IN CALABRIA

VAGABONDANDO PER TUTTA LA COSTA

e…..passando e ritornando dal Cilento

 

Dal 14 luglio al 13 agosto 2009

 

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            Per queste vacanze estive mio marito ed io decidiamo di andare in Calabria, e precisamente di percorrere tutta la costa calabrese. Ne conosciamo già in parte, come in parte conosciamo le sue città. Al termine del viaggio ci diremo che occorrerà tornare ancora e ancora, perché avremo lasciato molto da vedere e molte conoscenze da ritrovare.

            Con mio marito abbiamo sempre visto il camper, quando si affronta un viaggio, come “il mezzo” che ci deve consentire di “vivere” i luoghi, ed i luoghi si vivono soprattutto tra la gente. Per cui, per quanto ci è stato possibile (non dimenticando però le dovute cautele), abbiamo sempre evitato campeggi ed aree di sosta, in favore delle soste libere.

Saremo fortunati, anche questa volta di poter effettuare il viaggio progettato nel modo che più ci aggrada, se pur non disdegneremo le aree di sosta, per qualche giorno di riposo e per le ovvie ragioni di carico e scarico delle acque (che ci serviranno poco, in quanto le persone che ci offriranno il carico dei nostri capienti serbatoi, spesso e volentieri ci apriranno pure i pozzetti di scarico delle loro case).

            Data la stagione sarà un viaggio un po’ condizionato dal caldo. Caldo che, se pur scevro di umidità, si farà molto sentire. Proveremo per la prima volta a percepire sulla nostra pelle la temperatura dei 49,1 gradi all’ombra, non dichiarati dai canali ufficiali, ma certificati in zona. Tali condizioni atmosferiche ci faranno convalidare l’ottima idea di stare sulle coste il più possibile, derogando pure sulla visita di alcuni siti archeologici poco consoni al clima torrido e trascureremo del pari le città. E’ da considerare, per il vero, circa il clima, che vi sarà sempre escursione termica tra il giorno e la notte, per cui non avremo mai caldo la notte e, per la maggior parte delle notti, pare incredibile, cercheremo pure un copriletto.

14 luglio

            Il pomeriggio cede quasi il posto alla sera, quando partiamo da Torino ed iniziano le nostre vacanze con direzione il profondo Sud d’Italia. Sostiamo, per la notte, in autogrill nel pressi di Sarzana.

(Km. percorsi 260)

15 luglio

            Sono da poco scoccate le ore dieci e arriviamo all’area di sosta di  Torre Mozza, che dista meno di una manciata di chilometri da Follonica (che si scorge nella foto che segue).

L’area è priva di alberi però è compensata dalla fresca pineta che la divide dal mare. Non vi è corrente elettrica e non ci sono lampioni ad illuminarla di notte. Nel costo della sosta è compreso il carico e scarico che si trovano a poche centinaia di metri.

            Il mare è sempre bello e pulito (inalbera la bandiera blu), e il clima è ventilato, come sempre ci è accaduto di trovarlo da queste parti. Per cui sole e mare e, nel pomeriggio una lunga pedalata in bicicletta fino in fondo a Follonica. Un revival del passato, quando si poteva parcheggiare il camper nel centro della cittadina, in uno piazzo con solo la passeggiata (pedonale) lungomare da attraversare per essere in spiaggia (mio marito ci lasciava pure il windsurf). Lì accanto mangiavamo un ottimo cacciucco al ristorante Lanternina: lo andiamo a riprovare, é sempre valido.

(Km. percorsi 170)

16 luglio

            Decidiamo di non fare tappe intermedie e raggiungiamo Marina di Casal Velino in Cilento.

(Km. percorsi 580)

            Manchiamo da questi posti da ben 14 anni e sono ad attenderci, nelle loro case di vacanze, la sorella ed il cognato di mio marito, con figlio, nuora e nipote, tutti già in ferie. Sarà pure momento d’incontro coi vecchi amici Olimpia e Gianni e non mancherà il celebrare la rimpatriata, con un’ottima cena seguita dal ballo, al ristorante Boschetto di Stella, un paesino nelle vicinanze.

            La zona negli anni è mutata, le costruzioni si sono moltiplicate, ma con garbo. Il mare a Marina di Casal Velino (come ad Ascea dove andremo) è sempre trasparente coi pesciolini a scorrere tra le gambe e sulle spiagge sventola la bandiera blu a certificazione.

La Torre di Velia continua a guardar giù, con la sua necropoli che rivisiteremo, anche perché dall’ultima volta che siamo venuti gli scavi sono stati ampliati.

Elea, l’attuale Velia, fu fondata dai coloni greci per favorire gli scambi con le popolazioni italiche e godette di splendore ed autonomia. La sua scuola medica dette le radici alla Scuola Medica Salentina. In epoca Romana, prese il nome di Velia e fu autonoma, coniò moneta e fu importante per la sua flotta navale. Ospiti di Velia furono Cicerone ed Orazio. Fu pure sede vescovile. Coi saraceni subì notevoli incursioni e s’impoverì. La Torre che ancora si vede fu costruita contro le incursioni dal mare.

Gli scavi iniziati nel 1921 continuano tutt’ora. Nel suo piccolo teatro del IV° secolo ancora oggi si tengono spettacoli teatrali e sono in cartellone pure in questo periodo. Ci perdiamo Fedra per un pelo.

18 luglio

            Lasciamo il giardino di eucalipti giganti, limoni, oleandri, prugne, fichi (che, delusione, non sono ancora maturi) e di tutto un po’ dei parenti, perché Miki vuole mettere in mare il Windsurf. Ci spostiamo di pochi chilometri: ad Ascea Marina (dove vi è un’area di sosta, sul lungomare che fa angolo con via Kennedy: costo 10 euro, c.s. Non c’è la luce elettrica). E lo mette in mare il windsurf, però, appena lui va “fuori” si scatena un brevissimo temporale, quanto imprevedibile e furioso, corredato di pioggia, vento, lampi e tuoni. M’impensierisco, il vento però, fortunatamente, è dalla sua.... torna a riva.

19 luglio

            Ancora un’occhiata al mare: è mosso. Il windsurf prende la strada del tetto del camper. Passiamo ad approvvigionarci delle verdurine fresche dell’orto di mia cognata e proseguiamo il nostro viaggio verso la Calabria.

Partono con noi Tina e Rino, due simpatici napoletani coi quali abbiamo stretto amicizia all’area di sosta di Ascea. Ci seguiranno fino a Diamante dove si fermeranno per un breve periodo di vacanza.

            Infilata la variante della N.18 a Vallo scalo, percorriamo l’ottima superstrada, a due corsie per ogni senso di marcia, che si snoda, in splendido panorama verdeggiante di fitta boscaglia e paesini appesi ai monti del Parco del Cilento, per tuffarsi nel Golfo di Policastro, a Policastro Bussentino.

Poco prima di Sapri, in sterrato, prospiciente il mare, con a lato la spiaggia, ci fermiamo per il pranzo: siamo a Capitello, dinnanzi al camping Porta del Mare.

       La N.18 fino a Maratea, viaggia alta ed è tanto spettacolare quanto stretta. La seccatura è che io soffro di vertigini!!

            Nel tortuoso costeggiare, tutto ad un tratto sulla cima della montagna che sovrasta Maratea, appare la statua del Redentore a braccia spalancate (poco però si vede nella foto sottostante).

