Vanni Negro

che è nato e vive a Torino, è un medico-chirurgo che ha svolto la professione di odontoiatra.

Fin da quando era ragazzo ha avuto la passione di scrivere poesie. Di sé dice che lo scriverle è come un dialogare con sé stesso, in una particolare raccolta di sensazioni e pensieri, pressappoco come scrivere un diario in versi.

Poesie che nel novembre 2009 ha, in minima parte, raccolto nel libro: “La luna nel pozzo”.

Molte poesie dell'annosa raccolta di Vanni Negro, saranno pubblicate su questo sito, ed io gli sono grata per il dono che, a poco a poco, giungerà.

La carrellata inizia con l'ironica: "Quello di prima".....

 

QUELLO DI PRIMA

 

Era un bravo dentista. Ora in pensione

non è più lui. Ascolti. Si figuri.

Me l’hanno detto in confidenza ieri:

scrive poesie.

Certo, a ben pensarci, già sulla fine, prima che lasciasse,

non era più il dentista di una volta.

Pareva lievemente trasognato.

Oh! L’avessi saputo! Ed io che ho in bocca

otturazioni e cure canalari

fatte da lui, più quattro intarsi e un ponte.

Saran dieci anni. Dureranno ancora?

Spero che il cielo me la mandi buona!

Con certa gente, vede, si sa mai.

Delle sue poesie qualcosa ho letto.

Le scrive in versi sciolti. Senza rima,

e manco se ne accorge il poveretto.

Certo che non è più quello di prima.

 

 

 

 

 

GHIRIGORI

a G.

 

Ora, bambina, con la tua matita

vai costruendo selve di parole

e poi in esse avida t’inoltri

cogliendo fiori che garrula mostri

perché condividiamo la tua gioia.

Sulla pagina scritta

rosseggiano i segni nuovi

come papaveri nel campo.

Gli accenti hanno trilli di rondine

su cui la voce scoppietta.

I punti sono api ronzanti

Sul profumo delle “i”,

le vocali hanno petali

di cristallina rugiada.

Pone e scompone

il passatempo nuovo

la palpitante immagine del mondo

in ordinati intrecci

di caotici segni.

L’incertezza tra gioco e desiderio

si illumina di allegria.

 

I TUOI CAPELLI

a C.

 

I tuoi capelli

sono l’anima.

Non basta tagliarsi i capelli.

Non basta nemmeno tagliarsi l’anima

e chiuderla nella stanza.

L’amore è un dono

che dai,

non è dono che ricevi.

Devi dare, dare,

dare ancora.

Non aspettarti nulla

per ricevere tutto.

E’ quello che tu fai.

Non importa nemmeno

di essere capiti:

quello che conta

è vivere,

sentirsi vivere

accanto a se stessi.

 

LA PANCHINA

 

Sulla panchina silenzioso il vecchio

guarda e contempla ciò che accade intorno.

Galleggiano nel vuoto i suoi pensieri

Come un tesoro che emerge dal tempo.

Mite sfoglia le immagini e gli istanti

del gran libro illustrato di una vita.

Ed il passato si rifà presente

entro la quieta luce vespertina.

Riconciliato con il mondo intero,

ora è tutt’uno con la vita avuta,

con le persone amate e poi svanite.

La sua panchina, l’ultima del viale,

avvolta d’incantesimo e silenzio,

é l’anticamera del paradiso.

 

 

 

 

 

 

I POETI

 

Chi scrive versi è un essere ambiguo:

gioca coi suoni e scherza coi costrutti

sperando sempre d’essere frainteso.

Il poeta non ha vere certezze,

ha soltanto visioni e solo sogni

i cui contorni sfumano leggeri

come le mezze verità non dette.

Chi legge le capisce come vuole:

ciò fa grandi i poeti ed…..i lettori.

 

 

CANTILENA

 

Non puoi costringere la rosa.

Aspettala,

che fiorisca nel silenzio,

la corolla e la spina.

Rugiada e luce hanno ritmi

nascosti tra le nuvole

della vita:

meravigliosa lentezza.

Non si conquistano le rose.

Vanno attese.

Senza fretta.

COMPLEANNO

 

Non contare più gli anni

d’ora innanzi

Ma gli istanti.

Il tempo breve della farfalla.

Comincia a vivere adesso

e numera ogni tuo giorno

Come una vita a sé stante.

La relatività del tempo

é il più assoluto dei valori.

Ogni giorno è un addio.

Un caro estinto.

Un vassoio di cenere e di fiori

che la tua vita offre

al destino immortale.

Si sgretola l’ora in cui vivo

a poco a poco corrosa

da fantasmi di ricordi,

dalle chimere del futuro.

Continuo a scavare intorno

e il piede è sul tesoro.

GERONTOLOGIA

 

“Come vanno, dottore, i suoi malanni?”

“Data l’età,… Considerati gli anni…

non mi lamento… Va così così.

Soltanto la memoria un po’ vacilla.

Se, ad esempio, per la strada incontro

una ragazza prosperosa e arzilla,

che ancheggia, passa accanto e se ne va,

mi giro lentamente e con lo sguardo

la seguo affascinato ancorché

venga meno all’istante la memoria.

Mi rendo conto: non so più perché.” -

 

 

 

 

LETTERA A P.

 

Celato in ogni tazza di dolcezza

beviamo tutti il nostro sorso amaro.

Nessuna cosa è mai nostra del tutto.

Soggiacciono alla legge anche gli affetti

dove l’amaro più amaro è il distacco.

Ma piangere non giova. Guarda dentro

te stesso ad occhi aperti e guarda intorno.

Sorge il sole ogni giorno anche se piove.

La luce attorno ha un colore diverso,

le cose hanno profili umidi e nuovi

che tu ieri nemmeno sospettavi.

Della vita va amato anche l’amaro:

le gocce di amarezza sono un tonico

per le nostre radici affinché nel cuore

possa ancora fiorire altra dolcezza.

 

 

 

PER NON-SO-DOVE

 

 

Il corpo è la rimessa

in cui parcheggiamo l’anima.

Una rimessa mortale

per l’anima che non muore.

Ma quando partirò

nel lungo viaggio

diretto – nientemeno –

a Non-so-dove

dove riporre l’anima la sera

in cerca di riposo e di coraggio?

Ho prenotato

un motel fra le stelle

nella catena messa su da Dio.

Puoi farlo anche da qui,

quando ti pare,

basta mandare un fax

con una “preghiera”.

 

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