è sufficientemente larga e non presenta precipizi a lato, per cui procediamo tranquillamente fino al parcheggio che si trova sotto lo

Chateaux di Puilaurens

 

 

La presenza dei catari a Puillaurens sembra sia stata soltanto legata al ruolo di rifugio nella fortezza, e negli anni successivi alla resa di Montségur, abbia ospitato diversi perfetti e perfette.

Sono le 11,30 passate da poco quando ci avviamo alla biglietteria che dista un centinaio di metri dal parcheggio (€. 4,00 il costo della visita). Il sentiero, faticosetto ma abbastanza breve, é dapprima in terra battuta, poi a gradoni di pietra con qualche passaggio sopra ad alcune rocce.

 

 

 

In venti minuti, camminando di buon passo, siamo alla porta d'ingresso del castello.

 

 

Finalmente non dobbiamo tradurre il foglio esplicativo del luogo, in quanto é in italiano. Saliamo la scala che conduce al Mastio che affaccia su quello che era il cortile d'onore

 

 

Seguiamo il percorso indicato dalla piantina del castello, poi diventato fortezza, fermando con la macchina fotografica alcune immagini delle mura.

 

 

Nella torre della “Dama bianca”, c'é la curiosità del portavoce, di cui è rimasta la scanalatura nella parete in pietra.

 

 

Passiamo sui bastioni ancora percorribili che offrono ampio panorama sulla foresta di fitti alberi e scorgiamo il nostro camper, appena riconoscibile data la lontananza.

 

 

E sui bastioni ci sono anche le toelette del passato: le caditoie.

 

 

Ritorniamo nel cortile d'onore e sento un tuono in lontananza che si ripete,  segnale che si deve scendere velocemente al camper. E' infatti sconsigliato prendere temporali in questi castelli così esposti, in quanto i fulmini cadono con facilità. A conferma, sapremo in seguito da un francese, come una sua cugina abbia smesso, qualche tempo fa, di fare la guida al castello di Quéribus (anche quello collocato su un picco), in quanto impressionata dalla morte di un tedesco che, non avendo accettato il suo consiglio di porsi al riparo col resto del gruppo, era stato colpito da un fulmine.

Abbandoniamo l’idea pregressa di pranzare immersi nel bosco con la vista dello Chateaux, in quanto, a prescindere da fulmini nefasti che non dovrebbero essere preoccupanti in camper, inutile è restare, date le nuvole che avanzano.

Scendiamo a Lapredelle e troviamo, appena immessi sulla N117, una  bella area di sosta attrezzata (e gratuita) e lo Chateaux, magari un poco più lontano, lo vediamo ugualmente anche da questa postazione.

Siamo poco tassativi con l’orario del pranzo ed oggi sforiamo più che mai. Complice il tempo che un po' pioviggina e un po' no, trascorriamo parte del pomeriggio in relax. Raggiungiamo sempre sulla D117 la vicina

Maury

La scelta del paese é dovuta al fatto che proprio lì c'è la deviazione che sale al castello di Peyrepertuse e Quéribus e vogliamo vedere come si comporterà il tempo domani prima d’inoltrarci.

Trovata un’ottima sistemazione in un parcheggio-piazza, illuminato ed adiacente il campo da tennis (che, volendo, ha bei servizi ed una fontanella a portata di mano nello spiazzo). Andando a fare una passeggiata per il piccolo paese consideriamo che anche questo posto pare in alta montagna ed invece é meno che media collina. 

 

Oggi percorsi 81 chilometri

Sabato 6 agosto

Esattamente com'é accaduto a Montségur, stamane il sole inaspettatamente é tornato a regnare alto nel cielo.

Infiliamo la D19 e saliamo su per i monti per una stretta strada col 10% di pendenza, quasi tutta senza parapetti e senza alberi ad impedire la vertigine di un panorama mozzafiato sulla piana che a mano a mano s’abbassa, mentre le cime dei monti s’avvicinano, ed il castello è sempre più visibile.  E, fatto suggestivo, alcune nuvolette sono così basse … da esserlo più di noi.

 

 

 

Arrivati in cima, allorché si scollina, con la strada che segue per Cucugnan, e lo Chateaux de Peyrepertuse, c'é il bivio che indica, a due chilometri con pendenza 17%, lo

Chateaux de Quéribus

Vedo in sosta un furgone attrezzato a camper (quindi ben più piccolo del nostro) ed “ingiungo” al consorte di fermarsi anche lui, e che quello sarà anche il nostro parcheggio (!). Tendenzialmente lui è per andare fin dove si può, menomale però é sempre attento al motore del suo camper, sempre super-carico di acqua e di tutto un po', per cui quel 17% di pendenza non mi fa discutere troppo.