            La città vecchia ci è preclusa: è transennato l’ingresso (un vigile c’informa che in questo periodo è accessibile solo per carico e scarico).

            Saliamo le pendici della montagna per raggiungere la statua del Redentore, mentre la sgradevole sensazione di vertigine mi sale, col salire degli stretti tornanti a strapiombo.

Lo spettacolo però è fantastico: mare blu, costa frastagliata e l’isola di Dino che occhieggia dal mare: da fermarsi ogni momento.

Tina e Rino due anni fa erano arrivati col camper fino alla Statua. Ora ci si ferma più in basso in un parcheggio: costo 10 euro per 24 ore (e se ci si ferma di meno, la cifra non cambia). Nel prezzo è compresa la navetta che conduce fino al Redentore. Occorre dire che poco prima del parcheggio vi è possibilità di sosta non a pagamento e si può salire a piedi.

Scendo dal camper un po’ mal concia. Guardo la specie di ottovolante, sospeso su poderosi pilastri che è l’ultimo tratto di strada che conduce al Redentore e, se pur mi dispiace molto, dichiaro forfait. Miki, protettivo, preferisce starmi accanto. Non salgono neppure Tina e Rino essendoci già stati. Il cielo tra l’altro si è oscurato improvvisamente: che mi stia tenendo mano? Difatti, discendiamo a mare ed il sole torna splendere ed anch’io torno all’abituale forma.

Ma.... una fotografia del "Redentore" mi giunge dagli amici Clelia e Mimmo che non soffrono di vertigini e sono passati anche loro da Maratea

Riprendiamo la N.18 che continua a viaggiare alta sulla scogliera presentando tante piccole deliziose insenature.

Dietro uno dei tanti tornanti appare Praia Mare col suo lungo sabbioso arenile con l’isola di Dino a stargli di fronte (nei parcheggi si notano pure alcuni camper in sosta).

Siamo diretti a Diamante: transitiamo per Scalea, Grisolia e Cirella, per poi andarci a parcheggiare nell’area di sosta “Tropical”, che si trova tra Cirella e Diamante, con la visione dell’ Isola di Cirella che le sta davanti.

Ottima l’area di sosta in riva a mare, in gran parte ombreggiata, con tutti i confort, compresa l’animazione serale. Il costo in questa stagione è di 15 euro giornaliere. Un trenino panoramico transita dinnanzi l’ingresso (ad orari) e conduce fino alla vicina Diamante.

(Km. percorsi 143)

20 luglio

            La mattina, percorriamo in bicicletta il circa chilometro che ci separa da Diamante, che si staglia, con le sue case addossate l’una all’altra, in ottimo impatto scenico, su una roccia che cala a mare.

L’abitato, nel dedalo delle sue viuzze e scale, è rallegrato dai tanti murales, che artisti italiani e non, fin dal 1981 hanno iniziato a dipingere sulle pareti delle case.

            Mi era noto che Diamante fosse famosa per il peperoncino (a conforto, spesso e volentieri, si vedono coreografici balconi addobbati con corone di peperoncini ad essiccare al sole) non avrei però immaginato vi fosse addirittura un’ “Accademia Italiana del Peperoncino” che, ci dicono, si trova accanto al Municipio. Vogliamo mica perdercela??

   Il presidente, Enzo Monaco, col quale scambio due parole, ha un impegno impellente, se ne scusa e mi omaggia, tramite la segretaria, di due libri: “Sua maestà il peperoncino” e “Il peperoncino nel piatto”, di cui è autore, nonché di un paio di numeri del periodico “Pic”, di cui è direttore: una rivista sempre inerente al peperoncino, ma anche ricca di altri argomenti, presentata in elegante carta patinata.

Tanto protagonista è “sua maestà il peperoncino”, che la città di Diamante, ogni seconda domenica di settembre, gli dedica perfino un Festival.

         Torniamo all’area. Ci fiondiamo in spiaggia ad assecondare un po’ di pigrite, stesi al sole col venticello che rinfresca la calda giornata, conversando con Tina ed il marito. Con gli stessi ceneremo festeggiando la nostra conoscenza ed il nostro arrivederci: domani noi proseguiremo il viaggio.

21 luglio

            Andiamo per paesi…. Entriamo in Marina di Belvedere, Cetraro, Guardia Piemontese, Paola. A Paola rischiamo d’incastrarci e…. usciamo. Rientriamo ad Amantea

dal cui alto colle fa mostra di se il Castello, con le mura protese ad abbracciare l’abitato fino al mare. Un mare che lungo la sua spiaggia consente ancora delle soste libere.

Di Amantea la storia ricorda che fu caposaldo territoriale e resistette a numerose incursioni piratesche, ebbe però a doversi dare vinta per fame a Napoleone, nel 1806, dopo un lungo assedio da questi perpetrato nei confronti della città stessa.

Ci fermiamo, per il bagno ed un pranzo quasi pomeridiano, a bordo spiaggia subito dopo Amantea, in località La Tonnara (vi sono molte spiagge accessibili).

            Nel pomeriggio inoltrato approdiamo a Gizzeria Lido, un semplice e ordinato paese all’inizio del Golfo di Sant’Eufemia. Sostiamo nell’ultima piazzetta a sud, tra le case. All’occorrenza una fontanella è alle spalle, così come alle spalle è l’arenile ed il mare. Una pasticceria è di fronte al nostro camper ed un ottimo ristorante è in fondo alla passeggiata verso nord (non ne ricordo il nome): consigliabili entrambi.

Vorremmo fermarci un giorno, ma la sera, ci riferiscono i locali, il mare in questi giorni é poco pulito, per cui domani procederemo.

(km. percorsi 125)

22 luglio

            La prima tappa è Pizzo con la chiesetta di Piedigrotta, interamente scavata nel tufo, fu inizialmente costruita da pescatori napoletani nel XVII° secolo, a ringraziamento per essere scampati ad un naufragio e per custodire l’immagine della Madonna scampata anch’essa dal naufragio.

La chiesa-grotta è un gioiello, ma è anche rappresentazione di  “dedizione” da parte di due artisti. A fine ‘800 Angelo Barone, un artista locale, lavorò per anni all’ampliamento della grotta e scolpì, direttamente nel tufo, centinaia di statue grandi e piccole, raffiguranti la storia del Vangelo e della vita dei santi. Il figlio lo seguì nell’impresa e scolpi anch’egli varie statue, nonché una sorta di presepe intorno alla Madonna. L’insieme è altamente suggestivo, e  la luce che filtra dalle rocce lo esalta ancor più.

        La chiesetta si trova in riva mare, in un “delizioso angolo di mondo”, proprio all’inizio della città (un’indicazione turistica la segnala). Vi è possibilità di parcheggiare  sulla N.18 che stiamo percorrendo, accanto alla scala che conduce al mare e quindi alla grotta (costo del tiket d’ingresso €. 2,50). Un peccato non aver indossato il costume da bagno, sarebbe stato bello immergerci in quello scenario al termine della visita.

Un paio di curve verso il centro di Pizzo e la strada si allarga in una sorta di piazza. Esce una signora che ci dice di lasciare il camper tranquillamente e ci indica un vicoletto a gradini che conduce alla strada principale per il centro città.

Discendiamo le scale dei suggestivi vicoli e siamo nel medievale centro storico edificato su una rupe che si getta a mare, dominata dal Castello Aragonese, costruito nella seconda metà del XV° secolo.

