LILA, CALEIDOSCOPICA SIGNORA, DALLA FAMIGLIA ALLARGATA
Si parla di “famiglie allargate”? Ebbene leggete un po’ come la donna di cui andrò a narrarvi ha vissuto, sta vivendo, la propria vita.
Lila è una signora che, ho avuto occasione d’incontrare varie volte, diversi anni fa, allorché mi capitava abbastanza di frequente di andare a Milano con un treno mattutino e poi non la incontrai più per sette/otto anni. Finché, in un bel giorno, di tempo inclemente, di inizio d’anno, un po’ indolente e un po’ seccata, brontolante alle nuvole grevi di pioggia mi ritrovo ancora alla stazione Porta Nuova di Torino, in attesa del treno per Milano quando, all’obliteratrice, mi compare accanto la sua nota figura. Muto d’opinione: il percorso fino al capoluogo lombardo non potrà che essere gradevole. I colori di una giornata, si sa, possono variare a seconda di chi ti trovi di fronte.
Molto più adulta di me, elegante, salace, brillante; potrei dare molti aggettivi in sinonimo, sulla persona della signora Lila che, quando mi accadeva di viaggiare con lei, mi faceva ignorare l’intenzione di estrarre dalla borsa, pratiche da riguardare, o libro da leggere, per apprestarmi al gioco dilettevole del colloquiare con lei.
Ed ora eccola lì, sempre gioiosa, sempre lavorativamente impegnata, nonostante le sue diverse primavere portate, “senza ritocchi”, splendidamente. Un abbraccio veloce e via a raggiungere la carrozza che ci ospiterà: il treno è in partenza. Pia illusione trovare due sedili un po’ riparati per chiacchierare in santa pace. Da qualche anno in prima classe, c’è più gente che in passato. Motivazione è che in molti abbiamo optato per la prima perché la seconda è diventata, a quell’ora, non dico impraticabile ma fastidiosa ed imbarazzante sì. La causa sta nel comportamento, chiamiamolo, “disinibito” di gruppi di “signorine”, che fanno il mestiere più vecchio del mondo, le quali prendono il treno per recarsi al “lavoro”, scendendo un po’ qui un po’ là, lungo la tratta, senza prima difettare dal mostrare le loro grazie in modo plateale agli uomini presenti nonché, alle volte, pure… mutar d’abito, tranquillamente, in pubblico.
Lila ed io ci sistemiamo pertanto su due sedili fronteggianti accingendoci ai soliti discorsi ascoltati, per forza di cose, dai vicini, a cui eravamo abituate già durante i nostri precedenti incontri. Questa volta, però, decidiamo di colmare gli anni trascorsi, con un incontro finalmente riservato per l’ora di pranzo. Però, però, entrambe nella città meneghina ci andiamo per lavoro, con degli appuntamenti da rispettare e la pessima abitudine di utilizzare pure l’orario del pranzo…. per lavorare. Risolviamo, per una volta, di soprassedere agli scrupoli e, cellulare alla mano, componiamo ognuna un numero telefonico, negandoci a chi avremmo dovuto vedere. Alla stazione Centrale di Milano scendiamo, per salire su due taxi diversi, con la promessa di ritrovarci più tardi al ristorante.
Con il menù tra le mani osserviamo che è la prima volta che ci accade di provare la libertà di sciorinare parole… non ascoltate da altre persone. Discorriamo allegramente di tutto un po’, e poi, d’improvviso, il mio interloquire diviene solamente più qualche punto di domanda, il resto è ascolto attento delle sue parole, per non smarrirmi nei meandri infiniti del racconto della sua vita passata.
La mia poliedrica amica mi ha talmente sorpresa col suo arruffato passato che, al momento del commiato, non posso far a meno di domandarle se sarebbe infastidita di leggere una sintesi della sua “caleidoscopica storia”, sul giornale del club che frequento e lei, sorniona, ma anche un pochino civettuola: scrivila, scrivila…
Lila ai tempi della sua frequentazione universitaria si appassionò alla storia russa, non le bastava leggerla in italiano, voleva imparare il russo, conoscere la Russia…. e correva l’anno 1952.
Tanto fece e disse che la sua famiglia, nonostante le pur comprensibili remore, si arrese, imponendole però una sistemazione in una famiglia della buona borghesia moscovita, moderatamente impegnata politicamente…. e poi si arrese ancora, accingendosi ad affrontare le immancabili critiche di parenti e amici.