A piedi, quindi, in una ventina di minuti, colmiamo i due predetti chilometri su asfalto e siamo al bar, che vende souvenir e ticket per il castello: costo €. 5.50. Occorre dica che, a prescindere dalla forte salita, non c’erano precipizi a lato come presentava la strada precedente.

 

 

Un'altra quindicina di minuti occorrono per giungere, tramite il ripido sentiero, con la parte alta a gradoni come negli altri castelli, alla porta d’ingresso dello Chateaux de Quéribus, posto su uno sperone roccioso a 728 metri d’altitudine.

 

 

 

  

Entriamo quindi nell'ultima roccaforte della resistenza catara, caduta nelle mani dei Crociati nel 1255, ben undici anni dopo Montségur.

In seguito anche questo castello, per la sua posizione geografica, divenne difesa strategica francese a controllo della pianura di Roussillon. E come tutti gli altri perse poi  d'interesse nel 1659 col “Trattato dei Pirenei” che ebbe a fissare il confine con la Spagna nell'attuale posizione.

Col conforto di una piantina in francese percorriamo i punti salienti dell’interno del maniero.

 

 

 

 

 

Saliamo fino alla torre: che vista indescrivibile sulla pianura di Roussillon, Pyrénées e catena delle Hautes Corbières!  

Vediamo il punto d’incontro alla partenza del sentiero per il Castello, il paesino di Cucugnan adagiato nel fondo valle e dietro a questo, sulla montagna, lo Chateaux di Peyrepertuse che, data la lontananza,  pare una grande falesia.

 

 

 

 

Ma l’obiettivo della macchina fotografica ravvicina la “grande falesia”… e lo Chateaux di Peyrepertuse si mostra.

 

 

Come sempre localizziamo anche il puntolino bianco che è il nostro camper (che ora ha un nuovo compagno vicino).

 

 

Torniamo alla base e riprendiamo la tortuosa strada, fino a 

Cucugnan

che si trova su un minuscolo cucuzzolo in una bellissima, ampia, verdeggiante conca.

 

 

Sostiamo in una piazzetta (appena entrati in paese) di fronte all'ufficio del turismo e facciamo un giro per il semplice curato borgo, le cui stradine hanno il canale di scolo a centro strada.

 

 

Arriviamo a quella che é l'attrazione del paesino: un mulino a vento rimesso in attività ad inizio del 2000, dopo ben due secoli di disuso.

 

 

Con l’ancestrale farina macinata a pietra, vuoi che non comperi pane casareccio e dolci, dall'angusto forno sottostante?

 

 

Nel pomeriggio con una manciata di chilometri siamo a

Duilbac

Un altro piccolo paese, dal quale partono gli ultimi tre chilometri che conducono al parcheggio da cui inizia il sentiero per lo Chateax di Peyrepertuse.

Non saliremo a questo parcheggio e quindi al castello. La ragione é che ho una gamba dolente ma anche, per il vero, che ho “sofferto” parecchio la strada precedente (poco amante delle vertigini), e dall'ufficio del turismo di Cucugnan mi hanno detto che pure questa é parecchio esposta. Per solidarietà non salirà neppure Miki, se pur mi sono offerta di attenderlo in un bar. Tra l'altro é già tardino e non arriverebbe più a tempo per vedere dei rapaci che un falconiere fa volare ogni giorno (nei mesi di luglio ed agosto).

Ci perdiamo quindi Peyrepertuse (mt.800), il più grande castello medievale costruito nel Medioevo, posto coi suoi 2500 metri di muro di pietra su un crinale roccioso. Peyrepertuse che, durante l'epopea catara, si arrese senza battaglia dopo soli tre giorni di assedio, il 16 novembre 1240.

Ci accontentiamo pertanto di fotografarlo col paese di Duillac ai suoi piedi.

 

 

Anche Peyrepertuse allorché si arrese, passò  sotto la corona di Francia e venne utilizzato quale sorvegliante della frontiera spagnola.

Saliamo sul nostro giocattolo viaggiante, ripercorriamo la spettacolare strada che ci riconduce a Maury, dopo di che puntiamo verso la costa.        

Discorrendo di che faremo, consideriamo sarebbe ottima cosa fare acquisti di vini di zona, dopo tutti i vitigni perfettamente ordinati e curati che abbiamo visto in questi giorni, e che vediamo pure al momento.

