“FESTA DELLE VIOLETTE”

a

TOURRETTES SUR LOUP

 in  Provenza

 

Dal 3 all’8 marzo 2010

 

Mercoledì 3 marzo

Sono circa le 15,30 e la neve, a grandi falde, cade sul tergicristallo del camper: stiamo salendo verso il Col di Nava.

Figuriamoci se Miki va a Diano Marina percorrendo tutta l’autostrada!! Ed ha avuto ragione lui, perché lo spettacolo per la strada, praticamente deserta, è veramente incantevole, è da poco dopo Ormea che nevica.

Abbiamo lasciato Torino sotto la pioggia ed eccoci qui, ancora innevati: quante volte abbiamo visto la neve in quest’inverno! Neve che continua a cadere anche al di là del colle, per diversi chilometri, mentre scendiamo verso la Liguria.

Le previsioni sulle condizioni climatiche dei giorni a venire sono pessime, così come è stato pessimo il tempo nei giorni addietro, per cui alcuni amici che avrebbero avuto desiderio d’intraprendere il viaggio con noi, verso la Provenza, hanno preferito desistere.

Arriviamo a Diano Marina, ove ci fermeremo fino a domani, ed il tempo rischiara. Incontriamo Milena e Mauro che vi sono giunti da qualche giorno, ed Adele e Silvio, che stanno completando il loro svernamento. Ritroveremo pure Tino che, gentilissimo, andrà di corsa a stampare una fotografia da donarci, in ricordo di un nostro incontro alla “Fiera del tartufo” a Montechiaro d’Asti dello scorso autunno.

Giovedì 4 marzo

Si passeggia e discorre con gli amici, mentre il tempo volge al bello.

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Taggia per ritrovarci con Secondina ed Antonio che arrivano da Torino e Clelia e Mimmo che, a loro volta, giungono da Novara. Passiamo la serata in compagnia, contandocela e facendo progetti per i giorni successivi.

Venerdì 5 marzo

Alle 8,30 si mettono in moto i camper: il sole risplende. Prendiamo l’autostrada fino a Ventimiglia, da dove usciamo perché intendiamo percorrere la Costa Azzurra, con calma, assaporandone i panorami: Menton, Montecarlo, Monaco, Eze, Villefranche, Cap Ferrat, Nizza, per la Promenade des Anglais, fino all’aeroporto, Cagnes sur Mer e c’inoltriamo sulla provinciale per Vence.

Dalla provinciale appare, bastionato, il paese di

SAINT PAUL DE VENCE

Vi fosse un ponte ci arriveremo in un attimo, ma… non c’è, e forse non lo faranno mai, ed é sperabile, perché è troppo bello vederlo così: sorgere dalle gole fitte di vegetazione.

Per arrivarci occorre entrare in Vence, che è deliziosa nella sua eleganza. In pochi chilometri siamo al parcheggio (gratuito) di fronte al Museo di Arte moderna di St. Paul.

Come ci fermiamo il cielo si oscura e si mette a piovere: è l’ora di pranzo. Assolviamo al desco ed il tempo migliora, tanto che porteremo a passeggio gli ombrelli, allorché usciremo per andare in visita.

Proprio davanti al nostro camper campeggia una “composizione di contrabbassi”, con diverse statue, che fanno da cornice al Museo.

 

 

 

 

 

 Quattro passi e ci troviamo in vista del borgo, che, già fortificato nel medioevo, ricevette, per volere di Francesco I°,  una nuova e possente cinta bastionata nel 1537, la quale fu ancora rinnovata da Vauban.

 

 

Mura che sono percorribili attraverso il giro di ronda, ma che noi, per carenza di tempo, trascuriamo come trascuriamo di andare a vedere la Fondazione Maeght, che contiene opere di Chagall, Mirò, Kandisky, Matisse, solo per citarne alcune.

Ci accontentiamo di percorrere il borgo, ammirandone gli scorci, che sono ancor più affascinanti, per le tante statue e sculture che scopriamo un po’ qui, un po’ là.

 

           

Rientriamo in Vence, ed in pochi chilometri, percorsi su una strada fitta di boschi,  siamo a

 

TOURRETTES SUR LOUP

 

Tourrettes é il luogo dove, circa un secolo fa, le violette hanno scelto di fiorire, ed ancora oggi la coltivazione di questo fiore delicato costituisce una delle principali attività. Da qui l’essere nota come la “città delle violette”.

I fiori di violetta vengono canditi, mentre le foglie sono vendute alle profumerie della vicina Grasse per l’estrazione dei profumi.

