GABRIELLA mi disse: SONO INNAMORATA!
Gabriella una bella ed affascinante signora bruna, con i capelli a sfiorarle le spalle ed un fisico invidiabile, è nel pieno dei suoi primi “anta”, stagione che la mia mamma amava dire essere la più appagante per una donna.
Un giorno discorrendo con lei di tutt’altro che dell’amore (ma di lavoro) mi sorprese con la frase: “sono innamorata!”.
Vediamo come le è accaduto, se pur non indicherò, per privacy, nomi veritieri e glisserò sui luoghi.
La solare signora ha due figli: una femmina e un maschio, ai quali si è dedicata con passione a crescerli. Fin da piccini volle sentissero quanto li avesse desiderati, quanto fosse felice di averli. Intendeva avessero la sicurezza di salde radici, anche perché doveva compensare in tal senso il marito Marco, un costruttore molto preso dal lavoro, con poca attitudine a trattare coi figli, nonché negato a tutti i fatti contingenti famigliari.
Gabriella aveva, col suo comportarsi, anticipato quanto gli psicologi avrebbero tradotto negli anni a venire, circa il valore “dell’appartenenza” nei bambini, fin dalla più tenera età.
La signora nella prima parte del suo matrimonio ha vissuto, con marito e figli, in una graziosa cittadina collocata tra i monti del nord-ovest piemontese e, mentre i figli cominciavano a crescere, si era pure impegnata a lanciare e mandare avanti una boutique, all’insegna del buon gusto, in fatto di abbigliamento femminile.
Il tempo era volato via veloce ed i figli stavano per terminare le scuole medie, allorché il marito le prospettò un trasferimento di abitazione: aveva acquisito un grosso appalto in un luogo marino della Toscana e l’impegno l’avrebbe tenuto lontano per diversi anni, le disse per convincerla. Gabriella, educata a pensare che la moglie deve seguire il marito, vendette la propria fiorente attività, impacchettò arredi e mobili, convinse i figli che non avevano alcun desiderio di cambiamenti e traslochi e lo seguì.
Non si abbatté, arredò la nuova casa, si fece nuove amicizie e s’introdusse in un’associazione volontaristica. Al nuovo ambiente si adeguarono velocemente pure i figli.
Erano passati alcuni anni dal loro trasferimento quando Gabriella, in occasione di una visita ai suoi genitori nella città natia, prese finalmente il coraggio di andare a rivedere il suo vecchio negozio che aveva “voluto” dimenticare fino ad allora. S’intristì per come lo vide abbandonato a se stesso e scevro ormai di clientela.
Tale ritorno al trascorso, la fece molto pensare al presente, col risultato di condurla a prendere coscienza che la sua esistenza necessitava di essere riveduta.
Considerò con fredda lucidità la sua vita e ciò che più l’angustiava.
Indubbia fu la risposta: il rapporto col marito. Col lui da tempo non aveva più dialogo, dormivano perfino in due camere diverse. Lui poi era sempre più assente a tutto ciò che riguardava la famiglia e, tra l’altro, aveva preso l’abitudine di condurre a cena degli amici (a lei sconosciuti), senza neppure preavvisarla. Al termine della serata spesso, con loro, era alticcio.
Nel suo analizzarsi, scopri pure che le mancava il suo lavoro, la sua attività abbandonata a malincuore. Concluse di aver soffocato, forse inutilmente, la sua personalità. Si risolse pertanto a riprendere tra le mani le redini della propria esistenza, perlomeno ritornando nel mondo del lavoro.
Gabriella si attivò, silente con la famiglia, alla ricerca di un locale in cui aprire, ancora una volta, un negozio di abbigliamento, benché fosse preoccupata dal fatto che nel luogo in cui abitava di boutique femminili ve ne fossero già. Si rivolse ad un commercialista per essere ragguagliata in merito e, stabilito che di possibilità ve n’erano, esaminò proposte ed offerte, sino al grande passo.
A quel punto Gabriella fece partecipi i ragazzi della sua iniziativa. Presero la novità con entusiasmo, confessandole di aver notato in lei una certa malinconia calarle addosso, da che si erano trasferiti al mare.
Per non essere ostacolata nel corso delle sue ricerche, conscia com’era della sua disapprovazione, avvisò per ultimo il marito. Lui, infatti non le risparmiò le proprie critiche, quando lei lo mise al corrente della propria iniziativa. Lei però non si fece condizionare e restò irremovibile sulle proprie determinazioni.
Con il commercialista Gabriella sistemò ogni questione burocratica e si preparò all’apertura della boutique, che era collocata in ottima posizione: proprio sulla pedonale passeggiata del lungomare.
L’inaugurazione avvenne con l’inizio della stagione balneare e lei, elegante ed abbronzata, nel suo tubino color verde smeraldo, si aggirò allegra per il negozio ad intrattenere gli ospiti, che mai si sarebbe aspettata giungessero così numerosi. Unico neo: il marito immusonito e critico. Non se ne curò e posò a consolazione lo sguardo sui suoi ragazzi che belli e collaborativi, si destreggiavano tra gli ospiti, con grandi vassoi colmi di leccornie, seguiti da alcuni loro amici improvvisatisi, come loro, camerieri. Tra i tanti vi era pure Guglielmo, il commercialista, che non mancò di esternarle la sua ammirazione.