Ci dirigiamo sempre con la D117 a

Rivesaltes

Non abbiamo neppure bisogno di andare a cercare un luogo dove vendano vini perché, caso vuole che, entrati nella cittadina e trovato facilmente il posto che ci aggrada per la sosta notturna, fatta manovra e sostato il mezzo tra gli alberi di una tranquilla piazza, scopriamo che proprio di fronte a noi c'é un “Caveaux des vignerons”, ed altri sono dal lato opposto del viale (coordinate N.42°46.070' E.2°52.204').

 

 

Entriamo nel negozio e l'eleganza delle vetrine é confermata dal modo di fare dei proprietari: ci offrono degustazioni stappando varie bottiglie. Siamo un po’ in imbarazzo perché Miki non è abituato a bere fuori pasto ed io che sono quasi astemia lo reggo per nulla, ma pare scortese non assaggiare … per cui assaggiamo. Acquistiamo una campionatura di diversi vini, ma siamo praticamente costretti a rinunciare alla passeggiata nella cittadina, in quanto, fatalmente, ci sentiamo un po' brilli!!

Oggi percorsi 59 chilometri

Domenica 7 agosto    

Abbiamo trottato parecchio in questi giorni ed abbiamo desiderio di trascorrere un paio di giorni al mare, per cui rinunciamo a vedere Riversaltes. Per contro prendiamo D83 ed approdiamo a

Barcares

usciamo all'uscita N.11.

In paese, sul lungomare, c'é un mercato enorme e tanta confusione alla quale non eravamo più abituati e della quale non sentivamo alcuna nostalgia. Lasciamo comunque il camper in uno dei molteplici parcheggi (gratuiti e zeppi) e diamo un'occhiata al mercato, per poi rifuggirlo praticamente subito.

Ripartiamo e percorriamo la costa, curiosandola, fino a Port Leucate.

Leucate è famosa per l’allevamento di ostriche e molluschi nel suo stagno, così com’é famosa per il vento di tramontana che attira migliaia di “figli del vento”, che praticano vela, windsurf ed altre discipline inerenti. Ogni anno a fine primavera si tiene una spettacolare danza delle vele nel “Mondiale del vento”.

E’ un piacere constatare che se pur questa costa è costruita parecchio, hanno saputo salvaguardarne l’aspetto naturalistico.

Noi però, visto che vogliamo stare un paio di giorni al mare ed a  

Gruissan

ci eravamo trovati bene ci torniamo.

Oggi percorsi 96 chilometri

Gruissan, come già ne ho scritto é alquanto …. sparsa. Questa volta scegliamo di andarci a fermare all'area sosta municipale sulla spiaggia, nella zona dove, come ho già raccontato, ci sono oltre milletrecento scenografici chalet montati su palafitte. Seguire indicazione Plage Chalet, giunti lungo il canale seguirlo fino in fondo. L’area sosta camper si trova lì: N.43°05,739 E.3°06.647' (Costo €.7,50 al giorno, qui però, contrariamente all’area Etang di Mateille, dove ci eravamo fermati all’andata, non c'é possibilità di allaccio alla corrente elettrica).

Accanto all’area sosta c’è l’enorme e lunga spiaggia (con varie docce all'uscita degli accessi) e, volendo provare il brivido delle moto d’acqua, sempre lì adiacente, c’è la possibilità di affittarle.

Naturalmente nei ristoranti si mangia del buon pesce e tutti pare vadano matti per le ostriche, che m’intrigano per nulla.

Gruissan ha il “difetto” di essere quasi sempre ventosetta e, se ne sono felici i surfisti, non è il massimo per stare in spiaggia. Pare non se ne curino però i turisti che ci vanno tranquillamente. Personalmente ho preferito aprire la brandina al riparo del camper. 

Il vento regala delle nuvole stupende sul far dell’imbrunire … mentre i pescatori (vacanzieri) fanno incetta di pesce.

 

 

 

Noi siamo affacciati a questo panorama, unici italiani tra diversi altri stranieri ed ovviamente francesi.

 

Mercoledì 10 agosto

Ci siamo riposati un paio di giorni e stamane si parte per l'ultima parte del nostro tour.

In questi giorni lo abbiamo attraversato, gli abbiamo viaggiato un tratto accanto, abbiamo visto dove c'é il suo bacino, ed ora vogliamo andarlo a vivere da vicino: sto parlando del

Canal du Midi

Patrimonio dell’Unesco, ideato da Pierre Paul Riquet, esattore di gabelle di Bezier, che coltivava il sogno di collegare l’Atlantico, o meglio la Garonna al Mar Mediterraneo attraverso un fiume artificiale.

