ABITAR VIAGGIANDO

 Svariati sono i nomi, modelli e strutture, del veicolo che, uniformandosi all’esigenza di ognuno, consente di “abitar viaggiando”: camper, però, è comunemente chiamato quel mezzo che ha permesso al turista di scoprire la mobilità abitativa.

A bordo del camper s’individuano luoghi sempre diversi, sganciati da tutte quelle forme di strutture atte a dirigere e pilotare una vacanza: ogni sosta è pertanto fonte di interpretazione soggettiva.  

I camperisti, quegli esseri un po’ particolari, che hanno il gusto del viaggiare, che si avventurano al di fuori del proprio ambiente, che lo esplorano, che vi si adattano…. per poi spostarsi ancora, poco amano uniformarsi al pensare comune. La novità, il movimento, il vivere la totale immersione nei luoghi in cui si arresta il proprio “giocattolo viaggiante”, come amo definirlo, sono norma quasi sempre costante.

            Quante “soste” indimenticabili sono impresse nei miei ricordi!

Potrò mai dimenticare, in uno dei miei primi viaggi, il risveglio mattutino a rimirare il Tempio di Capo Sunio o quello di Poseidone in Grecia? O il Mont Saint Michel, lambito dalle acque, oppure essere sovrastati dalla Tour Eiffel (quando ancora si poteva parcheggiare ai suoi piedi)? O, ancora, essere sovrastati in Olanda, dalla Torre di Rotterdam.

Prepotente è il ricordo della magia di una “sosta” sull’alto della Valle di Goreme o a Zelve, in Cappadocia (Turchia), ad osservare la splendida geometria dei “Camini delle Fate”, incredibilmente affascinanti nella colorazione dei raggi solari nell’ora del tramonto.

E…. non è stato prezioso ricordo il  giungere in Finlandia a godere del cangiar colore dei tanti laghi, immersi nelle sterminate pinete, per poi salire ancora più su, a Nord, dove la…fermata successiva è il mar Glaciale Artico, per saggiare l’emozione del “Sole di Mezzanotte” dalla Rocca di granito di Capo Nord?

E…. dalla Piazza Rossa di Mosca, all’Ermitage di San Pietroburgo, alla nebbiolina dell’Atlantico in Portogallo, che tanto bene Trabucchi descrive nel suo “Sostiene Pereira” e tanto, tanto ancora…. sempre con l’entusiasmo della prima volta.

Quanto macinar chilometri ed incamerare esperienze, per ritornare  sempre in l’Italia, che, più la si percorre, più rimane fonte d’inesauribili scoperte.

 Innumerevoli le fermate, innumerevoli le emozioni: i ricordi paiono un fiume in piena…..

Però… io amo scoprire anche gli esseri umani, mi piace farne la conoscenza, trovo limitativo viaggiare senza “parlare” con la gente dei posti che visito, quindi se i luoghi possono essere, sia nei paesaggi che per l’arte, indimenticabili ed affascinanti, altrettanto sono i rapporti che si vengono a creare con le persone che i luoghi abitano.

Il “veicolo ricreazionale” con il suo insinuarsi tra le case, consente di apprenderne la quotidianità, con la complicità di una casuale “sosta”, come spesso accade. Come è accaduto spesso, a mio marito e me, e, finché ci ha seguiti, nostra figlia, di socializzare con persone, per il solo fatto di aver arrestato il mezzo alle loro abitazioni, in una piazzetta, su un lungomare… ovunque e non solamente in Italia. Ci è successo di ritrovarci seduti nei loro salotti a discorrere, per non dire perfino accomodati al loro desco, approntato con cura per noi “ospiti” (dai quali ho tratto dei racconti di “vita vissuta” o sono narrati nelle cronache dei viaggi). Quelle sono le occasioni in cui ancor più tristi sono i saluti…. col sapore dell’addio.

Il fenomeno del vivere in “plein air”, anche in Italia, si è consolidato sempre più e continua a crescere di anno in anno, con notevole rilevanza sociale, culturale ed economica.

I Comuni  a poco a poco hanno scoperto l’importanza del turismo itinerante, rendendosi conto che dove arriva questo genere di turismo, arriva denaro. A bordo dei veicoli ricreazionali, infatti,  vi sono famiglie, che  effettuano acquisti, si avvalgono dei ristoranti, compiono visite culturali, partecipano alle sagre, senza nulla richiedere alle Amministrazioni Comunali. La conseguenza è la sensibilizzazione di queste ultime che, sempre più spesso, si attivano a far sorgere nuove  aree di sosta, pronte ad accogliere i veicoli ricreazionali, anche se altre Amministrazioni, più ottuse, debbono ancora comprenderne l’importanza.                                         

E’ troppo se concludo dicendo che “l’abitar viaggiando” (che mi è consono da 36 anni) sia quasi da considerarsi come una filosofia di vita? E, sia detto per inciso, io rimpiango un poco il passato… quando il camper era un po’ “mosca bianca”.

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