Nella vivace piazza della Repubblica dei tanti bar e dehorts (dove mangiamo un fantastico gelato al tartufo), ci rechiamo alla chiesa dell’Immacolata. Dalla stessa piazza si accede al belvedere ed al Castello, famoso per esservi stato prigioniero e poi fucilato Gioachino Murat, allorché cercò, con un manipolo di fedelissimi, di riconquistare il Regno di Napoli.

Anche dal Castello, ci si affaccia in belvedere sui fondali trasparenti del mare e si sbircia la costa fino a Punta Safò.

                 Proseguiamo il viaggio e giungiamo a Tropea che appare su un masso di arenaria compatta, con uno splendido mare turchese ai piedi, i cui primi insediamenti risalgono all’età preellenica.

Scendiamo al porto dove ampia è la possibilità di sosta, pure ombreggiata se si è fortunati di trovarvi posto (occorre porre attenzione di entrare in Tropea al primo ingresso per la città, ciò in quanto a nord vi è un sottopasso la cui altezza non è segnalata e non è sufficientemente alto per i nostri mezzi). Vi è pure un’area custodita dentro il campo sportivo (fornita di acqua e nulla più): costo 15 euro (per 24 ore), con navetta gratuita per Tropea.

Sostiamo fuori per pranzare perché è più ventilato ed entriamo successivamente nel parcheggio per lasciare il camper in tranquillità onde salire a Tropea. Romano, il custode, un ucraino che vive da 10 anni in Italia, cortesissimo, ci accompagna in città e ci verrà a riprendere previa telefonata.

            Ci portiamo in piazza Ercole dove un monumento celebra il filosofo locale  Galluppi. Notevole il palazzo del settecento, già sede vescovile ed ora sede di associazioni culturali.

Iniziamo il nostro passeggio per la via Vittorio Emanuele fino alla balconata sul mare e ci affacciamo ad ammirare la costa, il porto, l’isolotto di San Leonardo e l’isoletta di Santa Maria, unita alla terra ferma da un istmo. Su quest’ultima con impatto scenico notevole si erge il Santuario di Santa Maria dell’Isola, un monastero benedettino fondato in età tardo medioevale, poi rimaneggiato in età gotica e rinascimentale. Barocca è la facciata ricostruita dopo il terremoto del 1905.

          Facciamo tappa in uno dei tanti locali che animano la piazza, per rinfrescarci con la tradizionale granita con spremuta di limone (buonissssima!) e proseguiamo per il Duomo, eretto tra l’XI° e XII° secolo, il cui accesso è vietato perche è in restauro e disadorno. Provo a chiedere il permesso di visitarlo egualmente…. ci fanno entrare.

C’infiliamo poi in varie strette vie, facciamo spese di prodotti locali compresi alcuni barattolini di “viagra del sud” (com’é scritto sull’etichetta), che non è altro che peperoncino tritato e sott’olio!!

          Chiamiamo al cellulare il nostro autista Romano, il quale giunge immantinente, più pimpante e disponibile che mai. A lui avevo palesato l’idea di spostarci a Capo Vaticano dopo la visita a Tropea. Aveva proposto di condurci al campo sportivo e lasciarci sostare colà in vece che a Tropea, sempre per la stessa cifra già pattuita. Ora ci domanda se ci piacerebbe in sostituzione, di essere condotti su una bella spiaggetta sempre custodita. Implicito l’idea ci aggradi. Lo seguiamo col camper, per le panoramiche strade del promontorio e…… ad una svolta a destra ci troviamo su una strada, sempre asfaltata, ma dissestata e di una pendenza spaventosa. Non ci resta che scendere, anche perché la larghezza è quella del camper e non vi è alcuna possibilità di inversione. In sei/sette curve siamo in fondo. Una platea occasionale ci guarda stralunata: “mai visto scendere un camper fino qui! La pendenza supera il 30%.” ci dicono.

Romano tutto felice ci chiede se ci piace il posto. Lo strozzerei, ma non posso…. è troppo entusiasta della sua idea di averci condotti su una spiaggetta superlativa!! Saldiamo il pattuito che, per altro, lui non vorrebbe, e speriamo che se ne vada subito, perché lo deluderemmo:  non vediamo l’ora di risalire la china, per vedere se il camper ce la farà.

Diamo comunque un’occhiata al mare ed alla spiaggia, che è graziosa ma affollata e non saprei neppure dirne il nome (tanto eravamo preoccupati per la strada). E’ nei pressi di San Nicola e Torre Ruffa.

Immantinente mio marito accende il motore. Risaliamo con la platea rinfoltita dal passaparola, e tutti tifano con urla d’incitamento dirette al guidatore, il quale parte, prima inserita, a tutto gas, ingiungendomi di non proferire verbo fino in cima. Ce la fanno: il motore e l’autista. Il primo usando tutta la sua potenza, il secondo per l’indubbia abilità. Poi, si sa, un po’ di fortuna non guasta: menomale che nessuno aveva pensato di raggiungere in auto quella spiaggia, in quei minuti. Ci sarebbe stato ben poco da divertirci se Miki avesse dovuto mollare il piede dall’acceleratore, nel caso fosse provenuta un’auto in senso contrario!!

            Mettiamo un punto all’avventura e andiamo a Capo Vaticano. Sostiamo sulla piazzetta apposita ed accediamo ai due belvedere, l’uno sulla sinistra, l’altro a destra: entrambi notevoli. A ragione Capo Vaticano è considerato uno degli angoli più integri e suggestivi del litorale calabrese.

            Ci fermiamo a dormire qui o proseguiamo? Il parcheggio sarebbe isolato, proseguiamo, decidiamo.

            Transitiamo per Joppolo abbarbicata alla scoscesa montagna. Una serie infinita di curve ed eccoci ad ammirare Nicotera dall’alto e poi giù ad attraversare la città. Siamo nella piana di Rosario: attraversiamo, uliveti, agrumeti ed orti.

E’ quasi buio quando scegliamo San Ferdinando per fermarci. Parcheggiamo tranquillamente, tra le case del suo lunghissimo lungomare. E verrà ancora più tardi perché escono delle persone con le quali conversiamo, prima, durante e dopo cena…..

(km. percorsi 126)

23 luglio

            In mattinata prestino, infiliamo nuovamente l’ormai familiare N.18 verso Sant’Elia, ancora salendo. Ormai siamo abituati ai sali e scendi, a curve e contro-curve. Così come ormai siamo abituati agli scenari improvvisi sui lungomari che appaiono provenendo dalle alture, che però sempre ci sorprendono facendoci fermare per ammirarli. E ci fermiamo anche ora: davanti a noi c’è lo Stretto di Messina, sotto palesa Bagnara e tutta la costa fino a Scilla. Lo stretto braccio di mare e dal lato opposto la Sicilia, col Capo Peloro ed il Faro.

I tornanti a scendere su Bagnara ed andiamo a passeggiare sul suo lungomare, fino alla Torre di guardia (nel frattempo non trascuriamo di pensare alle cibarie entrando nell’elegante macelleria Gioffrè, tutta in marmo e climatizzata, dove acquisto dell’ottima carne e uova di produzione propria).

            Giungiamo a Scilla, la fotografiamo e l’ammiriamo dall’alto nel suo bell’impatto visivo, ma decidiamo di non fermarci. Abbiamo appena incontrato dei camperisti i quali ci hanno detto che il parcheggio é intasato di auto.