Riquet fu deriso da tutti, ma non dal re Luigi XIV° che, lungimirante, comprese l’importante interesse economico nel collegamento dell’oceano al porto di Sète, allora in costruzione. Il progetto fu approvato e Riquet s’impegnò alla sua realizzazione. Furono impegnati dodicimila uomini per scavare il tracciato del canale, largo in media 18 metri e lungo 240 chilometri, tra il bacino di Thau (poco a sud di Sète) e Tolosa.

Pier Paul Riquet trovò l’acqua necessaria dalla Montagne Noire nel Massiccio Centrale. Costruì una diga a Saint Ferrol e risolse il problema dei dislivelli con 16 chiuse.

Il costo della costruzione fu esorbitante, e quando da Versailles a Riquet non giunsero più fondi per portare a termine l’impresa, impegnò tutti i suoi averi. Non ebbe però l’onore di vedere l’inaugurazione del canale, in quanto morì un anno prima. L'inaugurazione avvenne il 15 maggio del 1681 con l’apertura delle dighe ed il conseguente flusso dell’acqua nel canale.

Nel 1838 iniziarono i lavori del canale laterale alla Garonna da Tolosa a Castets en Dorthe, nella Gironde. Dieci anni dopo, nel 1848, il sogno di unire il Mediterraneo all’Atlantico era compiuto.

 °°°

Dirigiamo quindi su

Bezier

anch'essa legata ai catari.

Bezier é stata chiamata “l'indomita” perché nel 1209, durante il periodo della prima crociata, Armand Amaury non potendo riconoscere chi non era cataro durante la battaglia (come ho già citato più sopra raccontando dei catari), dichiarò “Uccideteli tutti, che il Signore riconoscerà i suoi”.

A Bezier ci sono le famose

Chiuse di Fonsérannes

dove il Canal du Midi é gestito affinché le barche possano superare il dislivello. Chiuse che danno l'impressione di ascensori che scendano verso Bezier, invece si sale anche.

Se volevamo vivere il Canal du Midi da vicino, più di così non avremmo potuto: siamo parcheggiati proprio lungo il Canale ed a due passi dalle chiuse (Quai du Port Notre Dame: N.43°19.933 E:3°12.189).

 

 

Dalla collina dove sono poste le chiuse, fino al fiume Orb, si misura un dislivello di 25 metri. Nove sono le paratoie che si aprono successivamente ed otto i bacini (o vasche) ovoidali.  A lato ci sono delle rampe di scale.

 Assistiamo per un bel po' allo “spettacolo” del passaggio dei battelli fino alla cima. Non ho calcolato il tempo esatto, ma credo rasenti l'ora.   Battelli che si possono anche affittare senza la patente. Ci racconterà una francese che sua figlia con degli amici hanno affittato un battello per una settimana ed hanno speso ottocento euro.

 

 

 

Le paratoie si aprono o si chiudono, quindi l'acqua entra od esce, a seconda delle necessità.

 

 

 

 

 

Sorpassate le chiuse, il canale forma uno slargo per poi riprendere il suo corso fiancheggiato da stupendi e secolari platani.

 

 

Tra gli alberi ed il canale corre un sentiero percorribile pure in bicicletta, anche se un po’ disagevole per le radici dei platani che fuoriescono ed il terreno un po’ dissestato. Noi ne percorriamo un buon tratto nel dopo pranzo, con i platani che regalano panorama e ombreggiano quasi sempre il sentiero.

 

 

Un battello con dei turisti a bordo ci passa accanto mentre osserviamo il panorama. Allorché riprenderemo la nostra pedalata sorpassarlo non sarà punto difficile per quanto la loro velocità di crociera è bassa.

 

 

Pedaliamo per circa due ore e mezza, dopo di che torniamo al camper e, rimpinguate le borracce di beveraggio, ripartiamo per la Cattedrale S.te Nazaire che, da dove siamo in sosta, vediamo già benissimo, se pur lontana.

 

 

Ci fermiamo a fare la classica fotografia da cartolina con il fiume Orb che passa sotto il duecentesco Pont Veiux dalle 17 arcate.

 

 

Arranchiamo verso la Cattedrale posta su una collinetta alta settanta metri e la strada sale, sale, sale, e prima di arrivarci … sale ancora di più. Insomma una rampa da bici per le orecchie, per quanto mi riguarda, e Miki scende per tenermi compagnia ed aiutarmi a spingerla nell’ultimo tratto.

Arriviamo dal lato orientale della S.te Nazaire

 

 

Nei giardini prospicienti c'é una balausta che guarda la città, ed il panorama ripaga per la fatica.

