Elio Bertolin
é nato ad Aosta nel 1953 e vive ad Arnad, dove è proprietario con i figli di un hotel.
Fin da giovane è stato proiettato verso la recitazione ed ha fatto parte di compagnie teatrali e tutt’ora recita sia in versi che in prosa.
Con la tragica morte della madre si scopre poeta com’era la madre e scrive molte poesie. Pubblica il libro “Lo tsandzemèn”, “il cambiamento”, suddiviso in tre parti: patois, francese, italiano, che raccoglie poesie e momenti di vita vissuta da ragazzino. Il libro è improntato soprattutto sul cambiamento che c’è stato dal dopoguerra in poi.
All’età di 45 anni scopre di avere il Parkinson e lo combatte con la poesia e la vivacità che le sono proprie.
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SPERANZA
Nome comune di persona, sentimento che in ognuno di noi sollievo dona. Parola acclamata dal credente parola sospirata dal perdente.. A te che noi tutti crediamo A te a cui tutti noi allunghiamo la mano. Ci fai tremare e gioire, tu che sei l’ultima a morire… Ti cerco in questa buia stanza Amica mia… imprendibile speranza!!!!
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8 MARZO
Donna, creatura raggiante e splendente amata dall’umile e dal potente donna, più bella del mare e del sole donna, sentimento d’amore
Farfalla dalle ali raggianti petalo di rosa pungente. Colei che ama e seduce sai esser ombra e luce. Per noi uomini perversi sei prosa nei versi. amata e gentile dolcezza e femminile...
Donna!! rugiada e manna, donna, gioia immensa nel divenir mamma, ai tuoi pargoletti desti la vita riempiendo il core di gioia infinita TU, fonte dei nostri pensieri Sogno soave di oggi e di ieri Donna…. che ai tuoi cari togliesti il tormento Sai dividere con loro ogni sgomento.. A te giungano questi miei versi che nel nulla non vadano persi.. del mondo intera sei sostegno e colonna auguri a te o splendente DONNA….
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La MANO FARFALLA
Mano.. calda e impaziente tanto hai accarezzato le lacrime asciugato Scendevi sul viso Catturavi il sorriso sulle labbra attraenti…
Azzurri quegli occhi bagnati di pianto.. La mano ferma Il desiderio soltanto… In noi cresceva quel sentimento audace.. la mano … quei corpi… sentimento di pace
E tanto lambiva Non era mai stanca La mano che arranca sul set della vita,
Ti mettevi alla guida seppur impaurita.. di questa vita persa ormai sei sommersa..
Mano ormai fievole mano tremante diventi impaziente la gente ti guarda.. stai ferma…. osserva…
Ma sei impazzita? non riesco a fermarti compagna di vita… Perché mi hai tradito.
Non rispondi all’invito a questo comando seppur atterrito di fermarti per sempre..
Aiutami… almeno tu. Cerca qualcosa Che si possa fermare Sopra ogni cosa
Te ne sarò grato.. fammi sognare.. non sono adirato..
Non sto più a galla Mano che balla che balla che balla Aiutami tu, o mano farfalla….
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PADRE MIO, LE TUE MANI
Padre mio, ricordo quelle tue mani callose, me la passavi sul capo, capivo ancor poco certe cose. Mi sembravan sporche e scure, mi davan sicurezza, toglievan paure. Quelle mani che hanno scavato la terra cercando qualche briciola in quella lontana guerra.. Mani costrette….. ad impugnar baionette, a premere grilletti, ma lor si rifiutarono, seppur impaurite; eran mani chiare, rimasero pulite.. Ciò ti costo caro, ti segnò la vita di quella crudele partita che giocasti obbligato in campo internato……… Quelle mani laboriose e sane abituate a scavar letame, in quel campo di margherite, ora in quel campo di vite impaurite… Quelle mani che si aggrappano a quel filo sempre più fine,
Per quel tiranno…. lor eran concime. Non oso andar oltre, il mio pensiero s’arresta… Le notti.. non corte, In quei lunghi 7 anni, la speranza fu desta. Chissà se fu gioia quando dal treno scendesti… Il tuo pensiero fu a Lei chissà se le sue saranno ancor lì ad aspettare le tue.. Pensar non osasti lo sguardo a quelle tue mani che, anche loro tremanti, cercavan le sue, calde ed invitanti.. Si..era ancor lì, su quell’uscio Ti aspettò fiduciosa, ti aspettò come sposa Le mani parlaron per voi Il frutto cercato siam noi………. Cominciò una nuova vita, ma quella sofferenza in te fu scolpita. Dimenticar non potrei mai quando in grembo quasi come un comando quella lacrima bagnava il tuo viso e copriva quel forzato sorriso.. Ma io ero fiero di te; di quelle mani ormai ferme, in me saran eterne.. O ricordo… di quel passato….debbo fermarti, non riesco ad andare avanti, nella vita c’è sempre qualcuno che vuol dominarti La penna mi sfugge le mani sempre più tremanti…- Ma , padre mio, sarò fiero di te di quelle tue mani delle mani su di me di quelle caldi mani Assai più calde di quelle di un Re
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Dedicata
Agli artisti che come me si credon dei leoni, ma i leoni, lor son re… E noi, non siam altro che burloni…..
