“DROGHE”,   DROGHIFICIO,   DROGHERIE

 

 La cucina italiana è una fonte inesauribile di ricette e nella tipologia c’entrano a variegarla: il clima, i costumi ed in alcuni casi la configurazione geografica. Mettici la passione, sia al femminile che al maschile, di cucinare i tanti e meravigliosi frutti della nostra terra, Il risultato è che non esista casa senza una nutrita fornitura di ricette scarabocchiate al volo su foglietti, in aggiunta ai più seri ricettari, ad indicare come li si debba cucinare.

In contrapposizione a queste allettanti tendenze, vi è una parte di popolazione che ricorre ai cibi surgelati o comunque già pronti che prolificano sui banchi dei supermercati, caldeggiati dai media, con pubblicità  massiccia e  mirata, tesa a pilotare gusti e scelte gastronomiche.

E’ di questi tempi, però, più che del passato, la sensibilizzazione al prestare attenzione alla salute, basandola sull’alimentazione per cui la tendenza verte sempre più sul “come” si cucina e “che cosa” si cucina. In queste settimane si è pronunciato pure in tal senso l’ex Ministro della Salute, prof. Veronesi, il quale ha asserito che una cattiva alimentazione è più dannosa dell’inquinamento atmosferico. Ed un coro di nomi altisonanti l’ha seguito in conferma.

L’occhio deve essere quindi attento nella ricerca del prodotto veramente genuino e gli alimenti devono essere poveri di grassi se ci si vuole mantenere nei parametri del “vivere sani”.

Bandite quindi, o quanto meno di molto ridotte, le vecchie abitudini che volevano i cibi molto conditi, ormai si parla di cucchiaini di olio - che deve essere extra vergine di oliva - ed il burro, del quale se ne faceva largo uso, quasi è stato eliminato.

Dietologi e nutrizionisti consigliano un uso limitato di proteine animali, raccomandano il pesce più volte la settimana, nonché un maggior consumo di cereali, frutta e verdura. La nostra cucina mediterranea nella sua semplicità, pertanto, pare vinca ancora di gran lunga sulle altre, per cui a noi dovrebbe essere sufficiente… rispolverarla.

Nella “polvere” ormai lasciamo le molte ore che  trascorrevano le nostre progenitrici ai fornelli a spignattare, ciò non toglie però che i manicaretti siano meno appetitosi. Abbiamo imparato, seguendo anche i dettami dei già nominati esperti, a sostituire i condimenti con le  spezie, che hanno il potere di “condire col sapore”.

Spezie che fin dall’epoca romana, venivano usate per curare, migliorare il gusto dei cibi e conservare gli alimenti ed erano costosissime, ciò in quanto il loro percorso era lunghissimo provenendo quasi tutte dall’Oriente.

E’ risaputo che una delle principali ragioni che spinsero Cristoforo Colombo ad oltrepassare lo stretto di Gibilterra, cercando la via più breve per raggiungere le Indie, fu proprio l’importazione delle spezie. Le Indie, si sa, non le trovò, ma scoprì l’America ed…. il peperoncino. Sarà perciò dal 1492 ... in poi, che le nostre papille gustative hanno cominciato piacevolmente ad “infuocarsi” col loro sapore piccante e terapeutico. Piccante che, uscito dalle pietanze, si è perfino intrufolato nella tazza della cioccolata. Afrodisiaco il peperoncino, energetico e stimolante il cioccolato .... bel connubio!!

In antichità le spezie erano così preziose, tanto da essere un vero e proprio status symbol, a solo appannaggio dei ricchi. Risalendo i secoli l’aura del lusso si appannò favorendone la diffusione anche ad altri ceti sociali, tant’è che già nell’ottocento nelle dispense europee, accanto al sale e lo zucchero presero stabile posizione: zenzero, noce moscata, cannella, pepe, chiodi di garofano ed altri consimili.

A proposito di pepe, parlando del secolo scorso, nel nostro Paese, i maggiori consumi erano collocati al nord. Il peperoncino imperava invece al sud ed ha risalito lo Stivale con l’immigrazione.

Ormai tanti vasetti di spezie colorate, cariche di profumo e piccante … mistero, non mancano più nelle nostre cucine ed il prenderne un “pizzico”,  da incorporare ai cibi, non sarà più un semplice gesto dopo aver visitato, durante il raduno che ho voluto chiamare: “Al profumo di spezie”. Raduno che ho programmato recentemente in Valle d’Aosta, a Champdepraz, in un “droghificio” che le produce: la “Via Delle Indie” di proprietà di un mio amico.

Colà, in materia, se lacune potessero essere esistite nei tantissimi camperisti ospiti che sono giunti (oltre 340 camper), sono state colmate. Ci siamo eruditi su radici, erbe e semi che dal nostro passato remoto sono giunte fino a noi. Su di esse tutto abbiamo imparato: provenienza, miscelazione, confezione ed uso. Con dovizia di particolari, si è altresì appreso come si preparano gli estratti per liquori e sciroppi, nonché l’avvincente percorso, sempre da terre lontane, dei vari semi nel presente. E se l’udito, durante la visita allo stabilimento, era impegnato nell’ascolto dell’affascinante narrazione del dott. Bellizia, che certo non si è risparmiato nei tanti percorsi di visita curati da lui personalmente,  l’olfatto si è stimolato con l’intensa, persistente e indimenticabile miscelanza di buoni aromi sprigionati dalle spezie, che nell’aria aleggiava.

Nei visitatori meno giovani l’essersi recati in un “droghificio” ha rimembrato le ormai scomparse “drogherie”, dove si vendeva di tutto un po’. Dai dolciumi, allo zucchero, passando per le bottigliette mignon di sciroppi (di cui si faceva collezione), ai detersivi e… “le droghe”.

All’epoca i prodotti confezionati non erano in uso e gli acquisti avvenivano a peso: grammi, etti o chilogrammi, a seconda del prodotto e poi incartati o inseriti in piccoli sacchettini. A proposito di carta, mi sovviene il ricordo della famosa “carta blu” nella quale si incartava lo zucchero. E….. di quella carta, quanti bambini di allora rammentano, di aver inalberato un “francobollo”, magari in fronte, di “carta da zucchero” imburrata? C’era la convinzione avesse il potere di far riassorbire gli ematomi!!

In allora erano sufficienti poche lire per acquistare un cartoccio di dolciumi che il negoziante, abilmente, confezionava lì per lì. Quale indefinibile sensazione di golosità in quegli ambienti, acuita dal profumo penetrante e speziato che vi regnava! E…. in quelle stesse botteghe le signore vi facevano anche salotto, perché coi negozianti di zona s’istaurava una sorta di confidenza che induceva al frequentare i loro negozi, anche senza necessariamente dover effettuare acquisti. 

Un lemme passato “al profumo di spezie” un tantino misterioso…. quale supermercato potrebbe mai proporcelo come “offerta speciale” ?!?!

 

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