Entriamo nell'edificio gotico del XIII°-XIV° secolo, che all'interno ha affreschi del XIV° secolo ed un grande organo.

 

 

Il chiostro trecentesco oggi é chiuso, però c'é possibilità di salire sul campanile (ed é perfino gratuito). Due strette rampe di scala a chiocciola conducono alla sommità. La prima di 60 alti gradini, che voltano a destra,  arriva fino ad una balconata che affaccia sull'interno della chiesa. La seconda ne ha 108, altrettanto alti, che voltano a sinistra. 168 gradini! Tant'é per guadagnare la sommità e godere dell’ampio e spettacolare panorama che si presenta ai nostri occhi: i pinnacoli della S.te Nazaire, il fiume Orb e la città tutta intorno.

 

 

 

 

Percorriamo ancora qualche vecchia e caratteristica rue attorno alla Cattedrale e vorremmo andare a vedere i palazzi che hanno fatto bella la città, intorno alla metà del 1800, quando i vignaioli di zona si arricchirono con la produzione del vino, nonché la statua dell'artefice del Canale du Midì: Paul Riquet. Però è già praticamente l’ora di cena e le mie gambe cominciano a sentire i passi e le pedalate,  per cui riprendiamo la strada del ritorno.

In serata il parcheggio si svuoterà del tutto dalle auto, resteremo solamente in quattro camper (non che oggi ce ne fossero tanti di più): un tedesco, due francesi e noi.

Mentre il giorno sta cedendo alla notte, davanti alle escluses che richiamano, si dice, trecentomila visitatori all'anno, ormai non c'é più nessuno. Su una panchina, guardando il canale, conversiamo con una coppia di francesi che hanno il camper dietro il nostro. Ed il buio offre il panorama della città vecchia con la Cattedrale che occhieggia illuminata.

Oggi percorsi 77 chilometri

Giovedì 11 agosto

Passiamo all'arena che si dice essere la più grande d'Europa, ma é impossibile trovare un parcheggio per lasciare il camper. Transenne chiudono varie strade in tutta la zona, la ragione è che c’è gran fermento di preparativi per la festa di Ferragosto, dove nell'arena si terranno corride. Desistiamo e lasciamo quindi la città.

 

Con Bezier il nostro tour nei paesi e castelli catari medievali termina.

 

Prendiamo l'autostrada per far di volata i chilometri che ci separano dal 

Pont du Gard

Il sito archeologico (ben segnalato da che si lascia l'autostrada) è supportato da un immenso parcheggio chiuso da una sbarra. All'ingresso si prende un ticket (costo 15 euro) che si pagherà all'interno dell'Espace Culturel, dove c'é il centro visite, e sarà convalidato all’uscita.

Il pagamento comprende parcheggio, visita al sito e tutto quanto é visitabile all'interno dell'Espace Culturel: dal filmato sul luogo, all'esposizione multimediale, nonché alle mostre del momento. Noi vedremo una mostra di quadri.

C'é molta gente e con gli altri sciamiamo verso l'area archeologica. Non capisco la ragione per la quale molti abbiano con sé delle borse-frigo. Lo comprenderò poco oltre: lungo il fiume ci sono delle deliziose spiaggette e c'é perfino la possibilità di andare in canoa.

 

 

D'improvviso tra le foglie appare lo stupefacente ponte sul Gardon, che  è solamente la piccola parte di un acquedotto romano, costruito nel 19 a.C., composto da 64 archi suddivisi su tre piani che raggiungono l'altezza di 44,87 metri e 490 in lunghezza. La pendenza originale era di 25 centimetri al chilometro.

Lungo ben cinquanta chilometri, l'acquedotto collegava le sorgenti dell'Eure, nei pressi di Uzés, a Nimes: una delle più importanti città gallo-romane. La realizzazione dell'acquedotto, mirata ad offrire alla città nuove possibilità di fontane e terme, ebbe però lo scopo recondito di accrescere il prestigio della città all'interno dell'impero romano.

Passiamo sulla riva destra del fiume attraversando il ponte sul passaggio posto sulla prima fila di archi.

 

 

Il condotto fu utilizzato per 140 anni e poi abbandonato e smantellato, eccetto il Pont du Gard, in quanto da conduttura d'acqua divenne ponte di passaggio per la gente.

 

 

 

Attraversando una galleria scavata nella roccia, si trovano ancora i ruderi del proseguimento del ponte.

 

 

 

Molto interessante è pure una grotta preistorica.