Il caldo inizia a farsi sentire prepotente e ci sta togliendo la fantasia delle visite complicate dai parcheggi. Sarà una delle tante città e paesi, a cui daremo appuntamento in stagione più idonea.

Riprendiamo sempre la N.18, che entra in tutti i paesi della costa e, sorpassata Villa San Giovanni andiamo a fermarci sul lungomare di Gallico (che è poi la statale e non è un granché). Sotto il nostro camper vi è una spiaggia alquanto strettina: un bagno giusto per rinfrescarci un poco, poi pranziamo guardando la vicina costa siciliana, che però, causa la calura è un po’ offuscata.

            Nel dopo pranzo entriamo nel capoluogo calabrese: Reggio Calabria.

(i chilometri percorsi fin qui da Torino sono 1503).

Troviamo, con estrema facilità, parcheggio in Lungomare Matteotti (costo 0,50 cent all’ora: ben poco in confronto a Torino!!),  a due passi dal Museo Archeologico Nazionale che vogliamo andare a visitare (tiket 4 euro, gli ultrasessantacinquenni non pagano).

Il Museo è stato aperto al pubblico nel 1955: si svolge su tre piani ed ospita ricche collezioni archeologiche riguardanti la Calabria, con reperti dal Paleolitico alla prima età del Ferro. Ceramiche impresse e dipinte del Neolitico e corredi tombali provenienti da varie necropoli calabresi. Vasta è la sezione archeologica. Particolarmente interessanti sono le figure femminili, i busti, le anfore greche e romane, nonché vari oggetti provenienti da navi recuperate. Ma, attrazione sono, inutile a dirlo, i Bronzi di Riace, rinvenuti nel 1972, nei fondali del mare di Riace. Le due figure di guerriero poste su due piedistalli,  si  mostrano in tutta la loro perfezione, rendendo palese l’ideale della cultura greca classica, il cui corpo umano, perfetto, rappresentava la manifestazione dell’armonia dell’universo.

La stessa sala ospita pure due teste bronzee, l’una caratterizzata da una lunga barba e da riccioli trattenuti da un diadema che mostra segni di rottura, e l’altra nominata “Ritratto di Filosofo”, che rappresenta un vecchio, sempre, con una lunga barba, di superba bellezza per la fisionomia.

            Usciamo dal Museo (ahimé non climatizzato!!) e passeggiamo un po’ per la città. Il caldo oggi si sta manifestando spudoratamente. Entriamo in una gelateria: come si potrebbe a Reggio non tornare sui nostri passi di molti anni fa, quando l’allora presidente dell’ospedale di Reggio, conosciuto con la sua signora e figli, durante una vacanza in zona, oltre che farci apprezzare la città e dintorni, ci avevano fatto scoprire tutti i luoghi dove il gelato era “il migliore”?

            Guadagniamo poi l’elegante lungo mare Matteotti, girovaghiamo un po’, ma il pensiero della cabina climatizzata del nostro mezzo c’invita ad andare a riprenderlo e metterlo in moto…..

            Percorriamo la SS. 106 fino a Annà, dove curiosiamo le spiagge che non sono male: vi è perfino una zona destinata ai camper, a costo zero e in riva mare: ve ne sono ben tre!! Sempre pochi i camper che abbiamo visto in giro e fermi fino ad ora .  

            Ritorniamo in statale e dirigiamo a Pentedattilo. Il monte, se così si può chiamare, é di effetto scenografico straordinario, domina l’intorno, dai suoi 320 metri di altitudine, mostrando i suoi cinque strani pinnacoli rossastri di pietra arenaria. In lontananza pare una gigantesca mano di roccia a cui siano aggrappate le case del “paese fantasma”: un dedalo di stradine, tetti, case di pietra con archi e balconi, abbandonati, per il trasferimento degli abitanti nei quartieri sorti più in basso, ma anche perché pare si fosse prodotta una fenditura nella montagna. Ora cominciano ad esservi nuovamente alcune case abitate da vecchi residenti ed alcuni pittori, che stanno cercando di far rivivere questo paese suggestivo ed affascinante, ai cui piedi ha una delle più grandi fiumare della zona (la fiumara è un largo e impetuoso fiume d’inverno e secco d’estate).

Vedere Pentedattilo nel rosso del tramonto é esperienza da fare: al momento c’eravamo solo noi e due giovani armati di macchine fotografiche professionali.

E Nico Surace di Reggio Calabria, mi ha mandato una sua fotografia dove il vecchio, dall’abbandono, guarda alla luce del nuovo.

 

            Scendiamo a mare, l’imbrunire è ormai inoltrato, scegliamo di fermarci a Marina di San Lorenzo. Percorriamo il lungomare del semplice paesino andando a sostare in fondo, proprio prospicienti il mare…. come piace a noi (avendone necessità, c’è perfino una fontanella accessibilissima lungo la passeggiata). Di fronte al camper ci sono delle case e, come il solito, ci attardiamo in conversazione con alcune persone che le abitano.

(km. percorsi 52)

24 luglio

            Oggi, come ieri, la linea dell’orizzonte sul mare è praticamente inesistente (lo si nota dalla fotografia che segue) si confonde col cielo a causa del clima torrido.

Nel pomeriggio accendiamo il motore, tra l’altro abbiamo i serbatoi dell’acqua che richiedono d’essere riempiti (se pur delle signore in spiaggia ci avevano proposto di andare a casa loro ad approvvigionarci). Ci rechiamo a Condofuri perché vogliamo rivedere il campeggio dove eravamo stati una trentina di anni fa, “il Boschetto”: c’è ancora.

Girolando col camper (come facciamo di solito) per il paese, ci fermiamo per chiedere un’informazione e, davanti al negozio di fiori di sua moglie, facciamo conoscenza con Piero. Lo stesso ci propone di accompagnarci su una bella spiaggia (che se non fosse lui ad accompagnarci mai la troveremo, perché il problema da queste parti è la ferrovia che corre lungo il mare e non sempre ha sottopassi adatti al mezzo sul quale viaggiamo), però, prima, saputo della nostra necessità di caricare acqua, con estrema cortesia, transita da casa sua per farci caricare i capienti serbatoi. 

            La spiaggia è effettivamente bella però risulterebbe un po’ solitaria per la notte: amanti del plain air d’accordo, ma…. con precauzione. Dopo un po’ di conversazione con Piero a narrarci di tutti questi anni passati, coi mutamenti avvenuti a Condofuri, lo salutiamo fermamente convinti che ci risentiremo.

            Riprendiamo la SS.106, entriamo in Bova Marina: c’è pure un’area di sosta in riva mare, andiamo a curiosarla (non c’interessa però fermarci). Proseguiamo il cammino per quella che da qui in poi si chiama la Costa dei Gelsomini (vengono coltivati ed esportati).

Ci arrestiamo a fotografare Capo Spartivento, col faro.

Delusi di non poter vedere ancora una volta la Sicilia con l’Etna, a causa delle particolari condizioni atmosferiche che compattano il mare col cielo, ci accingiamo a risalire la costa Jonica.

            Transitiamo per Brancaleone e poco dopo l’occhio cade su una bella spiaggia a lato della quale sono in sosta una ventina di camper (mai visti, tanti camper da che abbiamo lasciato Diamante, né tutti insieme, né a transitare per istrada!). Siamo a Ferruzzano: naturalmente andiamo a sistemarci anche noi e vi resteremo qualche giorno.