La ventiquattrenne Lila (che ora di anni ne ha 80) inizia quindi la sua avventura ma è ben protetta dai suoi ospiti. All’inizio, ha difficoltà con l’ostica lingua, ma si applica ed in men che non si dica, con le nozioni portate dall’Italia, riesce ad integrarsi nei discorsi e soddisfare le sue molteplici curiosità. E, curiosando, curiosando, le capita di andare incontro anche ad un amore “bello da mozzare il fiato”, ricorda sorridendo: un giovane regista, del quale dice: “m’innamorai alla follia!”.
Visitano i musei ed i palazzi di Mosca e non solo. Lui le fa conoscere da vicino, palpabilmente, ciò che lei agognava di apprendere, ed il loro sentire comune, a livello intellettuale, li avvicina indicibilmente. Unico neo: che lui è sposato, ed ha un figlio piccino. Con naturalezza, lui, narra alla moglie le emozioni che lo coinvolgono, che lo trascinano verso la giovane bruna italiana e la moglie, invece di inveire, gli domanda, con altrettanta naturalezza, di conoscerla. Si vedono e, inaspettatamente per Lila, la moglie non pone resistenze, offre addirittura amicizia.
L’uomo torna libero abbastanza velocemente. Lunghissimo invece l’iter per potersi trasferire in Italia, per poter stare con Lila quale suo consorte ed espletare pure il suo mestiere di regista da noi. Finalmente arrivano tutti i documenti e si sposano. Ma… proprio a rilevare che le imprevedibilità nella vita non terminano mai, cinque giorni dopo essere convolata a quelle che credeva “giuste nozze”, Lila incappa in una persona che le fa comprendere quanto l’amore provato per il suo russo non fosse “il vero amore”, quello che le favole, e non solo le favole per fortuna, recitano “per tutta la vita”.
Quindi… altri accordi, fortunatamente, pacifici di separazione ed altri iter burocratici, lunghissimi da espletare, affinché la questione abbia a risolversi. Ed intanto… al mondo viene una bambina, ed intanto… in altrettanta serenità, il suo ex le confessa d’essersi scoperto gay. Stato del quale, vuoi perché avevano vissuto parecchio lontani l’uno dall’altra negli anni del loro rapporto amoroso, non solamente per la distanza tra Italia e Russia, ma anche per i necessari visti d’ingresso. Vuoi, soprattutto, perché il loro rapporto era stato sì “un folle amore”, ma basato soprattutto sull’intesa intellettuale, sta di fatto che lei mai aveva sospettato il suo stato. Dopo la fine dell’amore era divenuto il suo migliore amico e tale, pensò allora, rimarrà per tutta la vita…. e rimase.
E….gli anni passano, dieci sono infatti quelli occorsi a Lila per risolvere il suo matrimonio italo-russo con tutte le trascrizioni, nonché un annullamento invocato per la motivazione appena riportata. Dopo di che… convola finalmente a “giuste nozze”, con l’uomo di cui mi parla con somma ironia ed affetto, a sinonimo della solida intesa che li accomuna ed accanto a loro, al momento del “si”, c’era anche la loro bimba ormai grandicella.
E… come mai sostengo che Lila vive “una famiglia allargata”?
Ecco: il singolare sta nel fatto che, la caleidoscopica signora vive la propria vita, naturalmente con la sua famiglia attuale, ma non ha mai abbandonato i suoi affetti precedenti. Condotta condivisa dall’attuale marito, il quale avendo una visione altamente aperta sui fatti dell’esistenza, le ha sempre consentito di “coltivare” il suo passato, col quale, pure lui, ha instaurato un’ottima relazione.
E’ rimasta, sono rimasti, pertanto, in ottimi rapporti col suo precedente sposo, con la precedente moglie del suo precedente uomo e col figlio di questi ultimi, nonché nipoti e pronipoti. Per loro è normale spaziare in case aperte, ovviamente in reciprocità: a Mosca dal suo ex, a San Pietroburgo dalla ex dell’ex, a Parigi dal figlio dei due ed in un paese nei dintorni di Parigi, dalla figlia di quest’ultimo, appena divenuta mamma per la seconda volta e... mi diceva Lila, che, soprattutto quando arriva il periodo delle Feste, “é sempre un gran traffico per cercare di riunirci tutti!”.
E… chi scrive, nulla chiosa, semplicemente racconta i mentali appunti.