Marisa perseguitata dallo stalking
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Marisa, una signora quarantenne che abita in un paese della provincia torinese, allorquando attese la prima bimba decise di lasciare il suo lavoro in città per dedicarsi alla famiglia. Poi arrivò la seconda e non ebbe più tempo e modo di pensare ad un lavoro fuori casa.
Ma i bimbi crescono …. per cui Marisa, quando le sue due bambine cominciarono a frequentare la scuola, sentì l’esigenza di rituffarsi nel mondo lavorativo, tanto più che la suocera, abitando nella stessa casetta, si rese disponibile a supportarla nell’accudirle.
Esclusa la possibilità di trovare un impiego nei pressi di casa per le poche aziende che ci sono, e meno che mai una che le permetta di mettere in pratica il suo diploma di ragioniera, si attiva con domande a società poste in zone limitrofe.
Passano vari mesi nei quali Marisa fa un certo numero di inutili colloqui, poi fortuna vuole venga chiamata da una società di media grandezza che risponde perfino ai suoi desideri perché cura la contabilità di varie aziende, ed inoltre ha il vantaggio di trovarsi a metà strada tra il suo paese e la città.
La novità del lavoro muta i ritmi di vita della donna, ai quali però lei si adegua con facilità ed entusiasmo. In breve si ritrova anche ad occupare un posto di maggior responsabilità, in quanto il capo ufficio, stante il fatto che la sua segretaria deve assentarsi a breve per maternità, fa istruire da quest’ultima Marisa alle sue mansioni.
Con il nuovo incarico a Marisa capita spesso di posticipare l’uscita dall’ufficio, e le capita pure quella volta che, ormai buio, cerca di mettere in moto l’auto e questa non ne vuole sapere di partire. Mentre si domanda come farà a tornare a casa, arriva il capo ufficio a prendere la propria vettura e, vedendola in difficoltà, si offre di darle un passaggio.
Certo è che Marisa non si sarebbe mai aspettata che quel tarchiato signore ultra cinquantenne dall’aria solenne, fermasse l’auto in un buio parcheggio e le dicesse che si era innamorato di lei e cercasse furiosamente di baciarla!
La donna è sconvolta dall’accaduto; quando però arriva a casa accampa ad un mal di testa il suo stato e non racconta nulla al marito.
Il mattino dopo il funzionario la tratta con distaccata cortesia, pertanto lei si tranquillizza e pensa abbia compreso il suo diniego e tratte le debite conclusioni.
Ma non è così! Infatti, quando la sera esce dall’ufficio e sale sull’auto già riparata dal piccolo guasto, l’uomo, che lei non aveva sentito arrivare, apre bruscamente la portiera della sua macchina e, farneticando parole d’amore frammiste a sconcezze, le rammenta che non desisterà dal suo proposito di “averla”.
Ogni sera e per vari giorni altre sceneggiate si ripetono. Poi smette di seguirla e per contro puntualmente ogni mattina per circa tre settimane, le fa recapitare in ufficio enormi mazzi di rose rosse, senza alcun biglietto d’accompagnamento. Marisa però sa che sono del capo ufficio perché ha il cellulare invaso di suoi messaggi deliranti che, tra l’altro, l’avvisano dell’arrivo dei fiori.
Fiori che la mettono anche in grave disagio con le colleghe, che fantasticano lei abbia un amante … e cercano di farsene raccontare la storia.
Le rose rosse lasciano poi il passo alle rose gialle, e lui dal suo cellulare le scrive che la odia. Dopo di che cambia ancora registro: s’apposta nei pressi del supermercato dove la donna d’abitudine si ferma a fare la spesa e, come il solito, l’importuna.
Oramai Marisa è in uno stato tale di prostrazione e di ansia che sta male anche fisicamente, tant’è che marito e suoceri cominciano a preoccuparsi e, pensando sia stressata per il super lavoro, cercano di farle intendere di tornare a fare solamente la mamma. Ma lei non vuole gettare la spugna, in quanto il lavoro le piace e con le colleghe si trova bene, e sta maturando l’idea di recarsi dalla titolare per parlarle della sua situazione. Al passo però è trattenuta dall’alterigia con la quale l’efficiente signora tratta gli impiegati.
Marisa ragiona pure che deve risolversi a raccontare il segreto che la tormenta al marito, per cui una sera, messe a letto le bambine, glielo rivela.
Marco, anche se irritato di non essere stato messo al corrente dei fatti fin dall’inizio, la rincuora e l’incoraggia che denunci la situazione alla titolare, senza preoccuparsi delle conseguenze. Ed a proposito di denuncia le consiglia pure di farne una ai Carabinieri … e per stalking (!!), visto che la legge é uscita da poco
A lui però quella soluzione non basta, vuole vedere in viso l’uomo che importuna e offende la sua donna, ma non lo dice a Marisa.
Rassicurata dall’appoggio del marito, il giorno appresso Marisa va a bussare alla porta dell’ufficio della titolare dell’azienda. Contrariamente alle sue aspettative la signora l’accoglie con cortesia e l’ascolta attentamente, interrompendola ogni tanto con la richiesta di spiegazioni circostanziate. A racconto concluso le palesa tutto il suo sdegno nei confronti del capo ufficio e le domanda se intende sporgere denuncia nei confronti dell’uomo. Marisa dichiara che il marito lo vorrebbe, ma lei preferisce evitarlo non avendo alcun desiderio di salire alle cronache del pettegolezzo, certa com’è che si risaprebbe in giro.
La titolare, altrettanto preoccupata se pur per altre ragioni, per i risvolti che potrebbe prendere la faccenda, é soddisfatta delle remore di Marisa, per cui, congedandola sollevata, la rassicura che sistemerà lei la questione col suo superiore. E poi parte per Milano dove ha un appuntamento.
Durante la giornata, come il solito, Marisa é subissata di messaggi del capo ufficio sul proprio cellulare.
Frattanto Marco, che non aveva desistito dalla sua idea d’incontrare l’uomo che importuna così pesantemente la moglie, forte dall’averne saputo le abitudini dai racconti di Marisa, verso il tardo pomeriggio si posiziona con l’auto nel parcheggio davanti all’azienda, in attesa che questi esca dall’ufficio.
E’ quasi buio quando, finalmente, vede l’uomo inoltrarsi nel parcheggio e celarsi dietro un furgoncino proprio accanto all’auto di Marisa.
Come lo vede in Marco si scatena la furia: esce dalla propria vettura e, trasgredendo ai suoi principi che inneggiano al dialogo e bandiscono la violenza, corre verso di lui e, con la forza delle proprie maniabituate a coltivare i prodotti della terra, lo agguanta e gli sferra un pugno in pieno viso, così potente che il bel tomo vola a terra rovinosamente.
Marisa esce a sua volta dall’ufficio proprio mentre si svolge la scena e se pur spaventata …. riflette che avrebbe dovuto raccontare prima le sue angustie al marito.
Il giorno successivo il funzionario si presenta in azienda con un’enorme cerotto su una guancia, dal quale un livido esce a salire fin sopra l’occhio.
Per l’uomo però non è finita lì perché la dirigente lo chiama nel proprio ufficio …. E quando lui esce, chiama Marisa per dirle che le sue pene sono finite.
Il giorno dopo l’annuncio ufficiale é che il capo ufficio, per “motivi personali”, ha chiesto il trasferimento in una sorta di consociata (che ha sede ad una cinquantina di chilometri di distanza)!!
Torino, 13 febbraio 2012