 

 

Riaccendiamo i motori nel pomeriggio e passiamo per la sempre affascinante  Avignon, nella quale ci concediamo solamente una breve sosta in quanto l'abbiamo vista più volte.

 

 

Seguiamo la D22, poi svoltiamo sulla D149 ed andiamo a fare il percorso nel Parc Regional du Luberon, che sarebbe dovuto essere compiuto all'inizio del nostro viaggio e rimandato a causa del tempo inclemente.

Eccoci quindi in tardo pomeriggio a

Roussillon

graziosissimo paese sulla collina a 314 metri di altitudine.

 

 

Ad inizio paese, proprio dove c’è una palina col divieto ai camper, è a disposizione dei fruitori dei nostri mezzi uno dei due parcheggi adibiti a sosta camper e auto: €. 2,00 8/22, €.5,00 22/8 (accanto ci sono delle toelette pubbliche: volendo c’é possibilità di asporto acqua).

Oggi percorsi 222 chilometri

Venerdì 12 agosto

Abbiamo quasi sempre trovato notevoli escursioni termiche tra il dì e la notte, ed anche qui alle otto di mattina ci sono solamente 15 gradi. Oggi come ieri ed altri giorni, verrà caldo fino a toccare i 35 gradi, sarà ventilato, non fastidioso e, come sempre … cammineremo molto.

In pochi minuti raggiungiamo ed attraversiamo il paese, in fondo al quale inizia

Le sentier des ocres

E' molto piacevole inoltrarsi nello scenario dove un pittore pare abbia voluto arricchire il paesaggio sfumandolo in tutte le tonalità del color ocra. E lo scenario  ricorda un po’ la Cappadocia.

 

 

 

 

 

 

C'é un percorso breve di poco più di mezz'ora ed un altro più lungo di un'oretta. Faremo quello lungo, ma ci metteremo molto più tempo del previsto, in quanto ce la prenderemo comoda girando qui e là ad ammirare e fotografare.

Terminato il giro andiamo a visitare il caratteristico paesino anch’esso dalle tonalità dell’ocra, molto ben tenuto e tutto arroccato.

 

 

 

 

La chiesetta di Saint Michel, in cima al paese, risale all'XI° secolo ed é situata all'interno delle fortificazioni dell’antico castello.

 

 

       

Tanti i negozietti e ristorantini che invitano a derogare su eventuali diete e, dopo aver camminato quattro ore … non ci resta che derogare.

Nel pomeriggio ci rechiamo al “Conservatuar des ocres” (costo dell'ingresso €. 6,00), che si trova ad un chilometro suppergiù, dalla nostra sosta,  sulla strada per Apt.  

 

 

Si tratta dell'ex fabbrica della famiglia Mathieu, da loro condotta per ben  quattro generazioni, dal 1870 al 1940, poi ceduta ad altri ed andata in disuso. Nel 1994 col contributo del comune di Roussillon é stata restaurata.

Valido aiuto nell’opera di restauro é stato un vecchio capomastro della fabbrica che ha contribuito al rimontaggio delle macchine, consentendo quindi ai visitatori di vederla com’era allorché era in funzione. In un interessante percorso con una guida in francese, si accede ai vari passaggi: dallo scarico dell'ocra estratta dalla cava, dapprima trasportata fino qui coi cavalli e poi con mezzi meccanici, al lavaggio, all'essicazione, alla cottura (dove l'ocra prendeva varie tonalità di sfumature, mai una eguale all'altra).

 

 

 

Infine l’ocra veniva setacciata nel mulino

 

 

confezionata e spedita in ogni parte del mondo con particolari etichettature.

 

 

C'é perfino un laboratorio d'applicazione colori sulla stoffa.

In una sala ci sono varie giacchette appese ed ognuna ha preso il  colore dell'ocra che l’operaio lavorava. E' da considerare che allorquando i blocchi di ocra venivano frantumati, filtrati e setacciati, la polvere formava una coltre che non permetteva agli operai di vedere oltre i tre metri. Certo c’è da domandarsi quale fosse la qualità della salute di detti operai??

       

 

Tornati al camper e girata la chiave dell'accensione del motore, scendiamo per la D104, poi la D201 fino ad Atp e svoltiamo sulla D22 per andare a 

Rustrel

Siamo a 361 metri di altitudine e, come il solito, pare di essere in un paese di montagna per come é conformato.

Ci sistemiamo nella prima piazzetta, entrando nel paese, con altri tre camper (nessun italiano). La gente del posto, come altrove, passa e ci saluta con cordialità.

