Vanni Negro
che è nato e vive a Torino, è un medico-chirurgo che ha svolto la professione di odontoiatra.
Fin da quando era ragazzo ha avuto la passione di scrivere poesie. Di sé dice che lo scriverle è come un dialogare con sé stesso, in una particolare raccolta di sensazioni e pensieri, pressappoco come scrivere un diario in versi.
Poesie che nel novembre
Molte poesie dell'annosa raccolta di Vanni Negro, saranno pubblicate su questo sito, ed io gli sono grata per il dono che, a poco a poco, giungerà.
La carrellata inizia con l'ironica: "Quello di prima".....
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QUELLO DI PRIMA
Era un bravo dentista. Ora in pensione non è più lui. Ascolti. Si figuri. Me l’hanno detto in confidenza ieri: scrive poesie. Certo, a ben pensarci, già sulla fine, prima che lasciasse, non era più il dentista di una volta. Pareva lievemente trasognato. Oh! L’avessi saputo! Ed io che ho in bocca otturazioni e cure canalari fatte da lui, più quattro intarsi e un ponte. Saran dieci anni. Dureranno ancora? Spero che il cielo me la mandi buona! Con certa gente, vede, si sa mai. Delle sue poesie qualcosa ho letto. Le scrive in versi sciolti. Senza rima, e manco se ne accorge il poveretto. Certo che non è più quello di prima.
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GHIRIGORI a G.
Ora, bambina, con la tua matita vai costruendo selve di parole e poi in esse avida t’inoltri cogliendo fiori che garrula mostri perché condividiamo la tua gioia. Sulla pagina scritta rosseggiano i segni nuovi come papaveri nel campo. Gli accenti hanno trilli di rondine su cui la voce scoppietta. I punti sono api ronzanti Sul profumo delle “i”, le vocali hanno petali di cristallina rugiada. Pone e scompone il passatempo nuovo la palpitante immagine del mondo in ordinati intrecci di caotici segni. L’incertezza tra gioco e desiderio si illumina di allegria.
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I TUOI CAPELLI a C.
I tuoi capelli sono l’anima. Non basta tagliarsi i capelli. Non basta nemmeno tagliarsi l’anima e chiuderla nella stanza. L’amore è un dono che dai, non è dono che ricevi. Devi dare, dare, dare ancora. Non aspettarti nulla per ricevere tutto. E’ quello che tu fai. Non importa nemmeno di essere capiti: quello che conta è vivere, sentirsi vivere accanto a se stessi.
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LA PANCHINA
Sulla panchina silenzioso il vecchio guarda e contempla ciò che accade intorno. Galleggiano nel vuoto i suoi pensieri Come un tesoro che emerge dal tempo. Mite sfoglia le immagini e gli istanti del gran libro illustrato di una vita. Ed il passato si rifà presente entro la quieta luce vespertina. Riconciliato con il mondo intero, ora è tutt’uno con la vita avuta, con le persone amate e poi svanite. La sua panchina, l’ultima del viale, avvolta d’incantesimo e silenzio, é l’anticamera del paradiso.
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I POETI
Chi scrive versi è un essere ambiguo: gioca coi suoni e scherza coi costrutti sperando sempre d’essere frainteso. Il poeta non ha vere certezze, ha soltanto visioni e solo sogni i cui contorni sfumano leggeri come le mezze verità non dette. Chi legge le capisce come vuole: ciò fa grandi i poeti ed…..i lettori.
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CANTILENA
Non puoi costringere la rosa. Aspettala, che fiorisca nel silenzio, la corolla e la spina. Rugiada e luce hanno ritmi nascosti tra le nuvole della vita: meravigliosa lentezza. Non si conquistano le rose. Vanno attese. Senza fretta. |
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COMPLEANNO
Non contare più gli anni d’ora innanzi Ma gli istanti. Il tempo breve della farfalla. Comincia a vivere adesso e numera ogni tuo giorno Come una vita a sé stante. La relatività del tempo é il più assoluto dei valori. Ogni giorno è un addio. Un caro estinto. Un vassoio di cenere e di fiori che la tua vita offre al destino immortale. Si sgretola l’ora in cui vivo a poco a poco corrosa da fantasmi di ricordi, dalle chimere del futuro. Continuo a scavare intorno e il piede è sul tesoro. |
GERONTOLOGIA
“Come vanno, dottore, i suoi malanni?” “Data l’età,… Considerati gli anni… non mi lamento… Va così così. Soltanto la memoria un po’ vacilla. Se, ad esempio, per la strada incontro una ragazza prosperosa e arzilla, che ancheggia, passa accanto e se ne va, mi giro lentamente e con lo sguardo la seguo affascinato ancorché venga meno all’istante la memoria. Mi rendo conto: non so più perché.” -
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LETTERA A P.
Celato in ogni tazza di dolcezza beviamo tutti il nostro sorso amaro. Nessuna cosa è mai nostra del tutto. Soggiacciono alla legge anche gli affetti dove l’amaro più amaro è il distacco. Ma piangere non giova. Guarda dentro te stesso ad occhi aperti e guarda intorno. Sorge il sole ogni giorno anche se piove. La luce attorno ha un colore diverso, le cose hanno profili umidi e nuovi che tu ieri nemmeno sospettavi. Della vita va amato anche l’amaro: le gocce di amarezza sono un tonico per le nostre radici affinché nel cuore possa ancora fiorire altra dolcezza.
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PER NON-SO-DOVE
Il corpo è la rimessa in cui parcheggiamo l’anima. Una rimessa mortale per l’anima che non muore. Ma quando partirò nel lungo viaggio diretto – nientemeno – a Non-so-dove dove riporre l’anima la sera in cerca di riposo e di coraggio? Ho prenotato un motel fra le stelle nella catena messa su da Dio. Puoi farlo anche da qui, quando ti pare, basta mandare un fax con una “preghiera”.
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