La città di circa 4000 abitanti che si trova a 400 slm., si affaccia su una gola. Famose sono le sue “Gorges du Loup”, che di qui dipartono. E famose sono le sue terrazze a giardino dove vi sono sì le vigne, ma anche coltivazioni di grano, lenticchie, gelsomini, arancio amaro, rose e, naturalmente, tante tante violette.

 

 

 

Tourrettes fin dal 1925 fu apprezzata dai cineasti. Da allora divenne luogo d’incontro di musicisti, pittori, scrittori e poeti, e parecchi di loro l’hanno eletta quale soggiorno estivo.

Varie sono le gallerie d’arte e varie le botteghe di artigiani di qualità nelle sue caratteristiche viuzze, come i tessitori, i quali vi si stabilirono fin dagli anni ’50. Proprio in uno di quei negozietti dalla bassa volta, Secondina trova l’ispirazione per confezionare i confetti per la prima Comunione della sua nipotina.

La città ha una storia travagliata, in quanto, seppure il sito fosse propizio alla difesa, collocato su in alto com’è, fu terra di conquista e, per vari secoli, la sua storia fu scritta nel sangue. Ad iniziare dall’invasione dei Barbari, Visigoti, Unni, Franchi, Longobardi e Saraceni, che la fortificarono, fino alla Rivoluzione francese, che vide il marchese De Villeneuve fuggire attraverso il sotterraneo del castello ed essere poi rintracciato ed ucciso a Ventimiglia.

Fino alla Rivoluzione francese il villaggio ebbe a mantenere il nome di Tourrettes Lès Vence, dopo prese il nome attuale, che è dovuto al nome del corso d’acqua che delimita il comune e Loup (lupo) perché la valle in cui esso scorre era infestata dai lupi.

Giungiamo in città e ci sistemiamo praticamente ai suoi margini, in un parcheggio deputato, per l’occasione della “Fete de le violettes”, ai camper (in tutto, con noi, saremo una decina). Costo: venti euro dal venerdì alla domenica.

C’è un sevizio ed una spartana canna per l’acqua. Il guaio è che una parte della sosta l’hanno sistemata all’ultimo momento con del terriccio ghiaioso rossastro, e con la pioggia caduta in questi giorni, il terreno é un po’ troppo “morbido”!! Però siamo camperisti di lungo corso, per cui i nostri uomini risolvono allegramente la questione.

Nel tardo pomeriggio arrivano Mariangela e Aldo, ed in prima serata Ida e Sergio col nipotino Filippo. Ci siamo quasi tutti, domani ci raggiungeranno ancora Marina ed Enrico.

Si cena in compagnia e…. viene notte.

Sabato 6 marzo

Il sole risplende ed andiamo in esplorazione del villaggio medievale che ci viene incontro circondato da pareti rocciose e gole profonde.

 

 

L’ampia ruota di ferro, che segue in fotografia, sta a dire che vi era una debole portata d’acqua a causa del dislivello in cui la città è posta. Essa azionava un frantoio e ve sono altri due nel basso a testimonianza dell’importanza che aveva, nel diciannovesimo secolo, l’oleicoltura.

 

  

Deviamo dalla Route de Vence, dove stiamo camminando per andare a vedere il lavatoio che é alimentato da acqua di sorgente e che si trova addossato ad una grotta.

 

           

Entriamo in place De la Liberation, la piazza centrale, dove spicca la porta dell’orologio del campanile. La porta è stata per lungo tempo l’unico ingresso al villaggio fortificato.

 

 

 

Sempre sulla piazza c’è la chiesa di San Gregorio del XII° secolo, in stile romanico con l’ingresso in stile rinascimentale, ricostruita con gli stessi materiali nel 1551, fu ancora ristrutturata nel 1861.

 

 

C’inoltriamo attraverso detta porta per la Grand Rue,  in un dedalo di viuzze, pure a gradini, con scorci….che catturano.

 

 

Ci affacciamo agli stupendi punti panoramici dalle mura di ronda e torniamo nei vicoli per giungere al castello che, durante il periodo Napoleonico, era stato trasformato in ospedale per i feriti dell’Armata d’Italia. Ora é sede del Municipio. Al piano terreno vi è una mostra dedicata allo sport, che comprende pure una serie di fotografie delle precedenti edizioni della “Festa delle Violette”. Vi entriamo dal lato del cortiletto.

 

 

Torniamo sulla “place de la Liberation”, dove vi é il mercato artigianale. Vi sono pure tanti  banchi  di espositori di prodotti locali, che colmano la piazza con tante goloserie e col mercato artigianale. Per la mia (ma anche degli altri!!) golosità, c’è pure chi ha attrezzato un piccolo forno, nel quale sta cuocendo della farinata. Decretiamo sia un ottimo modo per prendere l’aperitivo e la farinata non ha nulla da invidiare a quella ligure.