La nuova boutique decollò e le sue paure economiche cominciarono a svanire. I ragazzi presero l’abitudine, quando erano liberi da impegni di studio, di seguirla al negozio: la figlia perché il mondo della moda l’affascinava, il figlio perché…. era fucina di ragazze da corteggiare.
Se l’imprenditrice e la mamma si sentivano appagate, la moglie era sempre più delusa avendo definitivamente scoperto che Marco, oltretutto, aveva il vizio di bere. Fatto del quale si era già insospettita ai tempi delle tante cene “improvvisate” a casa loro. Il marito era però riuscito per parecchio tempo a tenerle celata la sua debolezza, in quanto di giorno non toccava né vino, né alcolici. Si ubriacava solamente la sera e quasi sempre in camera sua.
Il vizio di Marco degenerò e per conseguenza la vita in famiglia diventò particolarmente difficile. Suo marito polemizzava su tutto e, spesso e volentieri, le notti trascorrevano insonni tra una discussione e l’altra. Fatalmente tale atteggiamento condusse la coppia ad una rottura e lui andò a vivere in uno degli appartamenti del complesso che stava terminando. Moglie e figli gli stettero comunque vicini e, dopo molte insistenze riuscirono a convincerlo a ricorrere ad un centro per alcolisti, partecipando pure alle riunioni che coinvolgevano i parenti. Tutto invano, Marco non venne fuori dal suo “male” ed anche la sua salute cominciò a vacillare a causa di una forma di cirrosi epatica che gli venne diagnosticata.
Nonostante la problematica famigliare Gabriella non desistette mai dall’occuparsi quotidianamente del negozio che stava dandole, invece, notevoli soddisfazioni perfino nella stagione invernale. Il successo era dovuto anche al fatto che era riuscita a creare una sua piccola linea di moda, se così si può definire, con un gruppo di sarte che cucivano esclusivamente per lei i modelli da lei stessa disegnati e che erano destinati anche a donne non propriamente….. in linea.
La vita di Gabriella, in qualche modo, era pianificata…. Però…..
Un giorno, portò della documentazione a Guglielmo e pranzò, come di consueto con lui, perché nel trascorrere del tempo erano divenuti amici. Lui sapeva di lei patemi e gioie e altrettanto lei di lui. Durante il pranzo lei raccontò che prossimamente avrebbe dovuto andare un paio di giorni a Firenze per vedere dei fornitori e Guglielmo, che pure doveva andarvi per sue incombenze, le propose di fare il viaggio insieme. Si accordano quindi per una data favorevole ad entrambi.
Il percorso di circa 150 chilometri, trascorse in cameratesca e piacevole chiacchierata, come solitamente accadeva tra di loro. In città raggiunsero l’albergo del centro prescelto, prenotarono le camere e si salutarono, dandosi appuntamento per cena. Allorché s’incontrarono e sedettero a tavola, uno strano silenzio s’impossessò di loro: pareva non sapessero più che dirsi!!
Nel dopo cena camminarono all’infinito per il centro storico che, forse complice, permise loro di confessarsi che la loro amicizia, non era più solo tale: si era trasformata in un sentimento più profondo. Fu così…. che una delle camere prenotate rimase deserta.
Accadde quindi che…
Guglielmo, che al momento viveva con sua moglie per semplice abitudine ed era ricambiato di medesimo sentimento dalla stessa, affrontò immantinente la situazione rendendole noto che intendeva interrompere il loro matrimonio. La moglie corse subito da un avvocato. Non era più interessata a lui, ma, come solitamente accade, non aveva alcuna intenzione di abbandonare la “posizione sociale” che manteneva. In certi casi il denaro fa miracoli e lo fece anche nella trattativa di separazione tra loro due. Guglielmo lasciò quindi la sua casa (che con gli arredi ed altro, sarebbe stata assegnata alla moglie) ed andò ad abitare per conto proprio… in attesa di Gabriella.
Gabriella, invece, fu travagliata da innumerevoli sensi di colpa, si sforzò perfino di non vedere più Guglielmo. Poco dopo il suo ritorno da Firenze, tra l’altro, a seguito della malattia contratta, era venuto pure a mancarle il marito.
Nella gran confusione mentale del momento, la sua convinzione era che avrebbe proseguito la sua vita dedicandosi alla propria attività ed ai figli.
“Mai dire mai”….. un’alba estiva l’accolse seduta sul molo, con le onde a battere contro gli scogli sotto i suoi piedi penduli: aveva trascorso la notte svolgendo la matassa della propria vita.
Fu terapeutico: azzerò i sensi di colpa…. in favore dell’amore, in favore di se stessa. Tornò a casa con gli abiti umidi di salsedine ed infreddolita, ma diversa. Abbracciò i figli e parlò finalmente di se a loro. Terminò affermando: sono innamorata! I ragazzi, le dissero solamente: questa casa é aperta anche per Guglielmo!.
E così avvenne.