Il posto è di quelli da tenere a mente, si è in sosta libera, con acqua e possibilità di scarico. Il mare è trasparente, un ristorante dove si mangia bene e spende poco è sull’arenile proprio vicino a noi…. ci sbizzarriamo a mangiare pesce e specialità locali. Qualche negozietto, per le necessità impellenti, é nel minuscolo paese all’inizio del lungomare dove sostiamo e che finisce poco dopo la fila dei camper.

Ferruzzano è un paese ricostruito sul mare dopo il terremoto del 1978, in origine era abbarbicato alla montagna, a 9 chilometri dal mare.

Qui prenderemo il caldo peggiore di questi giorni infuocati: il 25 luglio, alle ore 16,30, il sensore posto sotto la mansarda del nostro camper, all’ombra (e coincide con quello dei nostri vicini) tocca ben 49,1 gradi, e 38,7 segna quello dell’abitacolo.

La sensazione di toccare tutto “caldo” è sorprendente! Ad esempio le fodere dei divani paiono riscaldate…. come una coperta termica!! Incredibile a dirsi però il clima é sopportabile grazie all’assenza di umidità e per fortuna il frigorifero continua a fare il suo dovere.

In tarda serata il “benedetto” vento del sud si rifarà sentire e torneremo alla normalità dei 40° ventilati e sopportabilissimi, anche perché la sera il termometro scenderà e la notte non soffriremo mai il caldo, come già detto all’inizio. 

A Ferruzzano scopriremo anche che lungo la spiaggia nidificano le tartarughe Caretta Carretta (peccato che non avevamo la macchina fotografica con noi allorché ne abbiamo visto le uova depositate). Scopriamo pure che la vecchia stazione ferroviaria, dimessa, di Brancaleone è divenuta luogo in cui vengono tenute e curate le tartarughe per poi essere restituite al mare.

28 luglio

Riprendiamo il nostro andare. Facciamo una sosta a Bovalino per fare spese al Sisa, un grande centro commerciale, e transitiamo per Ardore Marina, andando sul lungomare a vedere l’area di sosta, della quale ci avevano parlato. Non è male è posizionata dal lato opposto della passeggiata sul lungomare, c’è carico e scarico ed è gratuita. I posti sono all’incirca per 7/8 camper (ce ne sono due).

Da Locri in 10 km. saliamo a Gerace, che si trova a 470 metri d’altitudine. La strada per raggiungerla è uno spettacolo, pare di percorrere un giardino nel quale un attento giardiniere abbia posto ad arte gli ulivi sui pendii, ed a lato una fiumara spicca bianchissima nel sole. La città è là, alta, sulla sua rupe antica.

Narra la leggenda che fu un volo di sparviero a guidare i profughi di Locri Epizefephiri, fino all’alta, piatta e solitaria rupe, già abitata nel Neolitico, come conferma il ritrovamento di una necropoli protostorica.

Gerace è famosa oltre che per la sua Cattedrale, per le sue chiese. Sotto i Normanni divenne ricca e potente tanto da contarne ben 79 (in loco ci dicono 100). Ora, comunque, ne vanta ancora 29.

Arrestiamo il mezzo prima di entrare in città, nel parcheggio dove c’è un negozio di souvenir e la possibilità di salire alla città alta, con un trenino gommato (2 euro a persona) condotto da Maria Giovanna, la bionda, simpatica, proprietaria del negozio. La quale, con passione e una voce naturalmente impostata, narra ai turisti la storia della città, frattanto che conduce disinvoltamente con una mano il trenino e con l’altra tiene il microfono.

Saliamo alla “Città alta” con lei, una prima volta, intorno alle 12,30, ma troviamo la Cattedrale chiusa (chiude infatti alle 12,45 per riaprire alle 15 e richiudere alle 19.30), così come sono chiuse ormai tutte le altre chiese. Andiamo a vederne alcune dal di fuori, mentre non perdiamo l’occasione di ammirare lo splendido e curatissimo borgo tutto medievale. Scendendo al camper per il pranzo, passiamo dal belvedere delle Bombarde, che offre il bellissimo panorama della valle, Locri ed il suo mare.

 

Nel dopo pranzo mi soffermo a chiacchierare con Maria Giovanna, che mi parla un po’ di Gerace e le sue usanze, poi risaliamo sul suo trenino. Ci conduce nel Borgo, che si trova ai piedi della “rupe” (su cui è appoggiata la città), per farci vedere le grotte scavate nel tufo, nelle quali gli artigiani lavoravano la terracotta, ormai in disuso. Alcune sono utilizzate quali magazzini. Gli artigiani lavorano ancora la terracotta, ma in altri luoghi, precisa Maria Giovanna.

Ci fa notare la chiesa di Santa Maria del Mastro, tipicamente bizantina, costruita nell’ XI° secolo, dalla facciata seicentesca e ci narra la storia del Borgo….

Il trenino transita per il Borghetto, a mezza costa, dove vi sono delle case medievali popolari disposte a schiera, con archi in pietra e la chiesa di San Martino.

Maria Giovanna ci conduce poi, nuovamente, nella Città alta, come la mattina, e qui la salutiamo perché la città è pedonale (il transito è solo concesso ai residenti). Andiamo a fare la prima tappa nella piazza delle tre chiese.

Vediamo quella dedicata a San Francesco (del 1252, in restauro) dalle purissime linee gotiche, il cui Altare Maggiore e Arco Trionfale hanno intarsi in marmo policromo. Le altre due, la chiesa di San Giovannello e quella greco-ortodossa, sono chiuse.

Incuriositi dai resti del Castello normanno camminiamo fin lì, per poi tornare in centro, in quella che in loco nominano piazza Tribuna (che però si chiama piazza Vittorio Emanuele) a vedere la maestosa Cattedrale, consacrata nel 1045.

 

L’edificio unisce all’impianto bizantino, caratteristiche tipiche delle cattedrali normanne. Il suo interno è spoglio e severo, a tre navate, in stile romanico-normanno, con ingresso orientato ad occidente, secondo lo stile bizantino. E’ stata costruita in parte sulla nuda roccia ed in parte sulla cripta che ha pianta a croce greca ed è sostenuta da 26 colonne di spoglio provenienti da templi greci e ville romane. Uscendo ci soffermiamo pure al museo dove è conservato il tesoro della cattedrale.

In piazza del Tocco, che pare un salotto, siamo invitati, a consumare la particolarissima granita del luogo che servono in grandi coppe, guarnite di una piccola brioche e lingue di gatto attorcigliate. Il nostro ospite, il Sindaco, consiglia i sapori melone e mandorla: veramente una golosità!

Avevamo conosciuto il Sindaco in  mattinata, quando, uscendo da un vicolo a curiosare un strano arco, ero capitata nel bel mezzo di una ripresa di una rete televisiva calabrese, ed il presentatore aveva pensato bene di intervistarmi. Il Sindaco si era avvicinato ed era iniziata una conversazione, poi rimandata al pomeriggio data l’ora tarda. Piacevolissimo il dialogo pomeridiano col Sindaco, dott. Galluzzo, che deve amare molto ciò che fa. E, manco a dirlo, ci scappa di fare progetti (chissà mai se realizzabili, data la distanza) di far vedere la città e dintorni agli amici di “Raggi di Giggiole”. Coi saluti, molto cordialmente, mi fa dono di un cd della sua città.