Torniamo al camper per il pranzo e, frattanto, giungono Marina ed Enrico.

Con le fila ingrossate, ripartiamo per il villaggio con meta  la “Bastide aux violettes”, inaugurata nel 2008. La casa della violetta narra la storia del fiore nelle sue varie produzioni.

 

 

 

Sono visitabili pure i campi e le serre delle violette, che però troviamo già un po’ spelacchiate: sarà che ne hanno raccolto a quintali per la festa di domani?

 

 

 

Ed in quattro (in pessime smorfie) c’immortaliamo sotto il cartellone pubblicitario!!

 

 

Terminata la visita, giroliamo ancora un po’ per il mercato artigianale a fare acquisti e…. mentre attendiamo la cottura della farinata per la merenda (!!) qualcuno di noi fa pure due salti con l’animazione di un complesso jazz.

Viene l’ora della cena e torniamo al parcheggio.

La serata è uno spettacolo fantasmagorico di stelle. Col naso all’insù ed imbacuccati, torniamo nel borgo perché lo vogliamo vedere in notturna.

 

 

 

E’ così intrigante passeggiare nel borgo medievale, nel silenzio assoluto, scandito solamente dai nostri passi e le nostre voci! Non c’è, infatti, anima viva per i vicoli, resi ancor più suggestivi dalla luce dei lampioni.

Osserviamo che qualche negoziante ha già appeso i famosi quadri fioriti e cerchiamo di capire, da vicino, come fanno a confezionarli.

Stiamo ancora un po’ a guardar le stelle nel cielo terso, dal parcheggio dove siamo in sosta, rispolverando il nostro sapere in materia, e poi la stanchezza perviene: tanti sono stati i passi giornalieri.

Domenica 7

La mattina alziamo gli oscuranti e….. stupore: nevica! Una nevicata che però non si ferma a terra.

Ci armiamo di scarpe adatte ed andiamo ancora verso il villaggio. Stanno arrivando moltissimi pullman, parecchi dall’Italia, alcuni dei quali fin dal centro Italia.

La festa delle violette è famosa, attira sempre moltissima gente, ci dicono. Le strade sono gremite di folla e molti parlano italiano.

Come per una magia notturna la “porta dell’orologio” è fiorita.

 

 

 

Tra le case di pietra, sono comparsi gli addobbi. Un profluvio di fiori diversi, con le immancabili violette stanno a comporre le sagome costruite a griglia rendendole floreali e belle.

  

                         

Alle 14,30 inizia la sfilata dei carri, che parte proprio dalla base del parcheggio dove siamo….. ed il nevischio smette di cadere.

Che fortuna per il pubblico, ma soprattutto per chi ha avuto tantissima pazienza ad allestire le tante griglie con un fiore dopo l’altro infilato a costruire i disegni voluti! Ed i fiori non sono neppure provati dalla neve che hanno fatalmente preso.

 

 

Quattro giri dei carri della Place de la Liberation concludono la sfilata, dopo di che inizia la “battaglia dei fiori”, cioé i figuranti lanciano i fiori alla folla e la folla “aiuta” a smontare i carri…. alacremente.

Conclusione ce ne torniamo ai camper con le braccia colme di fiori di ogni tipo!

Molto carina questa “festa”, non è pomposa, è assolutamente di tono casareccio, semplice, campagnola, per il gusto di stare insieme allegramente.

Alle 17 i due piazzali poco discosti dal nostro, l’uno saturo di pullman e l’altro colmo d’auto sono già vuoti. Pochi i camper erano, ed ancor meno restiamo la sera. Debbo dire che ci è molto piaciuto essere in pochi, pareva d’essere tornati in dietro nel tempo, quando una decina di camper rappresentavano già una folla e la gente ci guardava curiosa e cordiale, esattamente come è stato a Tourrettes.

Ci sfidiamo a pinnacola e poi a nanna.

Lunedì 8 marzo

Oggi il tempo è decisamente migliore di ieri.

Oggi è anche la “festa della donna” e noi donne abbiamo tanti fiori colorati nei nostri camper da proteggere per il viaggio perché i motori si accendono per il ritorno.

Decidiamo, se pur sarà più lungo il percorso, di tornare ancora per statale, facendo il lungomare, per godere ancora del panorama.

Pranziamo in Italia, a San Lorenzo. Una breve passeggiata ci conduce fino in riva mare a prendere il caffè, attraversando un altro borgo carino e solitario, colpito dal vento.

I motori ronzano: Imperia, su su per il Nava, autostrada a Ceva ... e << è stato bello stare insieme durante questa vacanza >>, ci diciamo al cb salutandoci, a mano a mano che ognuno di noi prende l’uscita autostradale per casa propria.

Torino, 14 marzo 2010

 

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