Mentre Miki va a farsi una pedalata “seria” in mountain bike, con la scusa di un giro di perlustrazione del luogo dove vogliamo andare domani, io vado a fare una passeggiata nel paesino.

Entro nel villaggio e faccio qualche chiacchiera per informarmi se a Sault (un paese ad una quarantina di chilometri più su di qui) hanno già tagliato la lavanda. Ciò in quanto vogliamo andarci per la “la festa della lavanda” che si terrà a Ferragosto. Come avevo già sentito, mi confermano che normalmente la tengono nei prati per l’occasione, però quest’anno è stato molto caldo nei mesi di aprile e maggio …

La sera sotto l'orologio del Comune, ci sarà un gradevole concerto jazz, alquanto suggestivo, per la scenografia della piazzetta, che presenta dei gradoni semicircolari: quasi una minuscola arena.

 

 

 

 

Oggi percorsi 20 chilometri

Sabato 13 agosto

Ci spostiamo dalla tranquilla piazzetta per raggiungere il grande parcheggio in pineta, praticamente deserto, di quello che è chiamato il

Colorado Provençal

costo della sosta giornaliera per il camper €. 6,00 (si può stare anche la notte: 10 euro, ma non ci sono luci nella pineta).

Ci viene consegnata una piantina dove sono indicati tre sentieri: corto, medio, lungo. Noi scegliamo il medio che dovrebbe durare due ore. Cammineremo invece tre ore e mezza in quanto, non seguiremo solamente quel percorso.

Il sentiero per buona parte ombroso ed immerso nel verde del bosco di querce e pini, è alquanto sassoso e parte in notevole salita.

 

 

Ci condurrà in quota a superare i picchi delle rocce che si fanno vedere da un vertiginoso belvedere.

 

 

 

Il vottolo poi scende, sempre sassoso, per condurre in una zona chiamata “ Il Sahara”.

 

 

 

 

 

Allorché stavamo iniziando il sentiero, la mattina, una coppia di Grenoble, stava giungendovi con noi ed abbiamo socializzato: la signora, Enza, ha origini italiane. E’ stato quindi piacevole conversare e camminare con loro scambiandoci opinioni sul curioso tragitto. E, cammin facendo, i due uomini si sono anche cimentati a tappare i buchi di un piccolo canale sopraelevato che perdeva acqua.

 

 

Al ritorno la pineta é irriconoscibile: sono arrivate auto a frotte. Non credo tanto per l'attrattiva del sentiero tra le rocce, quanto per il fatto che nella pineta sono posizionati tavoli da picnic che, infatti, sono tutti occupati. Ma non c’è rumore, esattamente come sempre é accaduto nelle tante aree picnic che abbiamo incontrato nel nostro andare.

A metà pomeriggio arranchiamo per la salita che da Rustrel conduce a Sault e facciamo più d'una fermata per vedere il panorama del “Colorado Provençal” dall'altro lato della valle.

 

 

Non facciamo purtroppo però soste a fotografare la lavanda come mi piacerebbe tanto.

La strada sale fino ad 850 metri d'altitudine e poi comincia scendere un poco (Sault é sui 750) e di fiori di lavanda neppure l'ombra: vediamo solamente tantissimi filari di ordinati cuscinetti …. di steli. Chissà che spettacolo sarebbe stato vederli fioriti!

Arriviamo nei pressi di S.Cristol (abbiamo fatto da Rustrel circa una trentina di chilometri) e ci diciamo sia inutile fare l’ultima decina per trovare la lavanda, è evidente come sia già stata tagliata a causa del clima caldo anticipato di maggio, d’altra parte mi era stato già larvatamente preannunciato a Rustrel.

Poco c’importa di arrivare quindi a Sault per assistere alla festa della lavanda, se la lavanda nei prati non c’è più. Pertanto … inversione di marcia, e giù ancora dalla panoramica strada fino ad Apt, che scansiamo per prendere la N100 che ci condurrà fino a

Mane 

che si trova ad una decina di chilometri prima di Forcalquer dove avremmo voluto fermarci, se non fosse stato che, ad inizio paese, lungo il viale alberato, avessi visto una costruzione un po’ sopraelevata con un’insegna attraente: “Maison des produit de Pays”.

A proposito di viali alberati, detto per inciso, se ne incontrano tanti e stretti per questa benedetta N100 che, se pur scenografici e belli da vedere per come gli alberi sono nodosi e ben curati, sono pericolosissimi: una macchina ed un camper che s'incrociano, sono già di misura superiore alla carreggiata

Sostiamo davanti all’invitante edificio ed entriamo. Hanno composte d'ogni genere, olio, saponi, lavanda, miele, cocci ed anche qualche genere di abbigliamento provenzale. Usciamo con di tutto un po’!!