In queste occasioni ho avuto anche l’opportunità di conoscere Rudi Lizzi che è a capo di un gruppo di ragazzi impegnati a non far dimenticare le tradizioni della loro terra, e che, allo scopo, hanno fondato da poco la “Consulta Giovanile Geracese”, che conta già oltre 200 iscritti. Consulta che ha pure al suo attivo un periodico: “La parola”, sempre inerente alla vita geracese, del quale il Lizzi é coordinatore.

Lasciamo con un che di rammarico la compagnia e la splendida città medievale con la sensazione d’essere stati immersi in un tempo che fu.

Così come lascio con rammarico Maria Giovanna, con la quale mi soffermo ancora un poco a discorrere prima di salire nella cabina del camper.

L’abitar viaggiando è anche questo: istaurare dei rapporti che si vivono e consumano in breve tempo, ma che restano comunque fermi nei ricordi e spesso non solo.

Raggiungiamo Marina di Gioiosa Ionica è l’ora orami di cercarci un “albergo” per la notte, decidiamo che c’ispira per fermarci. Diamo un’occhiata al lungomare e notiamo esserci due camper: sono degli arguti romani coi quali trascorriamo poi piacevolmente la serata, nella solitudine del riva mare.

(Km. percorsi 68)

29 luglio

            Mattinata di sole e di mare mentre socializziamo coi signori di Roma il caldo torna a farsi sentire. Nel pomeriggio inoltrato riaccendiamo il motore e ci dirigiamo in un altro particolare luogo: Stilo, passando per Roccella Ionica e Marina di Caulonia.

Quando da Monasterace saliamo a Stilo (dopo aver fatto la spesa da un fornitissimo e conveniente orto-frutta, che ci offre pure il pieno dei serbatoi) ed affrontiamo la panoramicissima salita che in 14 chilometri che ci condurrà al paese, posto a 400 s.l.m., anche qui come per Gerace, con lo scenario di uliveti ed agrumeti curatissimi, il paese si mostra, in lontananza, con le case a gradinate, di color pietra, quasi a confondersi coi colori della montagna.

Attraversiamo tutto il paese e dirigiamo a “La Cattolica”, prima cattedrale dell’antico vescovato (chiude alle 20: non si paga l’ingresso e vi è parcheggio poco prima) che, pur minuscola com’è, domina l’abitato e la valle, incredibilmente appoggiata, su un poggio del monte Consolino.  

Sorta come centro liturgico di un monastero di eremiti basiliani (monaci che seguivano le regole di San Basilio, cioè vivere in comune, sostenendosi vicendevolmente  applicando fino in fondo il Vangelo) è interamente costruita in mattoni, con tre absidi e cinque cupolette dai tamburi cilindrici. L’edificio misura in tutto 13 mq. ed ha impianto a croce greca, iscritta in un quadrato, con quattro colonne, provenienti da antichi monumenti, poste a capitelli rovesciati, secondo i tipici schemi bizantini. La zona absidale è collocata sul lato orientale verso la valle, l’ingresso però si apre sul lato meridionale, non essendo possibile l’apertura dal lato ovest, in quanto la parete è addossata al monte.

 

Conduce a “La Cattolica” un vialetto che se dal lato della montagna è alberato (non mancano i fichi d’india, non ancora maturi), dall’altro si apre alla panoramicissima visione del paese e della valle, fino a Monasterace, con la larghissima fiumara bianca del Torrente Stilaro che corre fino al mare.

E’ ormai troppo tardi per visitare la chiesa di San Francesco ed il Duomo.

Torniamo all’inizio del paese dove avevamo individuato salendo un parcheggio su un poggio panoramico sulla valle e di fronte a delle case. Accanto vi è una semplice struttura di un bar con dehort, dove, mentre ceneremo, ascolteremo musica anni sessanta e locale, e nel dopo cena vi andremo.

(Km. percorsi 45)

30 luglio

            Lasciamo Stilo osservando i colori degli uliveti, agrumeti con qualche palma sparsa che fanno a gara per mostrarsi, nel mattino, nelle loro veste di svariate sfumature del  verde.

            La 106 ci accompagna sempre: scorrono i paesi…. e lasciamo scorrere pure Catanzaro Marina, e Soverato, ci piacciono i luoghi meno incontaminati dal turismo.

Entriamo in Cròpani che sono circa le ore 12, per vedere com’é. Scopriamo una piazza fronte mare: proprio niente male! Arrestiamo il mezzo. Dal lato opposto a dove sostiamo vi è il Camping Mare Azzurro (c’è pure una pizzeria-ristorante, dove mangeremo bene). Il retro del nostro camper si protende sul marciapiede che lo divide dalla spiaggia di sabbia bianca.

In un batter d’occhio siamo a bagno e poi a crogiolarci al sole, tra pochissima gente e non manca il piacevolissimo venticello del sud.

            Avremmo dovuto pranzare e poi proseguire, invece il luogo è semplice, ci piace e ci fermiamo. E’ frequentato da gente del luogo ed il turismo (come sempre abbiamo trovato fino ad ora) è quasi esclusivamente quello di ritorno alle case d’origine.

La spiaggia è il punto d’incontro di parenti ed amici che si ritrovano per le vacanze e siamo subito accolti con cordialità amicale (caso vuole che Miki incontri pure un suo ex collega). E’ bello sentirli raccontare delle loro esperienze di lavori al nord, di radici mai dimenticate e di ritorni ad impiantare magari delle attività nel paese natio.

 Faremo pure la conoscenza di Teresa e Mario coi loro figli ed i parenti che risiedono ad Asti, in Piemonte. Teresa ci farà assaggiare le sue ottime composte casalinghe e, dato che anche le sue melanzane ripiene erano ottime e leggere, mi sono fatta dare la ricetta (è sul sito alla voce “ricette”). Del marito Mario invece ho messo sul sito una sua poesia, scritta tempo fa, “Le acque scure del Tirreno” (alla voce “riflessioni poetiche”).

Fu così che quella che doveva essere una sosta per un bagno ed un pranzo, è durata dal giovedì a mezzogiorno al lunedì mattina successivo!

3 agosto

            Riprendiamo la SS.106 (notiamo prima di uscire da Cròpani che, nel senso contrario di marcia al nostro, nei giardini quasi a lato strada, c’è una fontanella accessibilissima).

Manchiamo da molti anni da Le Castella, eccoci a vedere com’è cambiata la Fortezza che si erge imponente all’estremità orientale del Golfo di Squillace. Il cui sostantivo plurale è possibile derivi dalla presenza di varie isolette fortificate all’interno della baia. Si ipotizza infatti che il maschio della Fortezza fosse in diretta comunicazione con altre torri dislocate lungo il litorale e costituisse punto centrale di un complesso sistema di difesa.

Sorpresa: entriamo in un paese che in passato non esisteva! Al massimo c’erano tre o quattro case ed un fitto di boscaglia che conduceva alla scogliera, dalla quale si accedeva all’istmo che univa una Fortezza alquanto necessitaria di restauri. Ora ritroviamo un vivace ed accogliente paesino con ristoranti e negozi (foto scattata dall’alto della Fortezza).

e la Fortezza elegantemente restaurata (i restauri sono terminati nel 2001). Il costo del tiket d’ingresso è di 3 euro (gli ultra sessantacinquenni non pagano) ed i ragazzi della  biglietteria sono disponibilissimi a raccontare, sul fascinoso maniero, tutto quanto sanno.