Dedicata a chi questa vita le sfugge dalle dita
Dedicata a quei bimbi Alla loro innocenza.
Dedicata all’intolleranza..
Ma la dedica va E ritorna il sospetto
Dedicata ai potenti… A chi li serve senza pianti.. A chi non guarda in faccia i propri figli A chi non accetta i tuoi consigli ti saluta sol quando è solo Salutarti quando è coi grandi Le costa caro… le crea dolo
Dedicata all’esser liberi Di pensare scrivere e sognare…. Di non dover a nessun dir grazie Se ti trovi le tasche sazie. All’esser sempre sincero di saper quel che sarò senza dimenticar quel ch’ero..
Ma la dedica va che mal ti ho fatto
Dedicata a chi soffre A chi non è padron delle proprie mosse A chi crede in qualcosa A chi crede in te , o mia dolce sposa
Dedicata a chi ha fame, a chi le si nega quel duro pane
Dedicata.. a te.. che mi ascolti.. Dedicata ai mille volti…. Dedicata a chi dedica Questa dedica… dedicata, alla persona amata……..
Dedicata agli oppressori a chi ti nega i tuoi valori a chi per cento lire svende se stesso senza nulla dire.
Dedicata a chi con fare imperativo vuol dominare il prossimo credendosi un divo
Ma la dedica va ritorna l’umiltà
A questa vita così bella e non apprezzata Dedicata a questa vita non amata Dedicata a chi di camice ne ha una sola non importa se rossa, nera o viola ma in cuor suo sincerità..
Dedicata alla libertà…
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Arnad
Arnad, Arnad, Arnad, gustosi i suoi sapori con le arie che si dà son alti i suoi allori
Valori e tradizioni Villaggio accogliente Dai sapori assai buoni Laboriosa è la tua gente
In te l’idea innata Nell’apprezzar quel gusto Che fu di cioccolata Ma non .. ti sembrò giusto
Quel pezzo del suino Messo in salamoia Fu per te divino E ti tolse ogni noia
Arnad, Arnad, Arnad, gustosi i suoi sapori con le arie che si dà son alti i suoi allori
Ma il vigneron attento Nell’innaffiar quel lardo Scelse il Picotendro Con passione e garbo
Le tén montagne drette En tè.. hi bé pays Le pere campon sèzze.. lo solet que iat dé bouis
e le tsahtagne boue fan in bon seupé co se foua troué fan gieustomì pété
Arnad, Arnad, Arnad, gustosi i suoi sapori con le arie che si dà son alti i suoi allori
le tue frazioni belle sorridon da lassù Ehtsalognne e Fornelle Al canto del cucù Cucù, cucù
e quella pastorella scendendo da Machaby’ trovò nella scodella la “meihtra dou sén grì”…
tra lardo e pane nero, frittelle e Veillà nel nostro cuor sincero regna l’umiltà
no te lamèn Arnad co, se no riscièn gavéno voulèn pà sèn tot de brave dzèn
Arnad, Arnad, Arnad, gustosi i tuoi sapori con le arie che si dà noi siamo dei signori
con le arie che ci diamo noi siamo dei signori
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AL MIO PAESE
O villaggio lucente e splendente Che il cor s’apre nel pensarti a sera Ammirar quegl’angoli notturni Ove un dì il mio fato ispera. Pendea quegl’occhi stanchi In su le ginocchia paterne Con il capo chino a quei fianchi Di quel sorridente volto e mani materne Paghi di un dì laborioso Nel ringraziar quel Dio e ricordar non oso pensar che proprio io donde il pregar diffonde con gli occhi al ciel e le mani giunte, su le fresche fronde In te sorridente angolo contadino Che cantar fu per te divino Quel canto che unir facea Il pago fattor con la sua dea E da lontan si sentia sempre più su Si confondea al canto del cucù… Quel dì d’estate in su quel villaggio che così tanto desìo, fu per me coraggio a cercar quegli occhi color del cielo a donar a te, questo mio amor sincero.. Quando la nebbia più fitta volgea