        Facciamo una passeggiata per il minuscolo ordinato paesino.

 

 

Mangiamo una pizza gigantesca ed ottima, e credo che già tutti ci abbiamo riconosciuto quale forestieri, perché ci salutano con cordialità.

Cordiale è anche il prete che finita la celebrazione della Messa, davanti al portale della chiesa, saluta tutti i fedeli uno ad uno e mi colpisce per come si posiziona nei confronti dei fedeli … dal basso verso l’alto. Che le mie siano riflessioni condizionate dal percorso cataro??

 

 

E la notte la trascorreremo davanti alla “Maison des produit de Pays” coi lampioni e la scala della costruzione a farci luce, se pur i proprietari del negozio ci avevano invitati a sostare più accanto all’edificio dal lato interno.

Oggi percorsi 71 chilometri

Domenica 14 agosto

Tappa in mattinata a Forcalquer, anche per fare spesa “seria” in un grande supermercato (così arriveremo a casa approvvigionati non solamente di goloserie) e facciamo quattro passi nella graziosissima località di villeggiatura.

Dopo di che dirigiamo su

Savine Le Lac

ed il suo bel lago.

 

 

Oltrepassiamo il paese e ci accostiamo bordo lago accanto la scuola di surf, un po’ defilati dal gran un numero di camper in libera su un grande spiazzo che degrada alla spiaggia (ci sono servizi con possibilità di asporto acqua).

 

 

Il lago è punteggiato di surfisti che si esibiscono in giravolte trainati dal paracadute e ci attardiamo un poco ad osservarne uno in particolare, decisamente bravo.

 

 

Il sole oggi é velato e pare voglia addensarsi in nuvolaglia, c’intriga poco stare qui … tanto per restare. La notte, inoltre, è prevedibile lasci questo bel posto nel buio più totale, visto che non vediamo lampioni.

Ed allora …  non tantissimi chilometri ci separano da Oulx, la nostra casa in montagna: questa sera non dormiremo più in camper.

Attraversiamo la caotica Briançon che attende una gara podistica, scavalchiamo il Monginevro e siamo in Italia.

Vuol dire che il Ferragosto, anziché festeggiarlo con la lavanda di Sault, lo festeggeremo con gli amici stanziali di Oulx, dove resteremo fino a fine mese. 

Oggi percorsi 217 chilometri, altri 80 mancano per arrivare a Torino.

°°°

Il viaggio, già preannunciato interessante in quanto mirato ad un percorso storico, lo è stato ancor più del previsto, anche perché inaspettati sono stati i panorami nei quali le città ed i paesi catari sono immersi.

Molto piacevole é stato poter assaporare la sobria eleganza delle piccole città, la calma dei paesi, il gusto antico dei villaggi arroccati. Ed ovunque è apprezzabile il palese e forte desiderio di mantenerli puliti ed il più possibile aderenti alla loro originale veste medievale. Escluso Rennes le chateaux che, come ho già detto, m’è parso artificioso.

Le zone visitate ci hanno presentato il vantaggio di non essere stati circondati dal caos del turismo di massa, ma da quei pochi che, come noi, intendevano visitarle per curiosità anche storica, oppure da appassionati del camminare (soprattutto coi bastoncini come fanno in Francia ed al Nord) nella bella natura montana che circondava sia le zone catare, che poi Roussillon e Rustrel.

Stupendo è stato viaggiare, per lunghi tratti, immersi nell’amena e curata campagna. Ed occorre dica a proposito di  strade, che anche le più impervie e fuori mano, su per i bricchi dove sono posizionati i castelli catari, sono ben tenute.

Pochissime le targhe italiane e pochissimi gli italiani coi quali abbiamo interloquito, per giorni, addirittura, non ne abbiamo incontrati.

A prescindere dal fatto che noi abbiamo parecchia autonomia, avendo due serbatoi di carico, scarico e nere, tanti sono i punti sosta con c/s oppure altre soluzioni, che i francesi hanno messo a disposizione degli amanti del vivere in plein air nel percorso che noi abbiamo effettuato.

Ed in ultimo, ma non ultimo, perché ci piace molto … abbiamo vissuto il camper spesso in libera, senza domandarci neppure se fosse il caso di cercare un’area di sosta: certo perché non c’erano divieti, implicito (ne abbiamo trovati alcuni solamente nei posti più frequentati), ma soprattutto in quanto i luoghi c’ispiravano pace e tranquillità.

 

Torino, 4 settembre 2011

 

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