Abbiamo l’impatto visivo della Fortezza normanna aggirando il Capo con una breve, comoda ed appagante passeggiata sulla scogliera. Abbiamo lasciato il camper dal lato opposto, sulla stessa scogliera (a costo zero) proprio di fronte al ristorante “La Scogliera” Dalla nostra sosta l’occhio si perde nel panorama del porticciolo e della costa fino a Capo Rizzuto.

Proseguiamo nel pomeriggio diretti a Capo Colonna. A Isola Capo Rizzuto dove facciamo una breve tappa, ci consigliano di andare a vedere la spiaggia rossa di Le Cannelle. Vuoi che non si accolga il suggerimento? Ne valeva la pena! Fotografiamo dall’alto la famosa spiaggia di Le Cannelle, che c’invita a raggiungerla per un veloce bagno fuori programma. 

Dopo di che…. Miki riaccende il motore del camper e, strada facendo, notiamo impianti eolici passando per una vasta area coltivata a pomodori e ormai rasati campi di grano. Vediamo altresì dei poderi, con relative case, che, tra gli anni ’50 e ’60, erano stati dati ai contadini dallo Stato, affinché ne coltivassero le terre. Diverse case sono state abbandonate, altre, invece, la maggior parte, sono state ampliate ed alcune addirittura sono divenute degli agriturismo. 

            Osservando e ragionando, arriviamo in vista del Faro di Capo Colonna. Arrestiamo il camper proprio al Capo Colonna, che è all’estremo sperone del Capo (la strada è alquanto stretta e si deve passare su un ponte di legno (volendo c’è possibilità di fermarsi prima e proseguire a piedi). Ad una trentina di metri da noi ci sono la bianca chiesetta di origine medievale e la Torre d’avvistamento del ‘500 (la chiesa è visitabile, la Torre è chiusa).

Qui siamo all’interno del Parco archeologico di Capo Colonna e c’incamminiamo per andare a vedere gli scavi del tempio di Hera Lacinia che raggiunse il suo massimo splendore nel V° secolo a.C., i quali sono iniziati nel primo ‘900 e non sono ancora ultimati.

            Fermarci in solitaria a Capo Colonna non ci aggrada, percorriamo quindi al tramonto il panoramico litorale della Costa Tiziana che conduce a Crotone. Litorale che è stato sfruttato ad uso e consumo del turismo con eleganti infrastrutture (dalle quali, ormai si è compreso, rifuggiamo).

Ci allontaniamo anche da Crotone che già avevamo visitato e, quando ormai il buio della notte è sceso, entriamo in Strangoli, per cercarci una nanna in riva mare.  

Troviamo il posto davanti ad una bella villa, ma la ventilazione è inesistente. Per fortuna ci è capitato solo un paio di volte di sera. In compenso imparo qualcosa: mentre, come d’abitudine, converso coi padroni di casa, per farci conoscere (e “capire” chi sono i nostri vicini), mi prende di mira una zanzara. La signora spezza una foglia di Aloe offrendomela come lenitivo e…. funziona!

(Km. percorsi 107)

4 agosto

            I gradi non sono molti, il caldo però è umidiccio, una cappa avvolge il mare, diamo un’occhiata all’ampia spiaggia, e andiamo a cercare altri lidi più ventilati.

            Qualche chilometro ed il cielo diventa limpido. Tra uliveti e vigneti ordinatissimi arriviamo a Cirò Marina.

La nostra curiosità è colpita da una serie di lunghe tavolate con dei pomodori stesi al sole ad essiccare. Ci fermiamo! Macchina fotografica al seguito e andiamo a “controllare” da vicino.

Scopriamo di essere in un’azienda agricola, il negozio sulla strada però è chiuso. Trovo la titolare dopo aver girovagato un po’ per la sua proprietà, mentre Miki “tiene compagnia” al camper. E’ in un grande affascinante magazzino dove pare di essere tornati indietro nel tempo, circondata com’è da barattoli e barattolini con conserve di pomodori secchi, cipolle selvatiche, olive, antipasti e via di seguito. La graziosa signora, inconsapevole di dar di sé un’impressione di sobria eleganza (e glielo dirò), vestita col suo semplice abitino nero a spallina ed un foulard dello stesso colore a cingerle il capo, ha fatto delle confetture della nonna la sua attività. Con Anna Scerra, questo è il suo nome, nonché quello dell’azienda, aprirà il negozio, e faremo acquisti di vario genere, compreso il famoso vino Cirò.

Anna m’insegnerà come trattare i pomodori secchi prima di porli nei barattoli (la ricetta é sul sito nella sezione “ricette”) ed è diverso da come ho sempre fatto (che li faccio bollire in acqua e aceto). M’intratterrò a parlare con lei della sua idea di tramutare in attività ciò che aveva sempre visto fare dalle sue nonne: le conserve.

Coi saluti, da Anna carichiamo pure acqua e poi ci avviamo verso Punta Alice,

Parcheggiamo a pochi passi dal Faro e dalla spiaggia, che annovera in tutta la sua notevole ampiezza una decina di ombrelloni, tutti posti a lato di un ristorante che ci dicono si mangi bene. Non abbiamo però voglia di sprecare il nostro tempo seduti a tavola.

Facciamo una passeggiata sul bagnasciuga fino alla Punta: é uno spettacolo vedere come la lingua di terrà s’inoltra nel mare, e ad incorniciarla sono una quindicina di gabbiani che si alzano in volo al nostro arrivo, per rotearci sul capo allorché c’immergeremo in acqua.

            Quando nel tardo pomeriggio lasceremo quella punta estrema di terrà, il mare prenderà a spumeggiare quasi ad offrirci il suo saluto.

            Ci soffermiamo ancora in zona a vedere l’impianto trasportatore della Syndial (ex Montedison) che produce sale, il quale, attraverso un grande tubo, viene fatto salire a bordo delle navi.

            Piantagioni di peperoni e vigneti ci accompagnano fuori dalla giurisdizione di Cirò e sempre sulla 106 passiamo una serie di paesi e grandi spiagge dove è possibile la sosta libera. Vi sono pure aree di sosta e campeggi, come un po’ dappertutto dove siamo stati (ad esempio qui, al km. 295, usufruiamo di un’agriturismo-area di sosta per lo scarico).

Questa è una zona che abbiamo già conosciuto, decidiamo di non fermarci e tornare sul Cilento per qualche giorno di riposo da trascorrere in compagnia dei parenti che avevamo lasciato a Marina di Casal Velino: nel frattempo i fichi saranno pure maturati…. spero!!

            Giungiamo a Sibari che è buio già da un po’, ci sistemiamo per la notte in via Nettuno, dove vi sono dei grandi parcheggi sotto gli alberi e tra le villette. Sentiamo musica vicina, l’istinto sarebbe di andarvi, ma è già molto tardi, il desiderio di relax la vince, e termino un libro giunto ormai alle ultime pagine.

(km. percorsi 119).

5 agosto

Lasciamo Sibari, la più antica delle colonie greche della costa jonica, (col suo sito archeologico già visitato e che consiglio) e prendiamo l’autostrada a Castrovillari verso Nord.

Viaggiamo in quota nello spettacolare verde di fitti boschi, con la punteggiatura di paesini abbarbicati.

Usciamo a Lagonegro nord per scendere giù dalla tortuosa strada che presenta panorami tutti da godere: aspre e brulle cime in contrasto con verdeggianti gole, fino all’apparire del Golfo di Policastro talmente scenografico che ad ogni curva l’invito è di fermarsi per meglio osservarlo.