quell’odor di vinaccia in noi salìa il colorito autunno sorgea ed a sera cantar si sentìa… Con in man un boccal di novello quel suon di rintocchi festosi quel gregge scendea a valle ammiravi quei volti gioiosi.. la fin di stagion creava favelle…. O villaggio di ricordi dolenti A noi sembravan esser assenti quegli odi che or si spandon tra noi mortal or si avvalgon Il dì di festa creava gioie Si pulivan androni e stuoie… Io fanciullo festoso che in questo dì di riposo il cuor pien d’allegria rincorrer la palla per strada . Schiamazzi che portavan armonia.. Assente la gelosia.. care a me le persone .. Ed or che correr mi è negato E del viver non so quanto mi resti Vorrei che l’ignaro esser sia appagato.. Che queste mie tremolanti membra Riposino in questo suolo che in me rimembra.. Per arrivar sino a te, Tu, che la vita mi desti O madre, che come un fulmine sparisti… E tu visino ancor innocente Sappi he la vita non sempre rosea ti attende Fa che regni l’amor, scaccia l’odio dona al sofferente un fior…. Rimirar questa mia esitenza Amar ancor di più questa terra com’era Questa terra di avi e di posteri Di sta terra che emana essenza Questa terra avara e sincera, che tanto amai con la mia gente
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Storia di vita
Forse fu per passione Oppure grande amore che siamo venuti al mondo dopo un gran girotondo Ma l’educazione avuta Quella ci è servita a vivere intensamente tra la nostra gente sincera ed onesta nessun grillo per la testa… Ma si sa che noi piccini pur se poco biricchini rincorrendo quella palla ci sembrava una stranezza quella mano sulla spalla che ti dava sicurezza... I pantaloni ancor corti nessun ombra di quei torti……..
E quel festival della canzone lo guardavi con attenzione da quell’amico, allor presente che or con modo indifferente il saluto ti è negato per l’ideale ormai assente a cu eri un dì legato…
..e questa vita scorreva così…
Era il tempo dell’austerity non sempre raccogli ciò che meriti.. Ti sentivi grandicello in quel mese il più bello maggio statutario la scusa del rosario per incontrar quegli occhi azzurri quei capelli lunghi e neri sentire i suoi sussurri gli sguardi ormai sinceri….. Ed arrivò quel distacco che mi vide sofferente marciando in prima fila battendo secco il tacco ritornai tra la mia gente In quella lontananza crebbero i sentimenti sull’altare ci trovammo con amici e parenti..
….e la vita scorreva così….
Quando dal tuo viso serpeggiava quel sorriso mi domandavo “che sarà” mi dicesti “sarai papà”…. La gioia in quel momento non sta fuori , non sta dentro eran pregi anche i difetti quando mi desti quei pargoletti…. superammo quasi tutti quegli ostacoli anche brutti.. crescemmo quei figlioli non eravam più soli trasmettendo l’educazione appresa come lezione..
….ma la vita scorreva così…
passarono gli anni con gioie ed affanni più corti i nostri sonni nel diventare nonni …. e la gioia fu immensa se al futuro non si pensa….. Chissà se un dì potrò accarezzar quella monella quando con far solerte arriverà a braccia aperte con questa mano traditrice impazzita e tremolante che un dì rese felice quella nonna sorridente..,. A questo corpo ormai testardo che ha perso ogni garbo..
....ma la vita continua così….
Certamente sarà dura non poter stringere quella creatura ma vincerò questa partita sul palco della vita ma quant’è bella questa vita tanto odiata e poco amata ma quant’è bella questa vita che ti sfugge dalle dita che ti sfugge dalle dita
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