L’occhio spazia su Sapri sdraiata con le sue case fin verso la collina, le piccole frazioni a seguire, e poi Policasto Bussentino, Scario, Garagliano, sovrastati dal monte Bulgheria (1225 mt), ed ancora giù fino a Punta degli Infreschi che chiude il Golfo (e che nella fotografia che scattiamo, non è riuscita ad entrarci!!)

            Con la discesa a Sapri torniamo sui nostri passi, di quando, diversi giorni fa, curiosi, stavamo accingendoci a compiere il percorso programmato in terra calabrese.

            Occorre fare acquisti: l’ottimo centro commerciale subito dopo Sapri, con ampio  parcheggio fa al caso nostro! Dopo di che ritroviamo il posto in sterrata del quale avevamo già usufruito all’andata (a Capitello, di fronte al camping Porta del Mare) con spiaggetta a lato: unico camper il nostro, come spessissimo ci è capitato di trovarci.

            Ci tratteniamo fino al pomeriggio e poi riprendiamo la superstrada che ci condurrà ancora a Marina di Casal Velino a gustare la cenetta che mia cognata ha preparato.

E questa volta il benvenuto, sarà un magnifico vassoio di buonissimi fichi che mio cognato mi presenta sornione, sapendomi golosa! Hanno cominciato a maturare proprio col nostro arrivo. E, soddisfatta, sazierò la mia golosità anche direttamente dall’albero.

(km. percorsi 213)

6 agosto 

            Qualche giorno di relax andiamo a trascorrerlo, come all’andata, a pochi chilometri dai parenti, all’area di sosta posta all’inizio del lungomare di Ascea Marina (costo dell’area come già detto in precedenza è di 10 euro, vi è carico e scarico ma non c’è la corrente elettrica, che promettono vi sarà per il prossimo anno). Tutto in favore della comodità della discesa del windsurf dal camper che solcherà ancora il mare, per la gioia di mio marito.

E nei lunghi giardini del lungomare di Ascea, ogni sera vi è qualche attrazione.

Il luogo si presta anche a gite in bicicletta ed una delle passeggiate ci conduce fino in fondo al paese, alla scogliera, dove vi è la Torre del Telegrafo.

11 agosto

            Dopo una serata trascorsa in famiglia, con una bella grigliata in giardino, mentre sbirciamo il cielo stellato nella speranza di vedere le stelle cadenti, visto che è la notte di San Lorenzo (10 agosto), in mattinata riprendiamo la strada di casa….. col percorso stradale all’inverso.

            E’ pomeriggio quando ci fermiamo a Montalto di Castro Marina, per andare a vederne l’arenile sabbioso è grigio che brilla per i frammenti ferrosi contenuti. C’è un’area di sosta dalla quale si accede al mare, che costa 10 euro al giorno (la notte non è considerata).

            Proseguiamo ed arriviamo a Torre Mozza. L’area di sosta è abbastanza pienotta, contrariamente che all’andata, un mese fa. 

(km. percorsi 583)

12 agosto

            Il mare è sempre pulitissimo (avevo già detto che inalbera la bandiera blu) e la zona ci piace sempre, però la calca sulla spiaggia è notevole: troppa per i nostri gusti! L’ampio parcheggio accanto all’area di sosta è saturo di auto e la pineta è altrettanto satura di tavolini pronti per il pranzo.

Miki sperava di calare il windsurf in mare: figuriamoci! Non c’è neppure il posto per montare la vela!!

Sto leggendo, ed il consorte, ironico, mi fa notare che stanno piantando un’ombrellone a poco più di una spanna dalla mia brandina. Ci guardiamo complici e ci diciamo che  in Val di Susa, ad Oulx, nel verde e tra i fiori ci aspetta la nostra casa di vacanze, per terminare le ferie, prima che io debba ritornare in ufficio.

Sono le 13,30, diamo un’occhiata mesta d’addio al mare, all’isola d’Elba che si vede in lontananza e, armi e bagagli, torniamo verso il camper, attraversando la breve pineta dove una folla di persone è seduta ai tavolini, portati da casa, a pranzare.

            Non ci tratterrà l’aver pagato l’area di sosta fino al giorno successivo. Nel pomeriggio il muso del camper punta direzione Torino. Ci fermeremo in autostrada nei pressi di Alessandria a dormire perché intanto arrivare ad ora tarda a casa sarebbe solo scomodo per scaricare il camper.

(km. percosi 303)

13 luglio

            Eccoci a Torino! Eccoci a casa! Ottimo viaggio sotto ogni punto di vista!

Chilometri totali percorsi 3266

 

Anche questa volta, come ogni volta che ripiego la “cartina” (pur se abbiamo il navigatore, mi piace “vivere” il viaggio su una bella carta stradale 1:200.000) sulla quale ho trascorso tanti dei miei momenti, un famigliare senso di dolce malinconia mi coglie.

Come mi coglie l’obbligo di manifestare ancora la soddisfazione per come ci siamo trovati nei luoghi in cui siamo stati sia, per le bellezze delle località che per la garbata cordialità e ospitalità che ci è stata riservata. Ospitalità che, mio marito ed io, abbiamo ritrovata esattamente come la ricordavamo per averla già provata.

Se l’egoismo mi fa dire che è stato bello incontrare pochi turisti in giro, in favore di un vissuto più vero, che sa di passato, é indubbio ci sia da riflettere sul fatto che, in ogni dove, si sia “sentito” il periodo di crisi economica che si sta vivendo: molte le lagnanze. Molti gli alloggi sfitti se pur i prezzi sono stati abbassati, molti i ristoranti con tavoli desolatamente vuoti, così come per gli alberghi. Lo stesso dicasi per le aree di sosta ed i campeggi del profondo sud calabrese.

E’ da notare che in tutto il nostro andare per le strade della Calabria, e le abbiamo percorse per oltre 1000 chilometri, per quanto riguarda il mezzo sul quale viaggiamo, il camper, ne avremo incontrati una ventina, escludendo ovviamente quelli che abbiamo trovato fermi nelle aree di sosta o nelle libere che certo è non erano molti.

Tutto ciò impensierisce anche perché la convenienza economica rispetto al nord Italia, sia nei generi alimentari che in altro, é notevole. Serva ad esempio che Miki, necessitando di un taglio di capelli (ben fatto) ha speso  solamente 6 euro!!

Pare le  presenze  dei turisti si siano più che dimezzate ed erano già scese negli ultimi due anni. Parecchio invece il turismo di “ritorno” (cioè di emigrati che tornano alle loro case, o quelle che si sono costruite). Sono calate pure in modo esponenziale le presenze straniere, soprattutto tedesche, che popolavano le coste fin dai mesi di maggio e giugno. Occorre dire che essendo il marco non più competitivo rispetto all’euro, e l’abbiamo visto noi, lo scorso anno, col nostro viaggio in Germania (non è più il caso di partire riforniti di generi alimentari e varie dall’Italia al fine di risparmiare. In alcuni casi è addirittura più conveniente fare acquisti per il ritorno) verosimilmente, oltre la crisi che coinvolge tutti i Paesi,  è presumibile considerare come già questo sia un buon deterrente per dirottare quel turismo in altre Nazioni più convenienti.

Turismo che invece abbiamo ritrovato nella settimana di Ferragosto salendo verso Nord. Troppo poco per salvare una fonte di ricchezza come è quella del turismo per il nostro Paese!

 

Torino, 2 settembre 2009

 

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